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domenica 10 agosto 2008

S.Giovanni piallato


Forse la patrona dei trans? Sembrerà irriverente, ma nessuno si fece scrupolo di prendere quella statua di S. Giovanni, darci una piallata e vestirla con l' abito nero dell' Addolorata che si era rotta cadendo in processione. Il tragico ibrido è esposto in una vetrina del museo dell' arredo sacro del Romitorio della Madonna della Sbarra a Panicale.

Il risultato dell' accomodamento fu davvero tragico e il bell' abito settecentesco è esposto un pò defilato su quel manichino che una volta rappresentava le fattezze dell' Evangelista e che ora esprime imbarazzo e forse vergogna per essere condannato alla curiosità dei turisti così tristemente azzimato.

Il volto quadrato imbellettato, le manone e i piedoni che escono dalle trine che forse vorrebbero velarne la sproporzione. Il vitino di vespa irreale per quel testone di santo triste e vilipeso.

Nella locandina on line del museo si certfica il transito di genere di quel povero santo: "Nella chiesa della Sbarra è presente anche una bellissima statua lignea della Madonna, corredata di abiti nei vari colori da combinare secondo il momento liturgico."

martedì 5 agosto 2008

Salme in salamoia

La conservazione di corpi che contenerono animi eccellenti non si limita alle virtù eroiche di santi. Anche il pensiero laico conserva le sue reliquie, non sono di regola oggetto di venerazione, ma vengono quasi sempre conservate con rispetto e pudore. Ad esempio gli eredi dell’ Ufficiale d’ artiglieria Davide Francolini in famiglia oramai hanno fatto l’ abitudine a convivere con il barattolo che conterrebbe un pezzo di Italo Balbo. Così rispettano così la memoria del nonno, non si fanno troppe domande se sia stato proprio lui a raccogliere “quella cosa” del Trasvolatore abbattuto con il suo aereo per metterla in salamoia. Non ci sono riscontri certi, sono solo i ricordi della nipote Beatrice, architetto che vive a Roma, di un nonno che teneva Italo Balbo chiuso nel cassetto. Tra alcuni cimeli sopravvissuti a vari traslochi a casa sua è arrivata un giorno la famosa scatola con calligrafato sul coperchio: “Aereo di Italo Balbo abbattuto il 28/6/1940—Resti”. La scatola del nonno Davide conteneva una scheggia metallica e un flacone di vetro con un pezzetto di materiale organico in formalina, sembrerebbe un frammento di cartilagine. Assieme ai reperti un biglietto scritto a mano: “resti dell’ apparecchio dove trovò la morte Italo Balbo, a Tobruk presso il campo T.2 il 28 /6/ 40 -h 18.” Il nonno Davide Francolini era ufficiale di artiglieria, servì nel regio esercito per 5 anni in Africa. Quel fatale pomeriggio del 28 giugno 1940 era di servizio presso il campo T.2 da dove raccolse resti umani e metallici tra quello che probabilmente era rimasto di Italo Balbo e del suo aereo appena abbattuto nei cieli di Tobruk. Pochissimo tempo dopo Davide Francolini fu destinato alla sua città natale, Firenze, dove ebbe il comando della contraerea. In seguito all’esito di un procedimento lampo viene destituito, o messo in pensione anticipata, a causa di una vecchia ferita. Per il nonno Davide comunque dopo il congedo si aprirà l’ ampia parentesi del contenzioso della sua vita, una lunghissima causa contro il Ministero, che ebbe, dopo molti anni, esito infelice. Francolini, scomparso agli inizi degli anni 70, a detta della nipote era un uomo taciturno che passava molte ore nel suo studio, a leggere e studiare, era una spina nel fianco per gli editori di saggi storici cui indirizzava spesso lettere di precisazione, cui quasi sempre faceva seguito un ringraziamento per l’esattezza della correzione. La passione per le reliquie di Italo Balbo accomuna il comandante Francolini a numerosi cultori, taluni illustri e altri sconosciuti, dei resti dell’ eroe dell’ aviazione fascista. Il Generale Francesco Pricolo nel suo libro "La Regia Aeronautica 1939-1941" racconta a proposito un episodio significativo: "... Göring mi telefonò da Berlino per pregarmi vivamente di fargli avere un qualsiasi relitto dell'aereo di Balbo.” C’ è da dire che Hermann Göring, in quegli anni all’ apice della sua carriera al fianco di Hitler, era stato già "asso" dell'aviazione germanica durante la prima guerra mondiale, fu naturalmente accontentato con un cimelio particolarmente significativo, l’ ultimo oggetto che Balbo probabilmente strinse tra le mani prima dell’ impatto con il terreno: “Gli feci spedire il volante, contorto e bruciacchiato del posto di pilotaggio del nostro valoroso Maresciallo.”

