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domenica 23 novembre 2008

La mia donnina di bronzo


-La mia donnina sta con me da solo un giorno e già mi conosce come da sempre.
Rischia la fonderia e non lo sa...-

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Questa donnina di bronzo è opera dell'artista Giampaolo Talani. Ora vive con me e mi tormenta l' esistenza...





lunedì 17 marzo 2008

Il profumo della fuga

- Gustave Courbet (Ornans 1819, Vevey 1877) "L'origin du monde, 1866 ".Museo d'Orseay Parìs-

I picchiatasti farebbero bene a leggersi con attenzione il libro di bitser prima di avventurarsi in cyberelazioni. Già parlai a lungo della folle discesa nelle terre di Mundo di folle bramanti passioni avatariche, ma ora si scopre che, secondo un sondaggio del tabloid «Sun», un inglese su tre ha iniziato una relazione via web. Al sondaggio hanno preso parte 4mila lettori chiamati a rispondere sugli usi e costumi della loro vita sessuale in questi tempi di Internet e affini. E proprio la rete è galeotta per un inglese su tre, che ha confessato di aver iniziato una relazione a sfondo sessuale grazie al web, mentre il 10% ha ammesso di essere andato a letto con almeno 11 partner incontrati online.

Non solo. Un quarto degli intervistati ha pure confidato di usare internet alle spalle dei rispettivi compagni e addirittura l’80% non si è fatto problemi nel raccontare di Sesso sempre meno «reale» Il denigrato pezzo del Corriere che racconta agli italiani la vicenda commenta che per stessa ammissione del giornale londinese, il quadro che se ne ricava è decisamente allarmante: "Negli ultimi anni si è assistito ad un cambiamento radicale nel modo di condurre le relazioni, con i cellulari (leggi sms ed mms) e la rete che hanno sostituito le precedenti forme di comunicazione e permesso una maggiore spregiudicatezza, avallata anche dall’anonimato (almeno nel caso del web). Si è trattato di un cambiamento sociale mai visto prima – si legge sul tabloid – per questo l’educazione sessuale dei giorni nostri deve includere necessariamente anche le regole per il sesso sicuro su internet e i consigli per aiutare quanti sono affetti da tale dipendenza a stare lontani dalle emozioni facili del web, per concentrarsi sulla vita reale, spostando l’attenzione sulle loro relazioni sentimentali".

A dimostrazione di quanto "pericolosa" possa essere la rete per la vita sessuale, il giornale pubblica la testimonianza di Catherine Shilton, una quarantasettenne di Wellingborough la cui vita familiare è stata completamente distrutta dalla scoperta che il compagno aveva una doppia vita su «Second Life». «Era ossessionato da una donna americana incontrata nel mondo virtuale e stava inchiodato al computer per ore. Hanno iniziato a fare “cyber-sex” e lui si vantava con lei di quanto bravo fosse a letto. Quattro mesi più tardi, ha prenotato un aereo per andarla a trovare. A quel punto, gli ho detto che era tutto finito. “Second Life” ha rovinato una storia d’amore di dieci anni e tolto un padre a un bambino di cinque».

Peggio per lei poteva staccare la spina del computer galeotto prima che il picchiatasti infoiato virtualannusasse il profumo della fuga mundana. Rileggetevi vecchie perle di saggezza e state sereni, se siete arrivati fino a qui ci siete dentro fino ai capelli.

martedì 4 marzo 2008

Scriveva quel bel tipo "dieci anni fa" ...

