domenica 7 ottobre 2007

L’ anatema sulle macchine emozionali





Esiste un pensiero comune per cui l’ uomo contemporaneo pare abbia perduto la capacità di relazionarsi “naturalmente” con i propri simili. Il limite più estremo di questa menomazione è facilmente imputato alla civiltà delle macchine.

L’ anatema più banale che viene lanciato a fronte di alcuni comportamenti irregolari, o addirittura criminosi, a cui portano le relazioni erroneamente condotte è che ogni responsabilità negativa sia da attribuirsi all’ interferenza di macchine fabbricatrici di immaginario.
Meccanismi capaci di innesti di intelligenza inorganica che alterano i processi emotivi dell’ essere umano.

L’ umanità piuttosto si dibatte alla ricerca di una consapevolezza perduta del proprio esistere, la sente come struggente nostalgia, ma non è detto che oggi non la possa trovare grazie a macchine costruite per mantenere vive le emozioni, proprio quando nessun corpo sembra più capace di trovare spazi adatti a contenerle.

Da tempo, per dare forza al ricordo di momenti che ci appassionano, abbiamo imparato a congelarli nella memoria digitale di una nostra protesi elettronica.
Tutto questo potrebbe finalmente essere vissuto senza sensi di colpa nella dimensione dell’ avatar, se non fosse che quell’anatema viene oggi esteso anche a questo stato dell’ essere. E’ pur vero che i demiurghi che offrono l’ ingresso a questa dimensione ne traggono profitto, ma hanno comunque capito i bisogni di un’ umanità in continua fase di riprogettazione emotiva.

I media tradizionali spesso parlano della “seconda vita” usando i toni dell’ amplificazione, a volte anche fantasiosa, di comportamenti border line. Questo serve loro per dimostrare ancora una volta come la macchina dell’ immaginario sia la peggior istigatrice al crimine dell’ immaginazione.

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(Abstract dell' intervento di bitser Scarfiotti al convegno "Le leggi della Second Life" che si terrà all' Università "La Bicocca" di Milano il 12 Ottobre.)
Nella foto Leon Theremin

6 commenti:

Flavia ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
fla ha detto...

pubblica il resto per noi che non ci saremo.

mauro petrarca ha detto...

SCENA: una stanza con porte e finestre spalancate, un uomo di fronte al suo computer

LA BALLATA DELL'UOMO-MACCHINA
Cade una tegola dal soffitto:
l'unghia della mia mano spezzata,
un tasto della tastiera spezzato.
Il vento viene a noi portando polvere,
ed io ed il computer ricoperti di polvere.
Vesto computer e polvere con una coperta,
vesto me e la polvere con un cappotto.
Il cappotto, la coperta e noi,
e una tegola cade dal soffitto:
la tastiera del computer spezzata,
la mia mano rotta.
Il vento di nuovo a noi,
porta terra e non più polvere.
E coperta, cappotto, computer, polvere ed io:
tutti ricoperti di terra.

Mauro Petrarca, cantautore macabro

malo ha detto...

però che emozione rivedere il 'nostro' Leon Theremin legato a tuoi scritti...

pinovit ha detto...

Quell'agitar di mani, quelle braccia protese ad abbracciar l'etere generando suoni: tutto mi ricorda l'avatar-marionetta con i suoi movimenti (dis)articolati e meravigliosamente goffi. Il risultato è il medesimo: musica virtuale, ammesso che la musica abbia attinenza con la realtà, concesso che il visionario spartito della SL sia inquietante armonia.

mauro petrarca ha detto...

La Ballata Dell'Uomo Macchina in mp3
http://melog.org/files/petrarca/Mauro%20Petrarca%20-%20uomo%20macchina.mp3