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domenica 12 ottobre 2008

Protesi per visioni post mortem

Wayne Martin Belger costruisce fotocamere pinhole utilizzando una grande varietà di materiali, come o pietre preziose, metalli, organi umani e ossa. Questo pezzo, intitolato "Tianmu" è un crano stenopeico realizzato dal teschio di una ragazza di 13 anni morta 150 anni fa. La pellicola è esposta alla luce attraverso la cavità oculare, creando un fantastico effetto "Polaroid memento mori". Le foto scattate con la fotocamera è come se fossero strappate dalle memorie della morta, in ogni caso è un suo affascinante punto di vista post mortem. Una protesi tecnologica, preziosa e arcaica, rende la vista a un cranio svuotato di occhi e cervello. Non importa se è il teschio di una morta, continua ad essere l' involucro di una fabbrica di visioni. Anzi ora ora può fornire supporti concreti di visioni, al tempo della sua fase unicamente organica non era per lui possibile la stampa della memoria visiva che conteneva.

domenica 10 agosto 2008

Prove d' amore

Non ci si illuda che il suicidio della ragazza di Rovigo sia stato provocato da un comportamento singolare e isolato, per la gran parte degli adolecenti di generazione web 2.0 la nuova “prova d' amore” è la condivisione della propria intimità digitalizzata. Il tema dei brandelli digitali di amori consumati magari con gioia, ma poi diffusi per ripicca, si conquista sempre più frequentemente l' onore delle cronache. Le crudeli vendette di ex fidanzati che usano il web come gogna non avevano ancora portato la vittima a morire suicida, ma già nel 2006 una liceale di 16 anni in provincia Reggio Emilia si era tagliata le vene dei polsi perchè il suo ex ragazzo aveva diffuso via videofonino alcune sue foto hard. Le avevano scattate quando stavano ancora assieme, una sera nel bagno di una discoteca, allora sembrava un gesto di complicità tra innamorati, ma dopo che si erano lasciati la vergogna per quelle immagini, circolate per mesi tra gli amici comuni, erano diventate un incubo da far desiderare la morte. Ancor prima, nel 2003, un video amatoriale intitolato “Forza Chiara” si era improvvisamente conquistato il record di contatti nei siti peer to peer. Migliaia di persone, per il tam tam della rete, avevano visto così quella mezz' ora buona di atti sessuali tra una ragazza di Perugia, allora diciassettenne, e il suo fidanzato. Anche in quel caso lo show fu girato in piena complicità, ma la protagonista non prevedeva che il suo innamorato potesse essere così cretino da passare il file a un amico, tanto per vantarsi, e quindi condannarla alla moltiplicazione eterna di quel pomeriggio d' amore. Anche in quel caso la vittima tentò il suicidio. Ancora oggi in rete però circolano fotogrammi di quella storiaccia di provincia.

Una “prova d' amore” pagata assai cara è stata pure quella concessa a un antico ex fidanzato da parte di Chiara Fantoni, una bella ragazza che era stata eletta Miss Modena e che per una vecchia leggerezza non potrà concorrere a Miss Italia. Sono arrivate ai giornali sue foto osè di almeno 5 anni fa, allora minorenne stava assieme a un ventunenne che, come lei stessa racconta: “ Era diventato assillante, mi chiedeva di continuo delle fotografie e io non ho pensato alle conseguenze. Così le ho scattate con il cellulare. Poi lui le ha messe in rete.”

Inutile gridare allo scandalo o fingersi sorpresi, vogliamo forse dire di non sapere che anche per gli adulti la tentazione di immortalare momenti “epici” della propria vita sessuale sia ampiamente certificata da migliaia e migliaia di siti dedicati al voyerismo coniugale, all' esibizionismo condominiale, allo scambio digitale del talamo domestico? Anche in questo caso però oltre a chi lo fa per passatempo c'è pure chi, non proprio ragazzino, usa lo stesso metodo di vendetta per amori svaniti. A maggio è stato denunciato un trentenne romano, per anni aveva condiviso la passione per la video ripresa bollente con la collega/fidanzata, ma quando lei l' aveva lasciato iniziò a tempestarla di sms minatori: “Se tra noi è finita i nostri filmati finiranno in internet.” ma i video hard già giravano tra i comuni colleghi d' ufficio. A giugno invece per reati simili un quarantenne sottufficiale dell' Esercito di Civitavecchia ha patteggiato un anno di reclusione. Si era vendicato dell' ex fidanzata mettendola in rete come se fosse una prostituta a caccia di clienti. Aveva creato un mix tra immagini reali della donna e altre decisamnente porno. Questi ed altri molti esempi rivelano a monte una diffusa e moderna lussuria per la riproduzione digitale dei propri atti amorosi.

Già un paio di settimane fa Il Garante per la Privacy Francesco Pizzetti si sentì in dovere di mettere in guardia gli adolescenti a non usare in maniera troppo disinvolta gli strumenti di Social Networking, ma il problema ha anche spinto il sito dei Papa Boys a un appello per la castità digitale:“ Ragazzi non svendete il vostro corpo dietro ad una web cam. Non mettete le fotografie con contenuti ‘intimi’ dei vostri amici nella rete internet.” E l' appello è allargato ai genitori che con troppa disinvoltura regalerebbero videocamere ai figli: “Vere e propprie armi nelle loro mani!”

Di quanto queste meraviglie per comunicare possano essere pericolose, se mal usate, se ne sono accorte le frequentatrici di “Girl Power”, un frequentatissimo sito per giovanissime. Qui il 23 luglio viene lanciato il tema: “Se il vostro fidanzato vi chiedesse di posare per lui per delle foto private vostre, vestite da cameriere sexy e indossando i guanti gialli di gomma cosa rispondereste ?? Se vi fidaste di lui lo fareste ?” Pagine e pagine di discussioni dimostrano che quella “prova d' amore” non sarebbe poi vista come qualcosa di terribile dalla maggior parte delle ragazze, fino a che ieri, alle 18, una certa Angelica ha postato la notizia della loro coetanea di Rovigo, quella per cui la “prova d' amore” è stata troppo devastante da sopportare.

(da LA STAMPA del 10/08/08)




sabato 22 marzo 2008

A me gli occhi!

Ecco un fantastico ricostruttore di sguardi assassini che dipinge a mano pupille vivaci, persino ancor più dell' umano in cui vengono innestate. Il signore degli occhi in questo video illustra passo dopo passo il delicato procedimento attraverso cui ricostruisce in eterna ceramica il colpo d' occhio perduto.
Si penserà banalmente che ciò serve agli umani per serbare il ricordo nostalgico di un organo perduto? Una semplice protesi per rendere presentabili le orbite vuote nei rapporti sociali e intimi?




E' un errore, in realtà questo signore assicura con il suo intervento la gloria degli altari, chiunque potrà essere riesumato e proclamato santo con i suoi occhi eternamente spalancati oltre il buio del sepolcro. (Sarò un pò depresso???)

giovedì 14 febbraio 2008

La fabbrica del cioccolato

Tanta è la smania dei picchiatasti di cambiarsi i pezzi strategici delle loro tristi protesi umane, che se le rifarebbero anche di cioccolata. Il kit per farsi una virtualvagina al burro cacao è in assoluto la più straordinaria follia nel campo della plastica ricostruttiva. Le istruzioni sono da sè un sontuoso saggio di poesia post humana:

Kit necessario per fare un calco della vostra vagina!
Facile da fare in pochi minuti, questo kit contiene del gesso, del cioccolato, un gel modellante, una spatola e un piccolo recipiente necessario per il calco.Istruzioni: riempire un'insalatiera con circa 30 ml di acqua calda. Mescolare il gesso con l'acqua aiutandosi con la spatola per un minuto. La pasta deve essere liscia e spessa. Mettere questa pasta nel recipiente fornito con il kit. Stando in piedi, mettete il recipiente contro la vostra vagina. Assicuratevi che la zona vaginale sia completamente coperta. Fate in fretta; il composto comincia a solidificarsi dopo 2 minuti. Tenete il recipiente contro di voi e premete dai 2 ai 4 minuti. Con il vostro dito, assicuratevi che il calco si sia solidificato e togliete il recipiente. Mettere il calco nel congelatore per 30 minuti per farlo consolidare. Fate fondere il cioccolato e lasciatelo freddare. Colate il cioccolato nel calco precedentemente tolto dal congelatore e mettete il tutto nel congelatore per 5 minuti circa. Togliete il vostro calco dal congelatore e assicuratevi che abbia preso bene. Congratulazioni il vostro calco è pronto! Potete anche farne un altro, ripetendo le tappe partendo dal cioccolato fuso.