Nel monastero delle Oblate di Tor de' Specchi i diavoli, maligni e caprini, tormentano Francesca Romana. Gli assalti demoniaci sono affrescati in monocromia, mentre gli altri quadri che narrano la vita e i miracoli della santa sono coloratissimi. Soltanto le dannate visioni galleggiano sui toni del verde azzurrino e sembrano quasi essere generate da arcaici tubi catodici.
L'esperienza visionaria, per essere percepita nella sua alterità, deve passare attraverso una macchina di distorsione che la racconti. Il pennello dell'artista ha trovato un espediente assai efficace, ha fatto risucchiare i colori da un magma grigiastro. Inconsapevolmente è stato anticipato l'effetto di un vecchio schermo tv dove spicca senza equivoco il carattere allucinatorio o soprannaturale dei tormenti della mistica, rispetto alla sua vita pubblica rappresentata senza filtri e a colori. Reale e visionario, per essere raccontati con lo stesso strumento espressivo, debbono quindi avere spessori raffigurativi differenti.
Nel linguaggio dei fumetti, il balloon che racchiude un pensiero è graficamente tratteggiato in maniera differente rispetto a quello che contiene i dialoghi. Laddove infatti la comunicazione attiene al reale il contorno della cornice è più netto. La linea continua dell'ovale o del rettangolo delimitano le parole che i sensi possono oggettivamente percepire. La linea serpeggiante o tratteggiata della nuvoletta contiene invece il pensiero di un soggetto che gli altri possono soltantoimmaginare. Anche in questo caso attraverso codici differenti si cerca di rendere visibile il confine tra certo e incerto, tra verificabile e ipotetico.
Della vita e delle opere della santa patrona di Roma sono stati testimoni i suoi contemporanei; per vedere le sue battaglie con i diavoli occorre uno sforzo, un atto di fede. Attraverso le moderne macchine di visione, come il computer e il televisore, tale discriminazione tra reale e irreale (anche se possibile), sembra gradualmente perdere significato, si assiste a una graduale perdita del senso della realtà, o meglio alla distorsione della medesima. Alla naturale ricerca della verità tra le caligini fuorvianti del verosimile, si è sostituita la lussuria per il falso, l'artificiale o meglio il posticcio.
La cultura del «taroccato» rende possibile l'omologazione del gusto e dei beni di consumo voluttuari, quindi di conseguenza guenza sogni e visioni standard, uguali per tutti. L'originale vale per la sua unicità, la riproduzione in copie di minor valore moltiplica e inflaziona le categorie del bello, del raro, del ricercato, ma pure del trasgressivo e dell'orrido. Grande democrazia, ma fuga inarrestabile verso il culto della «patacca» persino nei nostri peggiori incubi; non a caso per ansie, depressioni, esaltazioni e paure c'è un'offerta massiccia di soluzioni chimiche (vedi Prozac, Viagra, ecc.) che presuppongono l'impossibilità di derive personali dalla norma. Nemmeno il piccolo lusso di essere tormentati da un demone a nostra misura come Francesca Romana: la legione è stata arruolata in massa dalla psicofarmacopea.
Se può capitare a chiunque di cedere di fronte a una falsa borsa firmata esposta in metropolitana, siamo parimenti tentati fortemente dall'esperienza del virtuale che si offre a ben più basso prezzo di quella umana di cui è una triste emulazione. Tutto sommato già nel vivere comune si è consolidata una consuetudine alla visione elettronica e al suo elevato tasso di simulazione. La familiarità diffusa con il personal computer, quale strumento di lavoro e di evasione allo stesso tempo, ha rafforzato l'idea di una corrispondenza tra i procedimenti di formazione del pensiero umano e quelli di una memoria artificiale.

Per l'uomo la memoria è sempre meno considerata un patrimonio perseguibile attraverso uno sforzo di apprendimento, di mediazione, elaborazione e conquista, ma piuttosto download velocissimo, riversamento automatico da una memoria comune a cui tutti possono accedere. L'importante è una parvenza di vissuto, un'apparenza appunto. Un vissuto fatto in serie, prevedibile e reiterato come un videogioco.
L'accezione attraverso la quale il termine virtuale ha iniziato la sua implacabile corrosione da abuso è quella che lo contrappone drasticamente al concetto di «virtuoso». Il mondo virtuale èl'universo dei sogni irrealizzabili, delle abnormità fascinose, della trasgressione più estrema, quindi è maggiormente carico di attese che di effettive uscite dal mondo. La virtù si pratica nelle azioni naturalmente condizionate dalle circostanze della realtà. Il virtuale è l'esercizio dell'attitudine alla distorsione del reale. Quindi il pulcino videogioco che minaccia la psiche dei bambini diventa «virtuale» quando è solo icona elettronica; le relazioni telematiche diventano sesso virtuale; l'appassionato di giochi elettronici come Doom o Mortal Kombat esprimerebbe nel virtuale la propria natura violenta e omicida.