sabato 12 luglio 2008

Gli dei elettrici falsi e bugiardi

Il bimestrale dell’ Università Cattolica “Vita e pensiero” pubblica l’ intervento di Eric McLuhan Il figlio del grande massmediologo. Per McLuhan Junior Il cyberspazio sembra attirare anime come una nuova e prepotente divinità.
Tutto avviene negli ultimi dieci anni con il prevalere di un nuovo tipo di cultura, quella degli incorporei cacciatori di informazione. Come gli antenati del Paleolitico nomadi e cacciatori, i neonomadi si spostano in forma "elettrica" (electric), dove possono trovare la selvaggina.
Il figliuolo osserva che almeno un terzo dell’ umanità non si pone più il problema della salvezza individuale, perché gia si sentirebbe parte di un’ enorme massa metafisica. I media elettrici insomma quando ci prendono per la gola e si fanno inseguire come selvaggina ci rubano anche l’ individualità: “La persona comune utilizza quotidianamente i media interattivi, dal telefono a internet, e viene trasformata in particelle di informazione elettrica. Questa incororporeità riproduce la condizione degli angeli e contribuisce al disorientamento che la gente prova nei confronti del mondo materiale.”
Privato del proprio corpo quindi il cybernomade diventa “Massa elettrica” che “vive come se fosse già morta” che è quasi una tecnica zen o in generale un esercizio ascetico per chi cerchi la perfezione assoluta. “La morte come stile di vita suona familiare a coloro che seguono le notizie. Il terreno, l'ambiente favorevole per la massa elettrica è la totalità dei media elettrici presenti e operanti, teletrasmessi, in rete o satellitari ecc. Quindi, esiste la massa della radio, la massa della televisione... ed è come se fossero tutte forme dialettali diverse utilizzate dal pubblico di massa."
I neonomadi privati dei corpi fisici naturalmente si emozionano non certo grazie agli antichi e superati sensi, ma usano “l’ immaginario partecipativo” che restituisce loro la sensazione dell’ esistenza (Sembra proprio Matrix!!!) “ On line o in onda, se privati del corpo fisico, si indossa il fisico collettivo: si indossa tutta l'umanità come fosse la propria pelle”. Naturalmente il signor McLuan scrive su una rivista dell’ Univ Cattolica per annunciare che Dio potrebbe essere soppiantato dalla Rete e di conseguenza mette in guardia la Chiesa che ancora cerca i valori dell’ individuo all’ interno del suo corpus: “La nostra rete mondiale ha il suo centro dovunque e il suo confine in nessun posto (si tratta di un'altra similitudine che richiama la nozione medievale del Dio onnipresente e non círcoscrivíbile”. Per di più i media elettrici svolgerebbero una forma diffusa di drammatizzazione della morte che renderebbe forse difficile la proposizione di post mortem consolatori ottenibili con la pratica religiosa: “…disturbano l'unione naturale tra mente e corpo nel livello più profondo. Sottraggono l'utente alla natura, in una pantomima di morte. La nuova sensibilità porta un nuovo fascino suscitato dalla morte e dall'aldilà (visto sempre di più come "aldiquà"), e incoraggia la crescita del nichilismo e dell'amoralità.(…) Notiamo con quale facilità i ragazzi cambiano le identità, nei videogiochi come su YouTube, Myspace, Msn e altri. Si possono rivelare nel role play poíché il loro senso di identità è molto fluido e duttile. Il role play è la loro prima natura ed è una costante di preferenza propria dell'emisfero cerebrale destro.”
L’ esorcista ancora una volta farebbe bene a riprendere in mano la sua valigetta e correre al capezzale dei giovani posseduti dal grande mentitore dalla molteplice identità.