Il mistero naturalmente aleggia attorno l' uso finale del mistico cioccolatino.

venerdì 1 febbraio 2008

A scuola dalle macchine




Da ieri è sbarcato in Italia, e per la prima volta in Europa, il profeta di un nuovo rivoluzionario culto. E’ un signore rubicondo che ardisce affermare che i videogiochi non facciano male, anzi per lui sono la vera palestra d’ ardimento per i futuri manager. E’ il salvatore per una generazione di smanettoni video dipendenti, si chiama Marc Prensky e ha iniziato il tour di presentazione della traduzione italiana del suo libro. Si tratta della bibbia del video giocatore:“Mamma non rompere sto imparando” (Multiplayer.it edizioni), il testo sacro del culto quotidiano che milioni di minorenni celebrano con fulminei riti digitatori.
In sintesi Prensky divide l’ umanità contemporanea in due fatali tronconi, "digital immigrants" e "digital natives", per i primi c’ è solo la speranza di adattarsi il più possibile alla rivoluzione digitale che li ha aggrediti nel mezzo della loro vita, ma gli altri ci sono già dentro con cervello e viscere, sono i giovani umani cross mediali, quelli che i video giochi li hanno avuti accanto assieme al biberon e ora già mostrano i segni di una straordinaria mutazione genetica.
Sarebbero più capaci di osare nel mondo del lavoro, più creativi, più veloci ad apprendere e a trovare soluzioni in frangenti imprevisti. Insomma un po’ come i programmi di apprendimento veloce che i ribelli del Bianconiglio scaricano dentro Neo in Matrix, quelli per fargli imparare il Kung fu e l’ uso delle armi pesanti. Chi si è fatto le ossa con gli sparatutto sarebbe così pronto ad affrontare con maggior grinta la competizione per il raggiungimento del successo. Continua a leggere>>>

mercoledì 16 gennaio 2008

Progetti in carne



Anche i più ottusi tra gli esseri umani hanno capito che il loro corpo è ormai inadeguato al tempo in cui viviamo e necessita di essere riprogettato. Segnali evidenti di questa illuminazione collettiva sono alcune recenti forme di culto che hanno trasformato in idolatria popolare quelle che erano, solo un decennio fa, espressioni estreme dell’ avanguardia artistica. Il primo e più evidente sintomo di questa necessità è l’accettazione comune al fatto che sia possibile e alla portata di tutti intervenire radicalmente sulla carne umana. La chirurgia estetica non è più un’ eccezione per rabberciare traumi o difetti congeniti, ma piuttosto una necessità di adeguamento del corpo a un modello artificiale che mai la natura si era sognata di aver immaginato. Oggi è del tutto indifferente veder spacciati per modelli estetici e oggetti di seduzione dei prodotti da laboratorio come donne e uomini dello star system cinematografico e televisivo. L’intervento chirurgico, in sé cruento e raccapricciante, è spesso visto come una liturgia, un esercizio della volontà necessario per raggiungere la perfezione, quasi fosse un percorso mistico. La tv ne fa materia di narrazione, di gara e spesso eleva la mutazione corporea al rango di premio e ricompensa per concorrenti fisicamente svantaggiati, o per lo meno non coerenti con il modello fisico collettivamente allucinato. Quando la francese Orlan cominciò negli anni 90 a stressare chirurgicamentre il suo corpo documentandolo con performances di mutazione organica chiamate "The Reincarnation of Saint Orlan", l’ icona della body art era semplicemente anticipatrice di ciò che ogni cassiera, gentildonna, liceale, pensionata potrebbe permettersi di fare senza incorrere nella condanna della collettività.
Ancora più velocemente l’ uomo contemporaneo si è assuefatto all’ idea della protesi emozionale, vale a dire un estensione artificiale alla propria sensibilità, intesa sia come percezione sensoriale, sia come possibilità di provare emozioni. Ogni nostro rapporto è oggi mediato da macchine di relazione; si tratta di congegni banalizzati dall’ uso diffuso che permettrono di espandere la nostra limitatezza a percepire, vedere, ascoltare un qualsiasi nostro simile in una relazione. Sono il lubrificante che rende meno aspro l’ attrito da distanza, vanno dal telefono cellulare ai più comuni client di relazione attraverso la rete (Messenger, Skype o, più recentemente, anche Second Life).
Il più banale dei telefoni cellulari può essere considerato come un’ appendice inorganica, un prolungamento sensoriale, un facilitatore relazionale, un amplificatore dei sensi a cui nessuno sa più rinunciare, ma allo stesso tempo, per simmetria con quanto detto riguardo alla chirurgia estetica, è la realizzazione in modalità industriale di una serie di prototipi che il performer australiano Stelarc ha fatto innestare nel suo corpo negli ultimi 15 anni. L’ artista anticipatore sostiene che l’ obsolescenza del nostro corpo, per raccogliere le sfide della contemporaneità, impone una drastica rimodulazione dei suoi apparati. Per questo si è fatto innestare un terzo braccio robotico, sostenendo che “modificare l’ architettura del corpo significa adeguare ed estendere la consapevolezza del mondo.” L’evoluzione della specie degli umani quindi termina con l’ invasione del corpo da parte della tecnologia, il corpo andrebbe così svuotato per diventare ricettacolo di tecnologia.
Per dimostrarlo Stelarc un tempo ingeriva piccoli meccanismi elettronici, oggi alla bella età di 61 anni, è arrivato a farsi impiantare addosso una protesi in cartilagine umana a forma di orecchio che era stata coltivata in laboratorio a partire da alcune sue cellule, ma già ha annunciato che la sua prossima azione sarà l’ inserimento di un microfono nell’ orecchio. Ancora una profezia scritta su carne di un possibile esito dell’ accoppiamento tra uomini e macchine.
Ancor più interessante è l’ atteggiamento degli esseri umani di fronte alla possibilità di indossare una completa protesi antropomorfa, un’ involucro virtuale che funga da espansore totale di ogni attività legata alla relazione. Questo è l’esperimento che molti stanno già tranquillamente facendo immergendosi per gran parte della loro giornata nell’ ambiente tridimensionale interattivo on line chiamato “Second Life”.
Molto controversa è oggi la valutazione della reale entità di frequentatori di quelle isole felici generate dai server della Linden lab, ma è comunque un’ esperienza molto significativa per coloro, pochi o molti che siano, che dedicano una parte rilevante del loro tempo reale ad allacciare rapporti sotto la forma di avatar. Per la metafisica indù l’avatar è un dio che si veste dell’ aspetto di un umano e scende sulla terra a curiosare un po’, già questa definizione del simulacro in pixel dovrebbe dirla lunga su quanto sia carico di attese quel figurino che ognuno può modificare e plasmare, anche nei minimi particolari corporei, grazie al semplicissimo tool “body appearence”.
L’ avatar personalizzato diviene la personalità di ricambio per giocarsi una seconda chance nel rapporto con gli altri, rapporto che magari nella vita reale è stato usurato dalle consuetudini, da naturali limitatezze di status sociale, problemi caratteriali o, molto più frequentemente, un aspetto fisico non corrispondente ai canoni del successo.
In Second Life ciò che muove uomini e oggetti è il codice, poche righe di lettere e numeri capaci di dare espressione, e capacità di relazione a masse di particelle primordiali (primitives nel caso) che assemblate e modificate nella loro struttura base servono a costruire quel mondo. Il bello è che ognuno può costruire, il builder è un dio capace di realizzare realisticamente molte delle aspirazioni proprie della modernità, ma allo stesso tempo antiche come l’ uomo. Il corpo è un oggetto modulare a cui possono essere aggiunti accessori fantastici, da acquistare negli outlet delle membra simulate. La skyn di base deve necessariamente essere sostituita con una dalle caratteristiche più realistiche, magari bodyoiled e dall’ aspetto più sensuale e fascinoso.
Occhi, capelli, capezzoli e natiche “sensibili” sono il minimo richiesto per non essere considerati ridicolamente novellini. Un particolare settore dell’ anatomia è florido e immaginifico, quello che permette una sessualità a comando e sempre gloriosa e prepotente. Il mercato dei genitali è il più florido. Curiosissime appendici dotate di pannello di controllo permettono la simulazione di qualsiasi turgore, emissione e palpito. Esiste un virtual fallo, considerato la Mercedes delle protesi indecenti, lo forniscono con una tavolozza di possibili colorazioni che va dal violetto al verde ramarro. Vanno alla grande anche i modelli di virtualginecologia con opzione open & closed states. I veri raffinati ci montano sopra sopra uno sculpted prim clit da duecento linden, dotato della nuovissima funzione ermaphodite ready che ultimamente pare vada assai di moda.
Quale è questa volta la profezia? Forse questo gioco al dottore tra adulti servirà a mantenere vivo il ricordo della nostra parte animale, soprattutto quando per riprodurci non avremo più nessun bisogno di ricorrere ai vergognosi strumenti carnali così antiquati e poco affidabili.