In realtà sarebbe più esatto dire che si tratta di distorsioni di minor consistenza rispetto all'esperienza del reale. Emulazioni in pixel, in bit, in fotogrammi, in siliconi o in qualsiasi altro supporto sintetico tangibile o impalpabile. Una maniera, in fondo rozza, di dar materia ai nostri pensieri o allucinazioni, ma purtroppo senza arte né poesia.
L'attitudine a prediligere la riproduzione rispetto alla realtà porta paradossalmente pure a delle modificazioni all'istinto «alla riproduzione», che l'essere umano ha nel proprio patrimonio genetico, quando questo viene sopraffatto dall'anelito alla distorsione. L'uomo moderno (aggiungeremo occidentale) non mira più di tanto a costruirsi una speranza di sopravvivenza riproducendosi (vedi crescita zero), ma piuttosto distorcendosi. Tale atteggiamento deriva dall'istinto primario di conservazione che tracima intatto nella direzione di una memoria elettronica: unico e vero aldilà in cui si fondono tutte le speranze di eternità dell'era post-teologica e quindi tecno-metafisica.
Da tempo l'umanità più evoluta ha una sorta di assuefazione acquisita ad accedere senza stupore di sorta al paradiso della realtà virtuale. Si tratta soltanto di intendersi sul significato che vogliamo attribuire a tale definizione. Esiste una sproporzionata ipervalutazione dell'esperienza di virtual reality (VR) intesa come immersione sensoriale in raffigurazioni generate da un computer. Questi universi nella vulgata giornalistica divengono sovrapponibili per qualità d'esperienza alla vita reale; si considera relativamente il fatto che senza le ínterfacce più sofisticate in fondo la VR altro non è che un filmetto nemmeno troppo coinvolgente. Dato per certo che al momento, realisticamente, la sinestesia artificialmente ricostruita non è certo un'esperienza alla portata di tutti, resta il grande fascino illusorio che la parola virtuale esercita nei mezzi di comunicazione di massa. È definita virtuale ogni attività di ricerca, incontro, elaborazione che si possa effettuare in rete. Il coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore, il senso di realtà che automaticamente si attribuisce all'irreale teatro della televisione è invece di gran lunga più sintomatico dell'esperienza virtuale di una qualsiasi navigazione in Web o di un incontro in una chat testuale.

Singolarmente una semplice fotografia, solo perché inserita graficamente in un browser di navigazione, diventa paradossalmente «virtuale» all'interno di un notiziario televisivo, senza riflettere sul fatto che, allo stato attuale delle cose rispetto a quella povera foto immobile ha maggior carattere di virtualità lo studio del telegiornale e colui che la propone e commenta. In realtà i personaggi televisivi stessi non «sono», ma piuttosto «appaiono»; non è infatti possibile valutare chi abita il mondo delle ombre della televisione, con una scala oggettivamente riconosciuta di qualità proprie dell'umano. L: estrema distorsione televisiva fa sì che i sentimenti e le doti intellettive possano essere simulati e rappresentati, anche con maggior realismo e verosimiglianza del reale. Le stesse caratteristiche fisiche sono ancor più soggette alla distorsione dei tradizionali canoni estetici: la tv ingrassa, quindi occorre mirare all'anoressia umana per la gradevolezza catodica. La tv appiattisce, drammatizza, attenua, esalta, invecchia o ringiovanisce. Rende bello il brutto e viceversa... tutto comunque secondo un suo autonomo e imprevedibile codice di distorsione.
Vale la pena di riaffermare che al livello più elementare di questo cammino pseudo-iniziatico verso la trasmutazione virtuale, nella maggior parte dei casi si colloca lo spettacolo economico della televisione. Nell'epoca della tv primordiale le scenografie da recita all'oratorio e la fissità delle inquadrature davano l'impressione di un addomesticato teatrino delle marionette, macchina di visione e, se vogliamo, di dichiarata virtualità (anche se negli anni Cinquanta tale termine era usato con altri significati) come lo erano già state le ombre cinesi, gli ordigni del teatro barocco, i primi effetti cinematografici.

