domenica 23 novembre 2008

I NICOLETTISMI


Dei cari amici di Facebook stanno pubblicando, come fosse un dizionario, le mie frasi più sconnesse. Hanno chiamato questa operazione amanuense

"I Nicolettismi" .

L' esercizio di archiviazione dei reflui sonori di pensieri sghembi mi diverte e riempe di vanagloria.

Lo aggiornerò periodicamente attingendo dalla fonte...



* A me piace giocare con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite...
* A risentirci, arrivederci, presto, comunque, ovunque basta cercarsi ci si trova sempre: formula abituale di congedo
* Accelerazione dell'emozione
* Accettabile maniera di riprodurre la realtà
* Accenno di bacio lesbico
* Afasia
* Ah ecco le nebbie cominciano a diradarsi e l'imago callipigerrima si sta facendo strada tra le mie sinapsi avvizzite. Forse ricordo, ma ricorderei meglio se la collazione fosse possibile tra labile memento e vivido archetipo: detto a una collega che gli ricordava perché avrebbe dovuto ricordarsi di lei
* Amica mia ...l'essere supporto impalpabile a palpitazioni di onirici palpatori non intacca la virtù, tranquilla
* Amori in via di spegnimento
* Apotropaico: aggettivo che qualifica cose o persone che hanno funzione di allontanare l'influsso del maligno
* Appresi arcane significazioni al mio gorgogliare mattutino
* Attribuire manchevolezze
* Beatificazione catodica: la potenza del mezzo televisivo dona a chi ne è protagonista una gloria indiscussa
* Bei tempi in cui la micromania era remota.....Allora cercavi asinelliche torrefazioni: millantatoria allusione a groupie che secondo lui lo avrebbe sostituito con inadeguato individuo
* Biascichìo sommesso
* Bieco manierismo
* Callipigerrimo
* Caso quasi umano
* Che orizzonti mostruosi lambisce la tua umidiccia antropologia virile: detto a una groupie che ebbe l' ardire di paragonarlo a Carlo delle Piane
* Centumesagintametro: verso che scandisce la lirica contemporanea fatta di sms
* Contaminato con ciò che c'è di vecchio e tradizionale
* Coppiette accostate nottetempo
* Corroborante
* Coscia svelta
* Costumi dissoluti
* Cyber bulli
* Debordio informe delle altre amiche
* Demone baluginante
* Detestabile ricordo che affonda nelle lontane riminiscenze
* Diritto all'oblio
* Discronie
* Elicoidale e labirintica trappola
* Ectoplasmi
* E'ora di finirla con questo nichilismo terminale gratuito
* Epica memoriale degli amici
* Esibire residui organici come fossero momenti di gloria
* Eternizzato dalla rete
* Fanciullezza
* Fantasioso riassemblaggio lessicale: espressione di compiacimento per l'esperimento wiki dei Nicolettismi
* Fantasmatico
* Fare dei motteggi
* Fase finale del degrado
* Fatiganti fumigazioni
* Favella radiodiffusa
* Fescennino
* Filo di libertà che passa attraverso la parola scritta
* Frammento di esistenza
* Frociarola
* Glissa
* Gnoccherrima
* Grandi padroni occulti
* Grigia maniera di riproporre la propria esistenza
* Grottesco
* Goditi il microfallo apical saziante la tua è una missione per il riscatto della viriltà della generazione iphone: detto a una groupie che gli ha confidato la sua nuova passione carnale per un bravo giovane
* Ideale cintura di castità
* Idolatria, iconografia col pannolino pieno
* Il menarca è lo spartiacque invalicabile tra la ballerina e ogni altra possibile calzatura.
* Il mio non vuole essere un provolonico indugiare: epigrafe dei suoi post nel forum di melog.org
* Impoverimento dialettico
* Iniziazione matrimoniale
* La grande macchina di riproduzione del reale
* La massima privatezza sta nell' impudica ostentazione del privato
* Lasciare traccia di se stessi
* La succosa melogmane ignuda riaffiora dalle brume tiepidine della tempra memoranda.Rimane aperta la vellicante questione se ella fosse mutandata o meno nella dagherrotipica circostanza. L' ombretta fugace intracosciale non rivela che ambiguo baluginio
* Legge della maniglia
* Lettura del mondo che non ci inquieta
* Luogo residuo del dissenso
* Mammolettismo lessicale
* Manchevolezza corporea
* Masticare lo stesso argomento
* Mefitico effluvio
* Mercimonio
* Metafore di mezzi passati per raccontare il nostro quotidiano
* Mi commuove la loro furia archivista del mio biascichio sommesso
* Micragnosi
* Mirabolante
* Miserrimo
* Mistico
* Moda cyberfighetta
* Moderna riprogettazione dell'umanità
* Momentanea affermazione di una profezia
* Monumento posticcio
* Moralizzatore
* More pecorum
* Motteggiando peripezie sessuali
* Neghittoso andirivieni: vasca, passeggio vitellonico sul corso Vannucci a Perugia
* Nemesi
* Nequizie: sinonimo di iniquità
* Nessun glamour
* Nuovo dadaismo
* Nuovo vitalismo
* Ohhh quale allucinante allucico allucinogeno!!!!!
* Ohhh qual smorzatura postura nella sgabuzzinica riflessione!!!!
* Ohhh sardanapalica enfiazione per pushappica omerica pressione!!!!
* Ordalia
* Partenogenesi affettiva
* Passatella tristerrima
* Perizomatica ostentazione
* Perniciose intrusioni
* Perpetrare il magico rituale
* Picchi liturgici
* Pimento
* Postura forcelliforme
* Preludio apocalittico
* Profezia dei reality show
* Protesi emozionale
* Protesi polimeriche
* Protocolli universalmente usabili da tutti
* Psicopompa
* Pudibonda riluttanza
* Quale oltraggioso sberleffo spiraliforme e acuminato alle maestrine dalla penna spiumacciata che mi correggono accenti e pronuncia
* Questa pagina mi empie di rorida allegrezza
* Quotide
* Sbombardato
* Scaturigine: sorgente d'acqua; origine remota; albore; primordio
* Scazonte, scazontica appendice
* Scelleratezze quotidiane
* Scellerati filmatini
* Scopofila devianza
* Sdreng, sdrengo, sdrengare: onomatopea di fumetti porno anni 70 che indica il sopruso attivo contro natura
* Selezionare le derive lecite e non lecite
* Senso barocco
* Senso sacrale
* Si ascoltavano i racconti di guerra di mio nonno come si ascolta il mare in una conchiglia
* Sinapsi frollate
* Sinistro preludio
* Smartellamento gonadico: grandissima seccatura
* Sfrantumamento gonadico: enorme seccatura
* Smisurata fanciullezza
* Società dispotica
* Spaventosa famigliola allineata su un muretto ostenta i figliuoli
* Stazzonato
* Stravaccamento
* Strumento scorrevole
* Succhiosa melogmane argina con un mignolo vertiginose voluttà labiali
* Supporto filologico
* Taccospilluta
* Tecnologia uguale fighettaggine
* Termovalorizzatore gonadico: in realtà semplice apparecchiatura per l' ipertermia a un menisco
* Tradizione iconografica
* Transeunte
* Tristanzuolo
* Triste casamento
* Tristi vestitucci
* Turpidudini callipigie
* Uso promiscuo
* Vagheggiare
* Vaticinare
* Vellicante questione
* Verginellismo astensionista
* Vertiginosi divaricamenti: postura degli arti inferiori che fa girare la testa
* Vessillo delle libertà altrui
* Vigorìa
* Vilipesa
* Vittime di questo grande regime
* Vituperato
* Vivacità mentale