(di Gianluca Nicoletti. Pubblicato nel numero 910 di Domus che ha dedicato una sezione al corpo.)

domenica 13 gennaio 2008

Asimmetrica osmosi



Giuliano Aluffi, impavido recensore, mi segnala una citazione e mi scrive... "potresti trovarla interessante perché facilmente collegabile al tema dello splendore di bitser e delle miserie umane!"

"…La dissonanza della cultura moderna – in particolare quella che si manifesta nei progressi della tecnica in ogni settore e nella contemporanea, profonda insoddisfazione verso questo stesso progresso – è causata in gran parte dal fatto che le cose diventano sempre più "colte", mentre gli uomini sono sempre meno capaci di guadagnare dalla perfezione delle cose un perfezionamento della loro vita soggettiva."
[Georg Simmel, Sul concetto di cultura]

per integrare la citazione di Aluffi e mettere ansia a chi legge aggiungo un passaggio tratto dalla sintesi sul pensiero di Simmel che ho linkato qui sopra. Si noti che l' autore si produsse a cavallo tra l' 800 e il 900, la passione degli umani per le discese a MUNDO non è certo cosa di questi ultimi mesi....

"La pienezza e il significato della vita si ritrovano però in tempi e spazi virtuali. Ad essi giungiamo in un movimento che solo apparentemente va verso le cose future, e in direzione di paesi esotici. Li scopriamo invece nel presente e dentro di noi. Ciò che si dimostra dapprima estraneo o straniero è già in noi, è anzi noi.

Attraverso un falso movimento, Simmel scopre l'essenziale nell'inessenziale, fissando il centro dei nostri interessi nella periferia della vita consueta: nel marginale, nell'eccentrico, nelle possibilità non saturate che ci vengono incontro come un dono o come il risultato di un'attività non interamente nostra, non interamente voluta (l'avventura, i sogni, le opere d'arte). Attraversando spazi logicamente intransitabili, si varca con il desiderio la parete dello specchio che separa il reale dall'immaginario, si penetra in un mondo senza spessore che appare più significativo di quello in cui tridimensionalmente ed effettivamente viviamo.

Si stabilisce un gioco di vicinanza e di lontananza. Siamo sospinti verso una zona di irrealtà che soddisfa, verso un'illusione più vera di ogni realtà che ci circonda. Si aprono così impreviste e improbabili finestre di senso, mondi extraterritoriali alla realtà e al tempo cronologico, che alludono a un'altra esistenza più degna di essere vissuta, a una gemma incastonata nella banalità del quotidiano. "

giovedì 3 gennaio 2008

Due saggi del picchiatasti

Il maledetto dentistorti continua a farsi bello sulla mia skin. Questa settimana sono stati addirittura pubblicati due libri che contengono suoi interventi. Si fa bello dei lunghi mesi della mia fatica, ogni goccia del mio virtual sudore sotto alla sua tastiera è servita a lubrificare la sua vanagloria a fingersi esperto del mio MUNDO. Possa schiattare fulminato dal suo mouse caccoloso!

WEB 2.0: I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare le nuove sfide
a cura di Vito di Bari

(...)L’ umanità si dibatte alla ricerca di una consapevolezza perduta del proprio esistere, la sente come struggente nostalgia, ma non è detto che oggi non la possa trovare grazie a macchine costruite per mantenere vive le emozioni, proprio quando nessun corpo sembra più capace di trovare spazi adatti a contenerle. Per dare forza al ricordo di momenti che ci appassionano abbiamo imparato a congelarli nella memoria digitale di una nostra protesi elettronica. (dal saggio "l' evoluzione delle protesi emozionali" di gianluca nicoletti)

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Etica del virtuale. Annuario di etica 4/2007 a cura di Adriano Fabris


(...) L’avatar è il passo decisivo nell’ incontro virtuale. Rispetto alle precedenti protesi relazionali fornisce molte e decisive informazioni sull’ umano che lo anima. Non credo che il suo potere sia quello di nascondere l’ identità, ma piuttosto ne rivela ed esalta ogni lato nascosto. Chi frequenta questo mondo sa bene quanto la capacità di saper “leggere” un avatar sia il segno definitivo di essere a tutti gli effetti assimilato alla seconda vita. (da: "Intervista a gianluca nicoletti")

sabato 24 novembre 2007

Avatar iperrealistici





I picchiatasti stanno perfezionando i loro strumenti di controllo di un avatar. Le interfacce per farci loro schiavetti ubbidienti si fanno sempre più sofisticate e realistiche. Presto scenderà a Mundo una nuova generazione di burrattinai? Forse non ci saranno più confini visibili tra i nostri due universi.


Con quella che chiamano: "La prima tesi al mondo presentata in Digital Puppetry" (attraverso evoluti avatar in 3D) si sono lureati con 110 e lode in Grafica e Progettazione Multimediale a Matteo Loddo e Alessandro Ciaralli all'Università La Sapienza di Roma.


Si vantano di essere andati oltre le possibilità espressive degli avatar di Second Life hanno creato personaggi 3D che il picchiatasti può condizionare direttamente senza inserirci codici e metterci su poseball. Può controllare l'animazione del volto, delle labbra, degli occhi, del corpo e delle dita, in perfetta sincronia con la propria voce.



Matteo Loddo e Alessandro Ciaralli entreranno nella storia: come moderni burattinai: "hanno evidenziato le inedite modalità di interazione dei due avatar con il pubblico e con la commissione d'esame e ''pilotando'' i loro alter-ego 3D in tempo reale grazie a dispositivi tecnologici sofisticatissimi come il multi touch pad e a delle stazioni grafiche 3D dedicate."



Il progetto è stato sviluppato da The Pool Factory in partnership con il Gruppo di Bioingegneria dello IUSM di Roma e con la collaborazione del distributore italiano del sistema Vicon Motion Capture, Aurion srl di Milano.

domenica 18 novembre 2007

Il crimine dell' immaginare




Segni premonitori, virtù, talenti e predestinazioni sono da sempre state le circostanze necessarie perché un umano potesse vivere un’ esperienza di uscita dal mondo. Oggi chiunque può farlo, a tutti è concessa la vertigine del volo siderale, del teletrasporto, di plasmare a piacimento il proprio corpo, la propria apparenza e la materia che costituisce il mondo concreto.