La consapevolezza di essere soltanto spettatori di una rappresentazione della realtà inizia a essere messa in precario equilibrio quando, in una fase successiva, la televisione ha iniziato a spacciarsi per visione «ravvicinata» della realtà, creando il grande equivoco che il reale potesse albergare nello stesso luogo della sua distorsione. Tanto più lo spettacolo televisivo illude di attingere al veritiero, tanto più propina ricostruzioni artificiali del reale e, nella simulazione, appaga la brama di distorsione dell'umanità teledípendente.
I più avranno quindi pensato che se la televisione diventava un luogo frequentato dal reale anche gli abitanti del reale avrebbero potuto rappresentarsi in televisione. Non occorreva più essere attori, giocolieri o fini dicitori, cantanti o musicisti: in tv potevano entrare anche figure familiari come le mogli e i mariti, i litiganti, i depressi, i perdenti, i figli, le nonne e via dicendo. Questa illusione di potersi realmente rappresentare nel proprio quotidiano ha animato la speranza, per una fetta grandissima di spettatori/protagonisti, che la realtà, nel mondo della distorsione totale, potesse subire modificazioni a loro proficue.
Il gioco è fatto, i diavolacci di Tor de' Specchi, stanchi di tormentare l'impassibile santa, hanno capito che era per loro possibile elaborare tentazioni a colori, per i più esigenti anche in 3D, ma soprattutto convincere i loro clienti con molta meno fatica e sicuramente più soddisfazione.

Gianluca Nicoletti IL TEMPIO DELLA DISTORSIONE sta in: AA.VV., La Realtà Del Virtuale, Laterza, Bari 1998 (ISBN 8842055867)

lunedì 18 febbraio 2008

No vibra no party


Parliamo dell' uso di protesi indecenti tra gli umani. Una storia vecchia come il mondo quella dell' idolatria lussuriosa per il simulacro. Pasifae ne sapeva qualcosa quando si fece costruire la protesi vaccomorfa contenitiva. Oltre la già citata femmina artificiale, elaborata anche da artisti, nel secolo dell'euforia tecnoscientifica si unì la fabbricazione di farraginosi pistoloni sparachiodi applicabili alla terapia dell' isteria femminile. Il massaggio delle parti molli era infatti una pratica medica conosciuta fin dai tempi di Ippocrate per curare le pazienti affette da isteria o melanconia. Il problema era che a volte ci volevano anche ore di fatica per portare le pazienti ll cosiddetto "parossismo isterico" Così nell'1800 si inziarono a sperimentare e costruire sistemi automatici prima da gabinetto medico, poi via via sempre più portatili per facilitare la cura.

Ora che l' ingegneria dildonica ha raggiunto vette tecnologiche impensabili si è naturalmente sdrammatizzato anche il tabù sull' oggetto falloriproducente. Completamente depotenziato dall' anatema che lo condannava ad incontri clandestini e consumati nel buio e nella vergogna il succedaneo passionale campeggia glorioso a protagonista di un' infinità di video autoprodotti. Il genere esula nettamente dalla produzione pornografica classica. Il vibratore non è mai crudamente rappresentato nel suo uso viscerale, ma piuttosto è l' amico indispensabile per stimolare l' allegria e l' ilarità in tranquille ed oneste seratine casalinghe.