La mia donnina di bronzo


-La mia donnina sta con me da solo un giorno e già mi conosce come da sempre.
Rischia la fonderia e non lo sa...-

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Questa donnina di bronzo è opera dell'artista Giampaolo Talani. Ora vive con me e mi tormenta l' esistenza...





domenica 9 novembre 2008

LA NOTTE DI GIANO

Giano è lo "janitor" colui che apre e chiude le porte (januae). Giano ha due volti proprio per poter guardare dentro e fuori dal mondo.
Il 21 dicembre è una notte fatale in cui forse è più che mai facile entrare e uscire dal mondo.
Proveremo a farlo da un teatro rosso e blu nascosto tra le bancarelle di via Sannio a Roma, però sorvegliato dagli angeli della Basilica di S.Giovanni in Laterano.
C' è posto solo per cento persone ci dispiace, ma non potremmo traghettarne di più...almeno per questa volta.

L' evento sarà al "TEATRO LO SPAZIO" è consigliabile prendere il biglietto in anticipo.
(tel. 390677076486)
Data:
domenica 21 dicembre 2008
Ora:
21.00 - 23.55
Luogo:
Indirizzo:


OLTRE AI 100 ROMANI CARNALMENTE TRAPASSANTI CE NE POTRANNO ESSERE ANCHE 1000 CHE SE LA GODRANNO IN DIRETTA DA CASA...ANCHE A LORO SARA' PERMESSO DI USCIRE DAL MONDO...Presto sarà detto come!