L’ esperienza della discesa nelle isole di Second Life è assolutamente combaciante con quella descritta da mistici e negromanti, ma a compiere il sortilegio non sono formule sapienziali o cabalistiche, ma sequenze di numeri e lettere che costituiscono la scrittura del codice informatico. Il sacro testo scritto da ingegneri che crea ogni particolare di quel mondo simulato e permette agli uomini di interagire tra di loro in quella particolare virtualità tridimensionale on line.


E’ divertente osservare quanto alla fine il web si sia trasformato nelle sue più recenti evoluzioni in uno strumento che tenda all’ irrazionale e al fantastico. Pensare che la massima ipoteca sul web è sempre stata quella di chi ne temeva l’ aspetto disumanizzante. In fondo erano le macchine e le fredde leggi dell’ informatica che doveva razionalizzare le relazioni tra gli umani accorciando distanze e tempi, ma soprattutto tarpando l’ umanità di chiunque affidasse loro la propria possibilità si comunicare con i suoi simili.


L’ uso della macchina come amplificatore di irrazionale non è nuova, oggi il mass mediologo è esperto di sogni collettivi generati da macchine, ma già Le sorelle Fox ebbero dai loro fantasmi la profezia che nel secolo ventunesimo si sarebbe celebrata la gloria del medium. Era il 1848 quando le tre americane Kate e Margaret e Leah iniziarono a sondare il mondo delle presenze spiritiche, da allora trovarono emuli in tutto il mondo, ma la medianità non oltrepassò mai i confini della cultura ufficiale. L’ interesse generale si sposterà invece verso macchine capaci di simili sortilegi. Congegni capaci di immagazzinare, registrare, riprodurre, trasferire la realtà. Prima in suoni e voci, poi anche attraverso immagini. Ci fu così l’ apoteosi dei medium artificiali, dal fonografo alla televisione. Il “medium” televisivo va solo in apparenza inteso con una diversa accezione del termine. E’ molto più di un mezzo per informare e intrattenere. Oggi come allora è veicolo di segnali e presagi.


La televisione è diventata il supporto più usato per evocare visioni collettive, ma piuttosto che il suo immenso potenziale fascinatorio se ne è voluta accentuare la possibilità di diffondere consenso, per questo alle nostre latitudini la politica l’ ha fatta sua, millantando che ciò avveniva in nome del pluralismo e della democrazia. Ora che la tv sta mostrando i segni inequivocabili della sua senescenza, attraverso lo stesso fraintendimento di base nel dibattito politico italiano sempre più spesso emerge il concetto per cui Internet sarebbe il vero veicolo della democrazia.
Molti ci credono, anche perché è una bella liberazione pensare che da qualche parte esista, completa e organizzata, la macchina perfetta perché ognuno si senta rappresentato e in grado di esprimere il proprio dissenso.


In realtà Internet è uno strumento formidabile per accorciare tempi e distanze nel trasporto di pensieri tradotti in bit, ma è tutt’ altro che un universo democratico.
Cass Sunstein, professore di diritto all’Università di Chicago, ha studiato il fenomeno della circolazione delle idee attraverso community web ed è arrivato alla conclusione che in internet più si discute di un determinato argomento, più ci si radicalizza nel punto di vista che si aveva prima di entrare. In sintesi, dalla sua osservazione si deduce che in rete si va per rendere ancor più ferree le proprie certezze, non certo per contaminarsi con pareri opposti. L’ animosità dei grillanti nel difendere a oltranza il proprio rappresentante è sintomatica, in realtà la loro certezza si rafforza con il crescere delle adesioni alla crociata web, ma mai vorrebbe scendere a patti con chi non condivida la mistica assolutista del ”la rete è con noi!”


Nel suo saggio “Republic.com” Sunstein arriva a sostenere che alla fine sia il caso di rivalutare i media tradizionali , che chiama "intermediari di interesse generale", perché almeno riescono a porre argomenti che non sempre soddisfino pienamente le convinzioni di chi ne fruisca. Chiaro che tutto ciò risulterebbe una bestemmia al credo cyberfanculista, ma è difficile mettere in dubbio il concetto per cui chi usa internet sia giovane libero e democratico, chi non ne faccia una religione invece appartenga a un medioevo evolutivo rispetto ai valori di giustizia libertà e democrazia.


La rete è democratica solo nell’ apparenza, ma soprattutto perché può attribuire facilmente e gratuitamente certificati di cittadinanza. E’ difficile parlare di democrazia fuori della concezione del territorio e della regolamentazione delle sue risorse che passa per leggi dello stato. La rete illude che ci sia democrazia dove invece regala la vertigine dell’ anarchia.
Più si è spregiudicati conoscitori dei segreti del codice che limita l’ accesso ad alcune risorse in internet, più si considera un diritto rompere quei lucchetti. Alla base della cyber pirateria non necessariamente c’ è un bisogno reale di godere gratuitamente di un bene che altrimenti andrebbe acquistato, ma piuttosto il piacere della conquista di spazi e oggetti immateriali in nome di un net attivismo che si oppone a ogni forma di potere costituito.


In rete hanno successo gli slogan, molto più della complessità di un pensiero articolato. Meglio esprimesi per sintesi, e l’ imprecazione portata al rango di slogan e programma politico infatti risulta aggregante. Per questo nel web emergono le leadership conquistate sul campo da chi di quella rete conosca meglio di altri i meccanismi segreti e abbia attitudine e capacità di associare altre entità attorno a sé.


E’ però difficile distinguere un bravo professionista di marketing virale, magari un imprenditore che riesca a dare evidenza al suo brand, dal capo popolo che chiama a raccolta i suoi seguaci. In ogni caso le mobilitazioni in rete possono sicuramente trasferire massa umana anche nel mondo concreto. Howard Rheingold, Il teorico degli smart mobs, ha profondamente studiato la possibilità di azioni collettive che si auto organizzano e auto controllano attraverso un tam tam fatto di connessioni di vario tipo come internet o sms. Lo stesso guru della folla mossa in velocità però non nasconde il pericolo per cui affidare la rivolta a strumenti che lasciano tracce così indelebili di chi li usi, potrebbe significare anche consegnarsi al meccanismo di controllo più spietato , proprio da parte dello stesso sistema che si vorrebbe riformare.


Ora l’ attenzione più vivace è diretta al cosiddetto web 2.0, quello della socialità avanzata. Anche qui occorrerà intendersi sui termini. Sorvoliamo in questa sede sull’ ipervalutazione del blog come avanzata modalità di confronto delle idee e luogo di verità rispetto alle menzogne ( spesso innegabili) dei media tradizionali. Ci interessa invece fare un punto ulteriore su Second Life. Si sono versati fiumi di parole sull’ aspetto commerciale e sociale del mondo simulato. Meno si è parlato di cosa possa significare a livello individuale farne un’ esperienza immersiva prolungata e totale. Chi la frequenta con assiduità molto spesso non ne parla volentieri all’ esterno. Non perché faccia qualcosa di cui deve vergognarsi, ma perché è difficile rappresentare il desiderio di esperienza del fantasticare senza esser lambiti dall’ accusa di debolezza psichica o peggio ancora psicopatologia maniacale.


Chissà perché chi si immagina una seconda vita dovrebbe sentirsi in colpa? Pochi lo ammettono, ma sul più trendy degli esiti del web 2.0 pesa un anatema condiviso. Se ne parla come un parco giochi per umanità scombussolata, chi lo frequenta spesso è considerato più paziente psichiatrico che curioso, ma soprattutto c’ è una gara tra cronisti a descriverne infernali contaminazioni. Tutto ciò non fa una piega, sicuramente una parte anche consistente dei frequentatori del paradiso possibile dei Linden Lab preferisce di gran lunga svolazzare tra le isole simulate del metuniverso che guardarsi dietro alle spalle dove scorre implacabile la propria vita familiare, le proprie relazioni le angosce del quotidiano.