Ancora di più quindi vale la nuova accezione di fidanzato/a automatico/a per questo oggetto inanimato a cui vengono attribuite caratteristeiche umane che vanno oltre la lubrica destinazione primaria, ma avendo un carattere e una verve è fluidificatore e stimolatore di socialità.

domenica 10 febbraio 2008

Ranxerox cybercoatto

Ricordiamo doverosamente Rankxerox (diventato Ranxerox dopo che la multinazionale del toner protestò), il cyber coatto di Stefano Tamburrini. E' oggi un eroe dimenticato, annengato nelle paludi del politicamente corretto. Per la sua radicale e cosmica violenza gratuita è stato epurato dalla memoria collettiva, ma è stato il primo e unico personaggio di fumetto italiano anticipatore di ogni passione per la post umanità e inorganica lussuria. Le avventure di Rank, nate su "Cannibale" alla fine degli anni 70, furono anche ambientate in una Roma del futuro attarversata da una metropolitana a 30 livelli, con bande di baby teppiste sanguinarie. Tamburini le creò con Tanino Liberatore e aiutato da Andrea Pazienza. Una generazione di artisti "maledetti" quella che poi confluì nel primo Frigidaire, ricordati sempre con una punta di imbarazzo e facendo ogni dovuto distinguo. In realtà furono l' unica lucida avanguardia degli ultimi trent'anni. Oggi a raccontare i miti contemporanei abbiamo Muccino e Moccia. Tamburini come Pazienza invece morì di overdose.

sabato 9 febbraio 2008

La badante automatica

Una badante automatica è naturalmente il rifugio per coloro che non possono più ambire ad una fidanzata. Robot dotati di mani meccaniche capaci di afferrare oggetti con la precisione di un essere umano e con un'intelligenza artificiale che li rende consapevoli dello spazio in cui operano, saranno destinati in futuro ad aiutare anziani o disabili. Finirà così l' era delle fate dell' est rovinafamiglie? Una manipolatrice meccanica sostiturà il french manicure delle signore russe o ucraine che manovrano maschi italiani con passione e perizia?
I prototipi della cyber badante saranno sviluppati e perfezionati nel corso del progetto Dexmart, finanziato dall'Unione europea e coordinato dal professore Bruno Siciliano del Dipartimento di Informatica e sistemistica dell' Università degli Studi di Napoli Federico II. Seguita a leggere la notizia>>>
*Acquista la maglietta che indossa la badante automatica

domenica 27 gennaio 2008

Gryllus Maculatus elettronico




Mi arrovello su un passo che ho appena letto del saggio "La Psicologia degli Automi" di Orazio Miglino e Stefano Nolfi pubblicato in un libro che tratta di Scienze della mente

"Un maschio di grillo in condizione di eccitazione sessuale era posto in una gabbia, ad una distanza di circa 5 metri veniva invece collocato l'organismo artificiale. Il grillo maschio veniva raggiunto dall'automa in qualsiasi condizione. C'è da dire che l'esperimento si fermava a questo aspetto preliminare del comportamento, l'accoppiamento non aveva luogo.
Come molti critici hanno sottolineato, a rigore di logica, gli studi della Webb non dimostrano in maniera definitiva se effettivamente i grilli producono il loro comportamento in base a della catene tutto sommato abbastanza semplici di stimoli associati a risposte oppure ricorrendo a complesse rappresentazioni cognitive.
Si afferma, comunque che, almeno in linea di principio, le femmine di grillo potrebbero individuare e raggiungere il proprio "partner" grazie a degli schemi senso-motori molto elementari."

