mercoledì 10 ottobre 2007

Centumsexagintametri





Il messaggio breve inviato via telefono sta avviandosi ad essere la metrica per raccontare la contemporaneità. Potremmo inventarci il “centumsexagintametro” per definire i 160 caratteri su cui si sciorina l’epica del nostro tempo.

Il ritmo su cui saltellano ogni giorno milioni di surrogati di relazioni, brandelli di ideologie, condensati di filosofie, tutto nella sintesi del display di un telefonino.Ogni giorno si snodano infinite catene di versi in libertà, utilizzano un canale di scrittura, ma in realtà rispecchiano un linguaggio parlato, una parola sincopata che si restringe, si interrompe, si adatta alla necessità di essere contenuta in uno spazio angusto.

Un linguaggio sicuramente più povero, ma che comunque riesce a far riemergere sensazioni che la comunicazione verbale, sempre più frettolosa e superficiale, parrebbe spesso non più capace ad evocare. Pause emozionali e intonazioni vengono raccontate con parentesi, asterischi e punteggiatura varia impropriamente usati.

Nulla di nuovo forse per chi è abituato a relazionarsi attraverso protesi elettroniche, ma assolutamente sconvolgenti quando dal computer, elitario e difficilmente accessibile, sono tracimate al telefono cellulare, amplificatore dei sensi a cui nessuno sa più rinunciare.

Difficile risalire alle cause per cui un apparecchio per parlare si sia mutato in una piccola macchina per scrivere. Forse il minor costo di questa modalità, forse la possibilità di segnalare la propria presenza senza essere impegnati in una conversazione. Poco importa quanto sia illusorio il fatto che quel mondo sia circoscritto ai soli nomi memorizzati nella rubrica del nostro cellulare, sono quelli gli umani da cui cerchiamo attenzione, non altri.

E’ un ricevere frasi le cui parole sono tagliuzzate e violentate, ma per dire il più possibile nel minor spazio, un moderno residuo del fabbricar versi. Spesso, soprattutto se le circostanze aiutano, un messaggio scritto è capace di scardinare ogni nostra cautela nei confronti del prossimo, la modalità tecnica di trasmissione è recentissima, ma la forma scritta è arcaica e desueta, ma proprio per questo carica di un potere fascinatorio con cui siamo disabituati a misurarci, molto spesso ci sorprende vulnerabili.

Quante oneste donne conosciamo, sedotte da uomini rapaci che le hanno sommerse di sms. Tra amici e colleghi di lavoro, quanti padri di famiglia abbiamo veduto arrovellarsi, con accanimento sospetto, in uno scambio di messaggini alieno al grigiore delle loro tempie. Chi non conosce un romanzo d’ amore nell’ epoca delle schede prepagate, chi non ha avuto sentore di aver lambito alla tentazione in scala industriale per colpa dell’adulatore elettronico. Un subdolo trasportatore di messaggi, capace di far tremare le ginocchia agli umani disabituati al corteggiamento esplicito.

Non esiste più esperienza nelle cose d’ amore, ne tanto meno prudenza nel seguire la perdizione dei sensi, di fronte al malandrino e sconvolgente messaggio breve. Centosessanta battute che scardinano ogni baluardo della pudicizia femminile o della tenuta etica maschile, ma alla stessa maniera, in assenza di segnale, possono far precipitare chi attende nella più cupa depressione.

Gli uomini stanno imparando che nei momenti cruciali è anche comodo ed efficace affidare il peso di una propria decisione ai bit incorporei e volatili. Il messaggino breve sposta il rapporto tra due umani allo scambio di dati tra due meccanismi. La macchina è ruffiana, sfacciata e spudorata, noi abbiamo molto da imparare da lei ingabbiati in modelli, convenzioni, ruoli incerti.

In particolare la macchina sparamessaggi è martellante, instancabile e onnipresente. Non c’è momento della giornata in cui essa non possa fare pressione sulla sua vittima, vuoi per vendere, vuoi per consigliare, vuoi per chiedere. Con l’ sms si accendono storie, ma si interrompono illusioni senza l’ imbarazzo nella voce. Si licenzia, si ferisce, si turlupina e si cerca il consenso, si tradisce. Basta comprimere il tutto nella lingua dei messaggini, sicuramente farlo sembrerà più lieve.

13 commenti:

Millo ha detto...

:-)

pinovit ha detto...

Non è obbligatorio arrivare ai 160 bit. Possono bastarne di meno se ci si abitua alla sintesi. Centosessanta caratteri sono troppo pochi per analizzare, approfondire, eviscerare, ma possono essere anche troppi per chiudere un cerchio, cortocircuitare un desiderio, sparare un'emozione.
Spetta a noi misurare e misurarci. Il nostro metro è il pollice schiacciatasti, singolarmente analogo all'unità di misura degli schermi catodici. Anzi ormai quasi tutti (ecto?)plasmatici.

iphigenia ha detto...

...

pinovit ha detto...

Illuminante l'ultimo post...

iphigenia ha detto...

ecco lo vedi pinovit, bastano tre puntini per illuminare!

iphigenia ha detto...

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete

tracchete il trauma è bello che superato.

Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai

migliorando giorno dopo giorno.

Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare

in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio.

Col passaredel tempo le tue forze aumentano,

il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.

Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.

Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare

adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.

Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso

e ti prepari per iniziare a studiare.

Poi inizi la scuola, giochi con gli amici,

senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.

Quando sei sufficientemente piccolo,

ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene.

Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno,

in un posto riscaldato con room service e tanto affetto,

senza che nessuno ti rompa i coglioni.

E alla fine

abbandoni questo mondo

in un orgasmo.

Anonimo ha detto...

mah!
(molto meno di 160 caratteri...)

pinovit ha detto...

Cara mia, qualcosa non quadra: se contrario dev'essere, contrario sia, ma contrario davvero e sempre!
La tua freccia del tempo, invece, non procede a ritroso ma va a zigzag con sbalzi concettuali e capriole logiche. Mi spiego: quando vai alla posta devi riconsegnare la pensione che hai già, e non ritirarla! E così via...

iphigenia ha detto...

non è una pellicola riavvolta!

Millo ha detto...

a rigor di logica ha ragione Pinovit

iphigenia ha detto...

arigordilogicacigolidrogira

Ominona ha detto...

beh effetivamente ha ragione millo quando dice che ha ragione pinovit quando dice che....

Anonimo ha detto...

Ciao ragazzi sono Cirock sto scrivendo un libro sul mondo del rock..qualcuno ha delle esperienze da raccontarmi?