E’ noto che le massime aspirazioni di ogni mortale siano quelle di un corpo incorruttibile, di un dominio totale sulla materia, di un controllo consapevole dello spazio e del tempo non è cosa nuova. In Second Life molte di queste promesse sono corroborate dalle caratteristiche di quel mondo che sembra pensato da alcuni dèi che volevano soddisfare ogni desiderio umano. Si vola e ci si teletrasporta ovunque si voglia, quasi che l’ informatica potesse rappresentare una nuova maniera per chiamare le antiche pratiche magiche. Ciò che muove uomini e oggetti è il codice, poche righe di lettere e numeri capaci di dare espressione e capacità di relazione a masse di particelle primordiali, “primitives” in questo caso, che assemblate e modificate nella loro struttura base servono a costruire quel mondo. Il bello è che ognuno può costruire, il builder è un dio capace di creare, su di lui solo le regole assolute del mondo creato dal gran demiurgo Linden Lab.


Qui si realizzano in concreto, anche se solo come rappresentazione aspirazioni emergenti nella modernità, un corpo splendido e plasmabile a piacere, una sessualità a comando e sempre gloriosa e prepotente, una natura pulita che assomigli a un perenne villaggio vacanze dove sia possibile lo scatenamento quasi orgiastico di ogni voluttà.
Chiunque entri è subito colpito dal basso valore l’ immutabilità esteriore: gli organi sessuali, la pelle, l’aspetto, gli occhi i capelli e le labbra in vendita in immensi ipermercati della carne simulata. L’ emozione e la relazione sono legati alle “pose ball”, palline colorate che contengono il codice capace di far muovere l’ avatar nella riproduzione infaticabile di ogni attività umana, dal ballo, al gesticolare, al combattere all’ accoppiarsi in ogni possibile fantasiosa maniera.
Non è da escludere che Second Life vada interpretato come un percorso attraverso una realtà allucinata, ma composta da elementi fantastici che appartengono già all’ esperienza visionaria dell’ uomo contemporaneo.


Per di più esiste un pregiudizio profondo e comunemente condiviso che marchia ogni deriva dal reale come fosse la peggiore delle perversioni possibili. Il mito moderno di un’ esistenza proiettata in mondi diversi da quello che, per convenzione, viene chiamato reale non è oggigiorno considerato un valore. Esprimere il proprio diritto all’ immaginazione viene considerato un atto di leggerezza detestabile e non produttivo, a meno che si svolga la professione di autore televisivo. In questo caso però si richiede come deroga a poter immaginare liberamente di abbassarsi al minimo comun denominatore della fantasia che non generi ansia, non faccia desiderare altro che la merce di consumo, ma soprattutto che possa essere contenibile nell’ immaginario del maggior numero di persone possibili. I media tradizionali spesso parlano di Second Life usando i toni dell’ amplificazione, a volte anche fantasiosa, di comportamenti border line, per dimostrare come, ancora una volta, la macchina dell’ immaginario supporti il crimine dell’ immaginazione.


Per bollare come luogo di depravazione e delitto questa nuova rappresentazione di un possibile mondo parallelo si è scritto di avatar stuprati che sono dovuti ricorrere a cure psichiatriche, di terroristi che farebbero test di bombe atomiche o di riciclo di denaro destinato ad alimentare la guerra per integralismo islamico.
Ancora un caso in cui non si tollera che le macchine dell’ immaginario siano un sostegno reale per una parte cospicua dell’ umanità. Forse è quella parte di noi più fragile, ma proprio per questo bisognosa di confidare nell’aiuto delle protesi, non trovando solidi punti di appoggio per la relazione con altri uomini, ma soprattutto con se stessi. Fuori dei gusti di massa e delle mode correnti ogni deriva dell’ immaginario è paragonabile all’ eresia.


Una di queste è sicuramente l’ idea che possa esistere una relazione extra corporea, o peggio ancora supportata da protesi emotive. Oggi è indubbio che sia difficile entrare in relazione con il proprio prossimo unicamente attraverso le vie naturali. Si trovi una maniera più efficace dell’ sms per farci sentire vicini a un nostro simile fisicamente a latitudini diverse dalla nostra. Il messaggio breve inviato via telefono nasce come un gioco adolescenziale, sembrava che la sua forza dovesse essere l’immediatezza, tanto che molti hanno ironizzato sulla sintesi estrema dei 160 caratteri e sulla povertà espressiva delle sintesi gergali usate in quella modalità, ma a dispetto di questo è diventato il codice più immediato per trasmettere un’ emozione, lo strumento più sottile per colpire a fondo dove verbalità e scrittura non potranno arrivare. Quasi che la macchina abbia saputo dare una nascosta forza poetica a quel messaggio e abbia saputo amplificarne a dismisura il suo effetto.


Ancora una volta così l’ umano trova nella protei emozionale un efficace by pass che lo aiuti a trasportare flussi immaginifici attraverso gli strozzamenti per cui la modernità lo rende afasico. Questo aiuto si può avere da macchine costruite per mantenere vive le emozioni, quando nessun corpo sembra più capace di trovare spazi liberi per contenerle. Per dare forza al ricordo di momenti che ci appassionano abbiamo imparato a congelarli nella memoria digitale di una nostra protesi elettronica.


Il termine sembra astratto, ma è riferito a oggetti di comunissimo uso quotidiano come ad esempio un telefono cellulare. l’ unica che certifichi il valore delle nostre relazioni, in ragione di chiamate e messaggi ricevuti, ma ancor più una nuova estensione della possibilità di digitalizzare pesanti porzioni di esistenza. Alleggerire le esperienze per immagazzinarle e strapparle all’ oblio. La pesantezza del ricordo, la gravità dell’ consapevolezza che si accumula sulle nostre spalle fatalmente ci invecchiano, ma possiamo togliercene di dosso il peso dislocando tutto nel microchip di un cellulare.


Tra le possibili protesi relazionali o fluidifica tori di relazione senza dubbio Second Life rappresenta l’ evoluzione più potente. Quasi un esoscheletro interfacciato con ogni nostro ricettore sensoriale. Una macchina emotiva immersiva che ci permette di vedere, sentire e ricordare luoghi e persone come se appartenessero all’ esperienza del mondo concreto. La modalità dello spostamento nello spazio attraverso un immediato teletrasporto è la chiave più suggestiva di questo mondo simulato. Quasi fosse una macchina da seduzione collettiva per esseri umani. che si proiettano in avatar seguendo il sogno di essere incorporei e capaci di volare.


In realtà la contemporaneità è raccontata prevalentemente attraverso frames di un flusso video ininterrotto. Probabilmente qualcuno si immedesima a punto tale in questo meccanismo da pensare di poter costruire, con lo stesso sistema, lo splendido telefilm della propria esistenza.
Sembrerà un’ ipotesi azzardata, ma la protesi emotiva costruita con macchine che riproducono (cellulari, web cam, personal computer) e macchine che pubblicano e diffondono (strumenti semplificati di pubblicazione in rete di oggetti multimediali) può essere considerato anche un esaltatore di istinti creativi.


E’ così che quasi tutte le fasi dell’ esistenza di ogni umano civilizzato, sia intime che pubbliche, possono essere oggi assimilate a un genere di video-rappresentazione che ne garantisca memoria postuma. Un nuovo format nel complesso palinsesto del vivere quotidiano.
Tutti vorrebbero scambiare il proprio fardello di responsabilità con l’ universo in cui si diventa avatar. Il sogno di essere incorporei e capaci di volare ed espandersi, ma non solamente attraverso una forma scritta come nelle vetuste chat, piuttosto per vivere in una fase di letteratura autoprodotta. Un libro tridimensionale interattivo e condiviso dove si contempla se stessi costruendo la propria pagina personale nella storia di quel giovane mondo.