Si tratta di uno dei primi tentativi di studiare reazioni di esseri di natura organica con automi biomorfi. Per essere precisi è la fidanzata automatica del grillo o meglio un Gryllus Maculatus elettronico. Nel dicembre del 1994, come spiegano gli autori, Science ha riportato un interessante esperimento condotto su un automa che tentava di replicare dei comportamenti delle femmine di Gryllus Maculatus. La rivista ha descritto il lavoro di ricerca svolto presso l'Università diEdinburgo dalla psicologa animale Barbara Webb. Oggi molto le dobbiamo anche noi avatar, luminosi grilli maculati elettronici per picchiatasti in estro.

venerdì 18 gennaio 2008

La real doll di Kokoschka



Oskar Kokoschka pittore espressionista nel 1918 si fece costruire una fidanzata automatica che sostituisse Alma Mahler quando si concluse una relazione molto contrastata che durò tre anni. L' artista si fece realizzare una bambola in grandezza naturale che la riproduceva perfettamente. La commissionò alla signorina Hermine Moos famosa costruttrice di bambole. Le consegnò una serie di disegni dettagliati su ogni ruga o piega della donna a cui non poteva rinunciare. Quando gli arrivò lo scatolone a casa svenne dall' emozione. La vestì con abiti e lingerie acquistati nei migliori negozi parigini e ne fece uso sessuale per molto tempo, scrisse di lei che ripoduceva al tocco la pelle della perduta amata. Finalmente durante una festa fu preso da frustrazione e le tagliò la testa.

Dames de voyage





Le prime fidanzate automatiche, se non si tiene conto della vacca di Pasifae, sono le "dames de vojage" che si vendevano in Europa nel tardo 1800. Costavano dai 100 ai 150 franchi a seconda della qualità ed earno le antesignane delle moderne real dolls. Venivano destinate ai marinai che stavano per mare interi mesi deprivati della compagnia femminile, avevano il chiaro scopo di evitare ceh si accoppiassero tra uomini. Erano fatte di stoffa, con capelli di seta e per quanto permettesse la tecnologia dell' epoca anche sufficientemente realistiche negli apparati intimi dove inteveniva il caucciù e sostanze lubrificanti. Le foto che si vedono sono state prese dal libro di David Levy che le pone ai primordi dei suoi robot sessuali che, nella sua teoria, tra una ventina d' anni sostituiranno i partners umani nelle relazioni amorose.

Vista in un ottica Mundana la dame de vojage può essere pure considerata una rappresenatazione rozza e primordiale della protesi antropomorfa. La moglie del marinaio, che probabilmente contribuiva a personalizzarne la confezione con ingegnoso bricolage vaginale, era consapevole che la pupazza fosse la salvaguardia dell' integrità del suo uomo. Lavorando all' uncinetto confezionava il suo avatar perchè il marito perso tra le procelle potesse sentirla vicina a se. Il prezioso reperto iconografico è conservato nel residuo archivio dell' Istituto di Scienze Sessuali di Berlino, chiuso dai nazisti nel 1933.