Parliamo di: "Dal villaggio al cyberspazio: una sfida per la fede" pubblicato in VITA E PENSIERO, bimestrale di cultura e dibattito dell’ Università Cattolica, N.3 maggio-giugno 2008.

Eric McLuhan, figlio di Marshall da sempre ha collaborato alle sue ricerche, scrivendo con lui alcuni importanti studi, fra cui Lows of Media.The New Science (1992). Il testo citato riprende una relazione pronunciata al convegno L'Europa e le Americhe organizzato a Roma il 28 febbraio 2008, in occasione dellaVl Giorna ta Europea degli Universitari.

sabato 14 giugno 2008

Cyber santità

L’ ostensione della salma di Padre Pio reinterpreta in chiave contemporanea la tradizione popolare. In particolare la comune credenza per cui i corpi dei santi potessero emanare fisicamente fluidi salvifici a beneficio dei loro devoti. “Si diceva che dai corpi delle morte vergini di Dio e dalle carni sepolte dei beati sgorgassero liquori medicamentosi e balsami strabilianti.” scrive Piero Camporesi nell’ icipit del suo libro “La carne impassibile”. In realtà oggi quell’ effetto di propagazione benefica sulle folle dei pellegrini è potentemente sostituito dalla diffusione luminosa delle cronache di Telepadrepio capillare nelle sua emanazione multimediale. La stessa emittente che già in passato per lunghe interminabili ore puntava la telecamere sulla bara del santo a beneficio dei telecredenti che volessero telepregare.
Le fattezze del corpo santo sono state per l’occasione reintegrate laddove la carne si era logorata con mirabolanti innesti di materia artificiale. Il suo viso è stato praticamente ricostruito con una sofisticatissima maschera di silicone prodotta da Gems Studio, la stessa azienda che realizza i simulacri umani iperrealisti del museo delle cere di Madame Tussauds.
Si parla che al collo porti una una stola realizzata con fili d’oro e 312 pietre dure; per realizzarla sono state necessarie 206 ore di lavoro, la ditta veneta è la stessa che ha curato l'abbigliamento litirugico di papa Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
Il corpo infine è adagiato su un materassino ipertecnologico in plexiglass forato rivestito all’ esterno di velluto, ma con dentro due contenitori in pvc ripieni di gel di silice per assicurare una costante regolazione dell' umidità della mummia. Nella teca è stato immesso azoto per evitare reazioni ossidative.
Quindi in sintesi i milioni di pellegrini si muoveranno per migliaia di chilometri per vedere una maschera di silicone dipinto che ha la stessa composizione e apparenza di un qualsiasi gadget da nabcarella del sacro, portachiavi o immaginetta stampata su improbabili oggetti di uso comune.
Questo però è significativo di una moderna deriva dell' estetica corporea. Il silicone è oramai il suggello dell' appartenenza a una stirpe eroica. L' eccesso di polimero artificiale sulla materia organica di un volto non è più percepito come una devastazione, ma una naturale evoluzione dell' umano verso il superamento delle angustie della sua natura.
Ciò che vale per una parrucchiera di paese che aspira ad essere come Paris Hilton, vale anche per il modello di virtù eroica che dovrebbe rappresentare il santo siliconizzato che eternizza il mausoleo di Renzo Piano.

Qualcosa di simile accadde anni fa in occasione della veglia funebre in mondovisione di Papa Wojtyla. Allora parlammo di "reliquie digitali" e la definizione piacque anche al New York Times
In quel caso la tradizione di toccare il corpo santo si rinnovava grazie alle protesi elettroniche. Migliaia di pellegrini di fronte al cadavere del Papa ripetono un gesto antichssimo. Il contatto fisico, o attraverso abiti, fiori immagini, serviva ad assorbire parte della grazia che trapela dal corpo di chi era morto in odore di santità. La foto della salma papale fatta con il videofonino corrispondeva a una moderna reliquia digitale. Così ne parlammo in un pezzo per LA STAMPA

La cerimonia funebre per il Papa morto fu un evento, nella sua essenza, irraccontabile dalla televisione. La premessa martellante al momento più sacro dell’ epilogo terreno di Karol Wojtyla aveva acceso un crescendo febbrile. Ieri però il grande apparato del clamore è sembrato solo un bisbiglìo. La diretta concitata di sei giorni aveva creato via etere un universo in costante concitazione, tutti i riflettori sempre accesi. Dall’ agonia alla salma esposta. Il settimo giorno però si trattava “solo” di una messa, l’ occhio elettronico, per quanto si sia sforzato, non è riuscito ad intaccare il tempo eterno del Sacrificio che in quella piazza si è celebrato.