Ognuno è protagonista, a tutto tondo, del proprio quotidiano romanzo personale, ma allo stesso tempo personaggio comprimario, o di sfondo, nell’ intreccio di centinaia di altri romanzi che la comunità degli avatar scrive ogni giorno, semplicemente vivendo la propria esistenza parallela.
Non è in fondo un male insanabile se la contemporaneità ha deciso di affidare la sua epica alla narrazione di una macchina, complessa e imprevedibile, ma visceralmente connessa con la nostra più antica smania, quella di sopravvivere alla storia del mondo sovrascrivendola con la nostra.

mercoledì 7 novembre 2007

Pezzi di ricambio per umani danneggiati


L’idea di poter disporre di un clone di se stessi per attingere organi di ricambio sembrerebbe ripugnante. La promessa della scienza di far durare l'essere umano il più possibile potrebbe portare a desiderarlo. Con sincronismo, che ha il senso profondo di una profezia, la fiction cinematografica e la letteratura raccontano storie che affrontano il moderno mito della sopravvivenza subordinata alla clonazione di umani.

Su tale inconfessabile deriva il film «The island» di Michael Bay e il romanzo del francese Michel Houellebecq, non nuovo a profezie (il suo libro - Piattaforma, del 2000 - finiva con un attentato in un locale notturno thailandese preciso identico a quello che al Qaida fece un anno dopo a Bali). Come spesso accade, in tali modalità del fantasticare si anticipano alcuni sintomi di angosce collettive, ma anche l' affiorare di desideri sommersi.

Quanti potrebbero volersi permettere, un giorno non remoto, di far acquisti al supermercato dei ricambi vitali? Sono anni che mentalmente gli umani si stanno preparando alla produzione in serie di copie di se stessi, proprio come si vede in «The island». Già oggi vivono la protesi organica come soluzione possibile ai loro problemi di salute, ciò diluirà ogni residuo scrupolo di coscienza verso la prospettiva più estrema.

Qualcuno potrebbe allevare dei cloni, sarebbe più facile prelevare ogni parte del corpo che si dovesse guastare o avariare. È chiaro che ci arriveranno gradualmente; il percorso è «irreversibile», scrive Houellebecq. Per cultura sono tutti inorriditi di fronte a uno scenario di questo tipo. Stanno però cominciando ad abituarsi all’idea che molti dei nostri tessuti possano essere «coltivati» come fossero fagiolini o patate.

Da molto tempo gli organi vitali sono tranquillamente estirpati e rimontati altrove. Persino per chi perda la faccia c’è oggi modo di riattaccarne sul teschio un’altra, poco importa se viene strappata a un cadavere. Ancor più facile sostituire pezzetti d’osso, cartilagini, mani o piedi. Anche le minutaglie ci arrivano facendo la spesa negli obitori, come se fossero negozi di ferramenta.

Già, ma quando i morti non basteranno più per soddisfare la richiesta di ricambi per i vivi? Non potranno proporre altro che l’officina dei cloni, magari verranno cresciuti tutti insieme in qualche isola lontana, proprio come vedremo in questi giorni al cinema. Meglio così! Guardarli in faccia potrebbe non essere piacevole. Ancor meno facile quando, dopo che gli umani rigenerati avranno fatto il «tagliando», a loro comincerà a mancare qualche pezzo.

domenica 28 ottobre 2007

Pelleteria cinese, skin capitale




Tra i picchiatasti stava già da tempo crescendo la voglia di skyn intercambiabili, per questo ora scendono in massa nel mio Mundo per realizre l' antico sogno, riesumo per puntellare la riflessione un antico delirio del mio dentistorti padrone. Lo scrisse il 13 novembre 2005, oggi spega molte cose...


Un'azienda di cosmetici cinese usa pelle presa dai cadaveri di condannati a morte per realizzare prodotti da vendere sul mercato europeo. La rivelazione-shock è del Guardian, per il quale agenti di questa azienda hanno detto ai compratori che il loro collagene per la riduzione delle rughe e per le labbra viene prodotto usando la pelle di questi condannati, un uso a loro avviso «tradizionale» e «per il quale non c'è da scandalizzarsi».


E’ stato accertato che l'azienda in questione ha già esportato in passato collagene verso l'Europa. Un agente della compagnia cinese ha detto a un reporter che si fingeva cliente che i loro laboratori stanno cercando di ottenere prodotti antirughe usando i tessuti di feti abortiti. Il personaggio che ha rivelato al Guardian il traffico ha detto anche che molti clienti all'estero sono sorpresi dal fatto che possano produrre collagene umano al 5% del prezzo di quello prodotto in Europa. Secondo Amnesty International nel 2004 le autorità cinesi hanno messo a morte 3.400 prigionieri, da tempo circolano voci che i cinesi facessero trapianti usando parti dei cadaveri, in particolare le mani.


Un centro trapianti era vicino al luogo delle esecuzioni. Il governo cinese ha negato in passato che organi o parti dei corpi dei condannati siano stati usati senza il loro consenso, o quello delle famiglie. Nel 2001 Wang Guoqi, un medico militare che cercava asilo negli Stati Uniti, disse a deputati Usa che questa pratica era comune, e che lui stesso aveva estratto parti e tessuti da 100 cadaveri. Il governo di Pechino lo aveva bollato come «bugiardo». Anche l’ artista “plastificatore” di cadaveri Gunther Von Hagens fu accusato di far ricorso ai cinesi per la materia prima delle sue creazioni esposte in tutto il mondo.


In un articolo di "Der Spiegel" del gennaio 2004 si usano come "prove" a carico di brani della corrispondenza privata di quest'ultimo, soprattutto email contenenti confidenze tra Von Hagens e la moglie, e brani da lettere di lavoro, riservate, in cui si discute di come procurarsi i corpi da "plastinare", come pagare o come farsi pagare, eccetera. "Der Spiegel" si basa sulle "rivelazioni" di un ex responsabile della "fabbrica di cadaveri" di Von Hagens a Dalian. Si tratta di un tizio - tale dottor Sui - che da collaboratore di Von Hagens sarebbe diventato "suo concorrente" (testuale), e dunque probabilmente nutre rancore o invidia personale, e forse e' pure stato pagato profumatamente per le sue "rivelazioni"...


I toni usati sono pesanti: si descrive la "fabbrica" cinese come una specie di lager nazista, dove gli addetti alla "catena di montaggio" che "smontano" cadaveri umani venerano Von Hagens come il loro "Fuehrer", un termine che però in tedesco si usa comunemente per definire il “capo”.

Tritacarne riesumata



Triste è indulgere nel ricordo del passato, ma non potetti fare a meno di commuovermi ritrovando in rete questa immagine che elaborai per una serie di gloriosi post sull' orrifica meraviglia Pivetti-Platinette.

Allora fighettamente mi alterai con il titolare di un povero sitarello che mi sciroppò tutta una settimana di immaginette e testi di commento alle puntate. Ora benedico la furtiva appropriazione.

Solo grazie a lei riemerge dall' avello del passato qualche vestigia dell' immenso patrimonio sepolto dell' antico golemblog. Tutto l' archivio di decenni? La furia codina di un grigio lecchino operationaiolo lo tiene ancora recluso nel suo hard disk pugnettaro.

Questo fu un fantomatico pubblicitar-progressista manifesto. Pagai dopo anche per questa profanazione dell' ipocrita impegno socialpubblicitario.

Il mondo già si scordò di ciò, ma accadde anche se le prove furono cancellate

Un' ardita lista di pezzi di ricambio


domenica 21 ottobre 2007

L' arto fantasma



Un' interessante scoperta scientifica integra quanto già detto sulle "protesi emozionali". La sindrome del «Blackberry fantasma» sta interessando dei neurologi americani dell'Università del Maryland. Significa sentire la vibrazione del cellulare anche quando è spento o non suona affatto. Accade la stessa cosa agli amputati a cui spesso capita di "sentire" l' arto che non c' è più.