giovedì 17 gennaio 2008

Sex machine




Voci attendibili di autorevoli amici mi confermano che si tratti di una sòla editoriale. Conterrebbe tesi debolmente supportate e prive di suggestione,infatti ha suscitato grande esntusiasmo critico. Da un paio di mesi si parla di "Love + Sex with Robots" è scritto dal ricercatore inglese sull'intelligenza artificiale all'Università di Maastricht in Olanda ,David Levy. L'a utore formula la profezia che entro il 2025 sarà normale per l'essere umano intrattenere relazioni sentimentali e sessuali con i robot fino a stabilire con loro relazioni durature simili al matrimonio. Altro che coppie di fatto o coppie omosex il traguardo è ben oltre. Saranno macchine perfettamente evolute e adeguate alle esigenze relazionali di ognuno. In fondo affidiamo già a macchine molte funzioni umane perchè non quella di intrattenere il nostro piacere e la nostra emotività? Si potrà infatti scegliere non solo l'aspetto esteriore, ma anche la loro personalità, gli atteggiamenti, i gusti, le preferenze. E, se un giorno ci si rendesse conto di essere caduti nella routine, basterà riprogrammare il partner-robot a proprio totale piacimento. Walter La Gatta, un esperto di relazioni rese difficili da viscerale timidezza, scrive a proposito nel suo blog: "Ovviamente interessati a questo particolare tipo di relazione saranno le persone maggiormente introverse, i timidi, coloro che soffrono di fobie sociali o che semplicemente non hanno sufficienti abilità relazionali per cominciare o mantenere un rapporto duraturo.
Secondo Levy, gli umani potranno perfino innamorarsi di queste creature.Perché potrebbe essere meglio stare con un robot anziché con un partner umano?Ad esempio, dice Levy, perché il robot è in grado di prevedere le mosse dell'umano e per questo potrebbe essere più facile fare le cose insieme a lui/lei, come ad esempio un corso di ballo. Quante donne desiderano un partner disposto a portarle a ballare? Invecchiando, un partner-robot potrà fungere inoltre da infermiere, capace di misurare la pressione, il battito cardiaco ecc. utilizzando i suoi sensori di biofeedback. Inoltre, che dire della famiglia? Un robot non avrà né fratelli e sorelle, né genitori.
Ma soprattutto gli uomini avranno la possibilità di avere avventure sessuali bypassando completamente la fase del corteggiamento: niente discussioni, nessuna restrizione, nessun tabù ed, oltre tutto, sesso assolutamente sicuro
."
La fidanzata automatica si sta velocemente evolvendo assieme al correre della profezia sulle passioni del post umano. Quanto già oggi affidiamo a macchine il compito di suscitare e amplificare le nostre emozioni? Quanto si evolveranno le protesi amatorie fino a giungere ad essere intercambiabili con un partner fatto di strutto e umori?

domenica 6 gennaio 2008

Marina e gli amori sintetici



A una picchiatasti che se intende il libro di bitser fa perder la testa in metropolitana (come non capirla...) forse ispirata alle citazioni antropomorfe.
Ella è Marina Bellini splendida antica sperimentatrice di protesi emozionali. Ripubblico tale e quale dal suo blog:


L'ultimo libro di Gianluca Nicoletti "Le vostre miserie, il mio splendore" mi sta acchiappando al punto di non accorgermi d'aver superato la fermata della metro dove avrei dovuto scendere, e invece d'infuriarmi sono contenta di avere ancora qualche fermata in senso inverso per poter leggere una pagina in più. :)Narrato in prima persona dal suo avatar bitser Scarfiotti, il libro è un viaggio dentro Second Life in cui egli può vedere e criticare selvaggiamente i comportamenti dei "picchiatasti", cioè degli umani che stanno dietro i computer a guidare i loro avatar nel MUNDO.L'ambizione della vita eterna, dell'eterna giovinezza, piuttosto che della perfezione sintetica verso la quale buona parte dell'umanità è proiettata, trovano nel MUNDO una via d'uscita dalle frustrazioni quotidiane, mostrando quale immane distanza separi il triste continente della nostra vita reale dal magico mondo dei nostri sogni di gloria. L'insana passione del picchiatasti per la rappresentazione sintetica della sua specie ci fa riflettere su un possibile futuro che vedrà una migrazione della psiche in qualche posto dove si possano eludere i legami profondi, evitandone le delusioni senza la possibilità di coglierne l'importanza. Ma dove sarà relegato l'umano sentire? Che fine farà l'esperienza del vivere? Cercheremo di somigliare sempre più al nostro avatar rinnegando noi stessi?Son domande che sorgono man mano scorrono le pagine del nostro cinico provoocatore e mentre si tenta d'immaginare cosa accadrà, ci si chiede se davvero le nostre relazioni saranno sostituite con qualche Real Doll. Le bambole dell'amore, che esistono anche in versione maschile, si stanno raffinando sempre più: hanno un corpo con uno scheletro articolato che consente un posizionamento anatomicamente corretto, rivestito di un mix delle migliori gomme di silicone per sentire il senso della carne. Basta scegliere il proprio ideale di donna o di uomo e con 1000 dollari si può avere un "compagno". Che poi se ci si annoia della stessa faccia o del medesimo corpo si può acquistare una nuova opzione. Nemmeno con l'amante sintetico/a, insomma, si rischierà d'annoiarsi. Non è detto tuttavia che questo mondo sempre più fatto di solitudini riesca a compensare l'immensa voragine creando delle alternative sintetiche. Anzi, io credo proprio il contrario: più cerchiamo di sfuggire la cosapevolezza, maggiormente si dilata il senso della solitudine che, altrimenti, avrebbe un fascino straordinario. Se non altro per la riconquista del sé e del proprio mondo interiore, creativo e costruttivo.