La messa funebre non colpisce l’ occhio distratto quanto le immagini del: “mai visto prima”. Erano state questo le code interminabili, i pellegrini in bivacco perenne, il cadavere moltiplicato all’ infinito, ovunque giorno e notte. La messa non richiede drammatizzazioni. E’ una cerimonia che “esiste” anche senza qualcuno ce la descriva fuori campo. E’ stata certamente una messa con molti spunti in più per chi era preposto al belletto e al “colore”, ma sono sembrati disperati i tentativi di aggiungere pathos. Le invenzioni mirabolanti di regia attraversavano S. Pietro. Un set televisivo frammentato continuamente da stacchi, campi larghissimi, mistiche panoramiche dall’ alto. Niente da fare. La televisione non riesce a lambire il mistero che in quel momento viene celebrato. Cerca di rappresentare e raccontare quello che fisiologicamente le sfugge. Tante postazioni, tanti inviati sparpagliati. Elicotteri e telecamere ovunque. Le voci dei commentatori sono solo un disturbo. Siano esse sommesse sulla frequenza della “commozione da evento solenne”, o si avventurino in arditissime metafore mistico-missilistiche: “la bara del Papa sembra avere una propulsione spirituale”.

Eppure non occorreva sforzarsi. Quella era l’ ultima messa del Papa, milioni di persone a ciò hanno attribuito un senso profondo. Seguirla in televisione è stata comunque una maniera per partecipare “realmente” a quella celebrazione. Vale per chi, da ogni parte del mondo, ha pregato davanti al televisore acceso, in cucina, nel salotto, negli uffici dove il lavoro si è fermato. I maxi schermi spuntati in tante piazze, hanno fatto esplodere di canto gregoriano la città spenta del fragore consueto. Il contorno per i credenti è come se non ci fosse stato.

Nei giorni precedenti al funerale, è stato forse possibile per la televisione far crescere a dismisura l’ impressione collettiva di poter entrare, attraverso un medium elettronico, in una zona dell’esistere senza tempo. Un medioevo fatto di corpi santi che essudano grazia. Corpi da toccare con le mani, con oggetti personali con immagini sacre. Corpi da smembrare simbolicamente, dando così senso al cammino fatto per raggiungerli in tempo. Un’ epoca che sembrava “modernamente” superata e che invece riaffiora come ricordo, istinto che porta a ricostruire la stessa devozione di fronte all’ icona luminosa del corpo santo che incombe sui grandi schermi al plasma. Non c’ è più il bisogno di toccare. Impregnare panni, immagini, fiori dell’ energia che trapela dal corpo santo. Ora è la reliquia digitale la prova che il pellegrino riporta a casa, una foto chiusa nel minuscolo hard disk della sua appendice visionaria. La televisione mastica storie. Attraverso il suo tubo digerente passano volti e parole. Ogni afflato ed emozione si assimila come stereotipo telenarrabile. Anche lo straordinario sberleffo che, in questi giorni, si oppone ad ogni moderno pregiudizio laicista si diluisce in uno slogan. Per tutti la stessa dichiarazione a favore di telecamera .

Anche ieri la televisione ha continuato a provarci. Oltre ai grandi di tutto il mondo nel palco d’ onore c’ erano i piccoli potenti vellicati dalle inquadrature. Loro seguono la cerimonia a gambe accavallate, come se fossero allo stadio. La cassa di cipresso è sovrastata dal vangelo svolazzante. La regia intuisce che quella è sicuramente una “bella immagine”, ci si accanisce, azzannandola in ogni dove. Per quanto percuota quella bara a colpi di zoom nessuna grazia le resterà appiccicata. Tutto intorno la grazia c’ è, in tantissimi cuori, ma la televisione è, ancora una volta, incapace ad arrivarci.

vedi anche: Follie cybermistiche ; Proana ante litteram ....e tutti i post della sezione Fidanzata automatica