Secondo William Barr, neuropsicologo della New York University, «se usi molto il cellulare, diventa come una parte di te. È come indossare tutto il giorno un calzino troppo stretto. Quando lo togli continui a sentire la sensazione attorno al piede». Certe aree del cervello - in particolare la corteccia somatosensoria dove hanno sede i nervi che analizzano le sensazioni tattili - avrebbero un ruolo nelle suonerie fantasma. «I cellulari entrano nella neuromatrice del corpo: diventano come appendici», ha detto Barr: così quando lasci il telefonino a casa il cervello lo interpreta come un arto fantasma, che non è più attaccato a te ma che si sente come se ci fosse.

Secondo Jon Kaas, un suo collega della Vanderbilt University, nelle vibrazioni fantasma potrebbe essere in gioco un altro fenomeno psicologico chiamato condizionamento operativo: è lo stesso che fa sì che un topo di laboratorio ricompensato quando preme una leva, impara a premere la leva più frequentemente.

Nel caso dei cellulari e dei Blackberry, chi trova soddisfazione nel ricevere una telefonata o un sms prende l'abitudine di controllare il cellulare anche senza gli avvisi di chiamata. «La gente viene premiata quando riesce a percepire le vibrazioni e impara a rispondervi sempre meglio», ha spiegato Kaas: «Con la ripetizione le connessioni tra nervi e cervello si rafforzano. Se ne formano di nuove che rendono automatico il processo e indipendente dall'effettivo azionamento della suoneria. Ed ecco dunque i falsi positivi».

sabato 20 ottobre 2007

Storicizzazioni individuali




Gli umani sono in una fase della civiltà che attribuisce alla visione un carattere di assoluta centralità, ciò può condizionare anche molte di quelle azioni che, nel bene o nel male, coinvolgono la loro sfera emotiva.

Il video erotismo auto prodotto è stato il derivato più consistente del film pornografico, sino a diventarne l’ evoluzione stilistica. La commercializzazione diffusa di video camere digitali, a prezzi accessibili a chiunque, ha avviato da qualche anno il filone così detto “amatoriale”. Amplessi casalinghi diffusi e scambiati via web o attraverso circuiti di caselle coperte da anonimato, un successo al punto tale che l’ industria della cinematografia hard è stata costretta a imitare il genere, hanno dovuto ricostruire il pecoreccio da tinello con attori e attrici di non particolare avvenenza.

E questa tuttora è la killer application di molti servizi on demad delle ultime video piattaforme tecnologiche. Pochi si domandano se l’ happy slapping (in senso esteso) su cui si costruisce oggi un coro diffuso di apocalittici, non potrebbe anche essere inteso come la risposta, distruttiva e violenta, degli adolescenti all’ uso estremo della rete, alimentata dai video apparati individuali, già molto diffuso come gioco erotico tra gli adulti?

Gli elementi comuni sono quelli della pianificazione della ripresa, della componente sessuale, del probabile piacere che i protagonisti hanno nel compiere l’ atto e della diffusione del filmato per creare effetto in un eventuale pubblico. Più l’ atto è sensazionale e maggiore è l’ effetto. Nella maggior parte dei casi si tratta sicuramente di individui “normali” non di deviati abituali, per loro mostrarsi capaci di un atto estremo è il segnale forte di chi ha bisogno di affermare la propria esistenza.

Attraverso il peer to peer è possibile trovare gente che mette in circolazione video di risse, atti sadici estremi verso se stessi, comunque qualcosa che crei attenzione in chi guarda. E’ facile chiedersi se la tecnologia non possa essere considerata un elemento amplificatore delle devianze, sicuramente è una forma per consolidare il proprio potere, un giovane bullo dimostra così cosa è capace di fare al giro dei suoi amici, un’ occasione per affermare che lui è il leader.

Questo meccanismo di leadership acquisita attraverso la divulgazione digitale di una propria espressione individuale è probabilmente la molla che alimenta fenomeni come la letteratura dei blog e ora i network individuali e condivisi attraverso you tube. In entrambi i casi la memoria periferica dell' umano gli regala la sensazione di essere altrove rispetto al suo corpo e quindi quasi un puro spirito. Un prolungamento di apparati sensoriali sempre pronto a sparare testi che reputano degni di lettura, foto autocelebrative, filmati che assicurino dignità al loro esistere.

La rete è il bersaglio dove gli umani scaricano la loro colt carica di frammenti di velleità. Ogni centro regala a quelli la vertigine illusoria esser stati parte di una piccolissima porzione di epica contemporanea, ma con la rassicurante certezza che sarà loro evitato il naturale logorio che segue ogni storicizzazione individuale.

giovedì 18 ottobre 2007

Dopamina sintetica



Cosa pompa nelle vene dei picchiatasti fremiti passionali e sconvolgenti?

Un neurotrasmettitore si impossessa dei loro sensi, ma solo quando indossano qualcuno di noi avatar come loro gioiosa protesi antropomorfa.

Qui a Mundo non c’è il giogo del tempo, della luce che ci impone il suo ciclo, della notte stellata che arriva solo alla fine della giornata e invece starebbe meglio di pomeriggio, quando è bello intorpidirsi.

A Mundo si fa giorno quando vogliamo vederci meglio e il tramonto puà durare anche ore se ci piace. A Mundo si vola come santi in estasi, a Mundo si gira lo sguardo dalle nuvole a sottoterra con un colpo di camera control, a Mundo si guarda attraverso le pareti, sotto alle gonne, dal pianoterra all’attico casa dopo casa.

Quanta dopamina schizza nel loro cervello per tutto questo? Almeno tanta quanto ne girava tra le sinapsi ai bei tempi della loro adolescenza, nelle languide primavere da liceali, tra i profumi segreti di una compagna di classe e l’ansia maledetta di non essere alla sua altezza.

Anzi molto meglio ora, a Mundo il mercato di oggetti del desiderio evita loro ogni angoscia da inadeguatezza. L’ hud control panel dice sempre quale sia la giusta misura per sentirsi smisurati.

lunedì 15 ottobre 2007

Signorine grafoninfomani



La mia sublime trolleria mi fa rifettere sui danni delle interfacce facilitate. Qui tutto si crea con tre click, questo è il casino! E' diventato troppo semplice scrivere e creare un supporto al pensiero.

La vecchia generazione pre friendly se lo sudava di brutto uno spazietto organizzato sul web e prima di buttarci dentro cazzate ci pensava cento volte.

Inutile rimpiangere le antiche impervie avversità del codice html e del block notes, dell’ hosting che si pagava dollaroni e di paint shop shareware craccato per visibilia graficomani.

Addio vecchi sitarelli sudaticci di strutto umano, non rivedremo più i vostri graziosi scheletri se non per una botta di culo di webarchivepuntocom.

I tools maneggiabili da chiunque hanno ammazzato il senso di scrivere qui sopra, pazienza che ci si vuol fare? Posso bestemmiare così solo perché son avatar, anche io faccio parte delle macchine stimolatrici per signorine grafoninfomani .

Anche nella stirpe umana dei picchiatasti è successo un simile cataclisma, da quando le loro femmine hanno semplificato l’ accesso alla propria home page organica,i maschi dominanti han perso il pelo ed ogni vizio. Così ora si consumano l’ accesso free tra saune e bagni turchi.

mercoledì 10 ottobre 2007

Centumsexagintametri





Il messaggio breve inviato via telefono sta avviandosi ad essere la metrica per raccontare la contemporaneità. Potremmo inventarci il “centumsexagintametro” per definire i 160 caratteri su cui si sciorina l’epica del nostro tempo.