venerdì 4 gennaio 2008

L' amore al tempo del polimero



"Lars e una ragazza tutta sua" è il film che certifica l' insanabile passione che l' umano contemporaneo coltiva per la rappresentazione sintetica della sua specie. Il fantasma carnale costruito in realistico lattice è per il protagonista Lars Lindstrom la fidanzata ideale.

Lui vive in un freddo paesino del Wisconsin poco incline alla socializzazione con i propri simili non trova maniera migliore per sopravvivere al suo tempo che comprarsi una fidanzata automatica. Il titolo originale del film (Lars and the real girl) fa ancor meglio capire quanto sia sottile oramai il diaframma tra reale e artificiale, anche nella percezione comune.

Solo la real doll è la ragazza reale, quindi perfetta. Le altre, ancora parzialmente sintetiche, sono solamente passaggi intermedi dalla carne al polimero. Quanti picchiatasti si stanno allenando con luminose avataresse dalle forme allucinate in pixel, quanto tempo passerà perchè ne agognino una riproduzione pluriaccessioriata a tre aperture acquistabile in rete.

ASCOLTA QUI LA PUNTATA DI MELOG DEDICATA AL TEMA

sabato 15 dicembre 2007

La fidanzata automatica



Il picchiatasti inquieto riprende un tema a lui caro e di cui ha di recente parlato. Lui è abituato alle fidanzate automatiche dopo la sua discesa nel mio Mundo. Ora lo chiamano a parlarne sotto forma di ben più esteticamente nobili metafore.

Leggi la recensione filosofica della Fidanzata automatica, che in realtà è priva di telecomando....

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Se l’arte è una promessa di felicità, l’opera d’arte è una fidanzata automatica. Cent’anni fa il filosofo americano William James si è posto questo problema: “Pensai a ciò che chiamai una ‘fidanzata automatica’, intendendo con ciò un corpo privo di anima assolutamente indistinguibile da una fanciulla spiritualmente animata, che ride, parla, arrossisce, ci cura... Potrebbe qualcuno considerarla come un perfetto equivalente? Certamente no”. Sembra un esperimento mentale, eppure è la descrizione di un fatto reale: biblioteche, sale da concerto e pinacoteche sono piene di fidanzate automatiche, che chiamiamo “opere d’arte”. Le opere sono oggetti fisici, che contano per la loro fisicità e per la loro bellezza; sono oggetti sociali che esistono solo perché ci sono persone; sono oggetti che suscitano sentimenti. Ma, ecco il punto, non ricambiano i sentimenti che suscitano. Se c’è una cosa che l’opera d’arte non può fare è proprio esserci amica, pur svolgendo molte delle attività che di solito si attribuiscono agli amici. Come la fidanzata automatica, le opere d’arte sono oggetti che fingono di essere soggetti.

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Mercoledì 19 dicembre 2007 - Ore 17.00

Mauro Covacich, Massimo Fusillo, Giacomo Marramao, Gianluca Nicoletti, Beppe Sebaste

presentano il libro di Maurizio Ferraris

La fidanzata automatica
(Bompiani)

Facoltà di Lettere e Filosofia Università di Roma Tre
Viale Ostiense 234 – Roma