Il ritmo su cui saltellano ogni giorno milioni di surrogati di relazioni, brandelli di ideologie, condensati di filosofie, tutto nella sintesi del display di un telefonino.Ogni giorno si snodano infinite catene di versi in libertà, utilizzano un canale di scrittura, ma in realtà rispecchiano un linguaggio parlato, una parola sincopata che si restringe, si interrompe, si adatta alla necessità di essere contenuta in uno spazio angusto.

Un linguaggio sicuramente più povero, ma che comunque riesce a far riemergere sensazioni che la comunicazione verbale, sempre più frettolosa e superficiale, parrebbe spesso non più capace ad evocare. Pause emozionali e intonazioni vengono raccontate con parentesi, asterischi e punteggiatura varia impropriamente usati.

Nulla di nuovo forse per chi è abituato a relazionarsi attraverso protesi elettroniche, ma assolutamente sconvolgenti quando dal computer, elitario e difficilmente accessibile, sono tracimate al telefono cellulare, amplificatore dei sensi a cui nessuno sa più rinunciare.

Difficile risalire alle cause per cui un apparecchio per parlare si sia mutato in una piccola macchina per scrivere. Forse il minor costo di questa modalità, forse la possibilità di segnalare la propria presenza senza essere impegnati in una conversazione. Poco importa quanto sia illusorio il fatto che quel mondo sia circoscritto ai soli nomi memorizzati nella rubrica del nostro cellulare, sono quelli gli umani da cui cerchiamo attenzione, non altri.

E’ un ricevere frasi le cui parole sono tagliuzzate e violentate, ma per dire il più possibile nel minor spazio, un moderno residuo del fabbricar versi. Spesso, soprattutto se le circostanze aiutano, un messaggio scritto è capace di scardinare ogni nostra cautela nei confronti del prossimo, la modalità tecnica di trasmissione è recentissima, ma la forma scritta è arcaica e desueta, ma proprio per questo carica di un potere fascinatorio con cui siamo disabituati a misurarci, molto spesso ci sorprende vulnerabili.

Quante oneste donne conosciamo, sedotte da uomini rapaci che le hanno sommerse di sms. Tra amici e colleghi di lavoro, quanti padri di famiglia abbiamo veduto arrovellarsi, con accanimento sospetto, in uno scambio di messaggini alieno al grigiore delle loro tempie. Chi non conosce un romanzo d’ amore nell’ epoca delle schede prepagate, chi non ha avuto sentore di aver lambito alla tentazione in scala industriale per colpa dell’adulatore elettronico. Un subdolo trasportatore di messaggi, capace di far tremare le ginocchia agli umani disabituati al corteggiamento esplicito.

Non esiste più esperienza nelle cose d’ amore, ne tanto meno prudenza nel seguire la perdizione dei sensi, di fronte al malandrino e sconvolgente messaggio breve. Centosessanta battute che scardinano ogni baluardo della pudicizia femminile o della tenuta etica maschile, ma alla stessa maniera, in assenza di segnale, possono far precipitare chi attende nella più cupa depressione.

Gli uomini stanno imparando che nei momenti cruciali è anche comodo ed efficace affidare il peso di una propria decisione ai bit incorporei e volatili. Il messaggino breve sposta il rapporto tra due umani allo scambio di dati tra due meccanismi. La macchina è ruffiana, sfacciata e spudorata, noi abbiamo molto da imparare da lei ingabbiati in modelli, convenzioni, ruoli incerti.

In particolare la macchina sparamessaggi è martellante, instancabile e onnipresente. Non c’è momento della giornata in cui essa non possa fare pressione sulla sua vittima, vuoi per vendere, vuoi per consigliare, vuoi per chiedere. Con l’ sms si accendono storie, ma si interrompono illusioni senza l’ imbarazzo nella voce. Si licenzia, si ferisce, si turlupina e si cerca il consenso, si tradisce. Basta comprimere il tutto nella lingua dei messaggini, sicuramente farlo sembrerà più lieve.

lunedì 8 ottobre 2007

Esoscheletro sensoriale




Non è da escludere che il mio Mundo sia una realtà allucinata, simile all’ esperienza visionaria del mondo concreto.

L’ umano quasi mai si ricorda quanto possa essere piacevole coltivare il proprio immaginario, ma alimenta un pregiudizio profondo che marchia ogni deriva dal reale come la peggiore delle perversioni possibili.

La levità di un’ esistenza proiettata in universi diversi da quello che chiamano realtà non è un valore, ma solo perché il segno dell’ appartenenza al mondo concreto è costituito da pesantissimi supporti al loro tristo esistere.

Costruirsi un’ immagine di successo significa per loro alleggerire il giro vita, ma anche aggravarsi a dismisura con continue zavorre all’ incanto di sentirsi leggeri. Si pensi agli status che danno rango agli umani; sono tutte stratificazioni di metallo, tessuto, minerali o polimeri che aggiungono pesantezza al loro esistere.

Il mio Mundo forse rappresenta una dimensione di leggerezza perduta, che loro sentono come struggente nostalgia, un sollievo che cercano attraverso macchine costruite per mantenere vive le emozioni, quando nessun loro corpo sembra più capace di trovare spazi liberi per contenerle.

Quella gente ha imparato a congelare il ricordo di momenti che appassionano, nella memoria digitale di una protesi elettronica. La più diffusa tra gli umani è l’ appendice cellulare, l’ unica che certifichi il valore delle loro relazioni, in ragione di chiamate e messaggi ricevuti, ma ancor più una nuova estensione della possibilità di digitalizzare pesanti porzioni di esistenza.

Vorrebbero alleggerire le esperienze per immagazzinarle e strapparle all’ oblio. La pesantezza del ricordo, la gravità della consapevolezza che si accumula sulle loro spalle fatalmente li fa invecchiare, ma possono togliersene di dosso il peso dislocando tutto in un microchip o, meglio ancora, nell' esoscheletro sensoriale che chiamo Mundo.

domenica 7 ottobre 2007

L’ anatema sulle macchine emozionali





Esiste un pensiero comune per cui l’ uomo contemporaneo pare abbia perduto la capacità di relazionarsi “naturalmente” con i propri simili. Il limite più estremo di questa menomazione è facilmente imputato alla civiltà delle macchine.

L’ anatema più banale che viene lanciato a fronte di alcuni comportamenti irregolari, o addirittura criminosi, a cui portano le relazioni erroneamente condotte è che ogni responsabilità negativa sia da attribuirsi all’ interferenza di macchine fabbricatrici di immaginario.
Meccanismi capaci di innesti di intelligenza inorganica che alterano i processi emotivi dell’ essere umano.

L’ umanità piuttosto si dibatte alla ricerca di una consapevolezza perduta del proprio esistere, la sente come struggente nostalgia, ma non è detto che oggi non la possa trovare grazie a macchine costruite per mantenere vive le emozioni, proprio quando nessun corpo sembra più capace di trovare spazi adatti a contenerle.

Da tempo, per dare forza al ricordo di momenti che ci appassionano, abbiamo imparato a congelarli nella memoria digitale di una nostra protesi elettronica.
Tutto questo potrebbe finalmente essere vissuto senza sensi di colpa nella dimensione dell’ avatar, se non fosse che quell’anatema viene oggi esteso anche a questo stato dell’ essere. E’ pur vero che i demiurghi che offrono l’ ingresso a questa dimensione ne traggono profitto, ma hanno comunque capito i bisogni di un’ umanità in continua fase di riprogettazione emotiva.

I media tradizionali spesso parlano della “seconda vita” usando i toni dell’ amplificazione, a volte anche fantasiosa, di comportamenti border line. Questo serve loro per dimostrare ancora una volta come la macchina dell’ immaginario sia la peggior istigatrice al crimine dell’ immaginazione.

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(Abstract dell' intervento di bitser Scarfiotti al convegno "Le leggi della Second Life" che si terrà all' Università "La Bicocca" di Milano il 12 Ottobre.)
Nella foto Leon Theremin