domenica 12 ottobre 2008

LA WOLTERTV NASCE GIA' MORTA

...Ecco perchè!!!
  1. La signorina testimonial è in galera. Alle sue spalle inquietante si scorge un' inferriata su sfondo verdolino. E' il miglio verde? E' condannata a morte? Non è un buon auspicio per la sopravvivenza della nuova tv.
  2. Al collo ha una collana di palline rosse. Troppo grosse e perfette per essere coralli. Sono quindi di plastica, è la classica tristerrima collana trovata nell' uovo di pasqua.
  3. Indossa una camicetta finta "Burberry" che una donna sotto i settant' anni non metterebbe nemmeno sotto minaccia. Un capino che andava negli anni 70 tra le signorine di buona famiglia che in questa maniera attestavano alle "compagne" di essere state a Londra a esercitare la lingua.
  4. Lo slogan "La tv che sei tu" risulta quasi insultante riferito a una povera prigioniera costretta a coprirsi di ridicoli accessori e ad improvvisare un triste peep show dietro alla sagoma di un vecchio televisore.
  5. Il televisore scelto per la pantomima è coevo alla camicetta indossata. E' la carcassa di un modello vintage, probabilmente in bianco e nero e forse nemmeno con il secondo canale.
  6. Poverina sorride forzata e tesa come se fosse sotto minaccia. L' acconciatura da collegiale d' antàn la colloca in un impreciso orizzonte di innamoramenti impossibili e tormenti virtuosi.
Ecco questi sono sei punti che, secondo me, rendono inispiegabile la scelta d' immagine della nuova YoudemTv la televisone del Partito Democratico che si illuminerà tra breve.

Protesi per visioni post mortem

Wayne Martin Belger costruisce fotocamere pinhole utilizzando una grande varietà di materiali, come o pietre preziose, metalli, organi umani e ossa. Questo pezzo, intitolato "Tianmu" è un crano stenopeico realizzato dal teschio di una ragazza di 13 anni morta 150 anni fa. La pellicola è esposta alla luce attraverso la cavità oculare, creando un fantastico effetto "Polaroid memento mori". Le foto scattate con la fotocamera è come se fossero strappate dalle memorie della morta, in ogni caso è un suo affascinante punto di vista post mortem. Una protesi tecnologica, preziosa e arcaica, rende la vista a un cranio svuotato di occhi e cervello. Non importa se è il teschio di una morta, continua ad essere l' involucro di una fabbrica di visioni. Anzi ora ora può fornire supporti concreti di visioni, al tempo della sua fase unicamente organica non era per lui possibile la stampa della memoria visiva che conteneva.

mercoledì 1 ottobre 2008

Relatore incorporeo

E' possibile la partecipazione a un serio e importante convegno universitario senza essere invitati? Ancor di più è possibile dire la propria di fronte a centinaia di persone riunite in aula magna? Magari accanto a pensatori del calibro di Derrik de Kerckhove? Sicuramente si se si aggira il problema di avere una forma fisica.
Questo sarà uno straordinario esperimento di partecipazione disincarnata a un convegno. L' incontro scelto per l' invasione eterea ha per tema "Democrazia e rete" e si terrà il 10 ottobre all' Università La Bicocca di Milano.
Qui un manipolo di qualche migliaio di valorosi, che già si conquistarono la gloria sul campo di battaglia, tenterà l' ardita operazione denominata "RELATORE INCORPOREO".
L'operazione prenderà le mosse da una community di Facebook Italia , costoro una volta serrati i ranghi travaseranno se stessi nel sistema di mutazione Qik e creeranno una forza d' urto senza precedenti che porterà loro ad apparire nel mega schermo dell' Aula Magna de La Bicocca, nel bel mezzo del convegno.

Nel frattempo in Facebook lentamente tutti cambieranno la foto del loro profilo personale con il badge da relatore incorporeo, dando così lentamente esistenza al mostruoso golem costruito con l' identità multipla di migliaia di persone unite dalla vertigine di una fuga collettiva dal corpo.

Qui le istruzioni di base per partecipare.
Qui il luogo di raduno in Facebook

Avatar rovinafamiglie

Io bitser Scarfiotti vi avevo messo in guardia sui cyberadulteri in Second Life. Ora anche un cardinale mi dà ragione: "La crisi e la mercificazione delle relazioni familiari sarebbero provocate principalmente,dalle esperienze in rete della cosiddetta «second life» - in cui si propone una vita virtuale in un ambiente virtuale e l'esplosione delle tv private avvenuta a partire alla metà degli anni '80 sono fatto rilevanti di un fenomeno grave,la «mercificazione delle relazioni familiari».
È forte la preoccupazione della Chiesa verso il moltiplicarsi di meccanismi negativi e nel delicato rapporto fra media e famiglia, fra Internet e educazione dei bambini e degli adolescenti.

Ad affermarlo è stato il cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio consiglio per la famiglia secondo quanto riportato dall'Osservatore romano di oggi.
Il quotidiano della Santa Sede riferisce infatti delle parole del porporato intervenuto al XIIICongresso internazionale dell'università cattolica di Ruzomberok, in
Slovacchia sul tema: «I media: un dono e una responsabilità per tutti, un impegno per le famiglie».

sabato 13 settembre 2008

Il ritratto scomparso

Questo è un inquietante ritratto realizzato da una foto del picchiatasti di almeno dieci anni fa. E' un dipinto acrilico su tavola di legno di Emanuela Biancuzzi, una sublime artista di Udine.
Fu a quel tempo spedito al soggetto che riproduce da Piermario Ciani, un suo amico mail artista che purtroppo è morto pochi anni fa. Era un segno di gratitudine per un convegno a cui partecipò senza chiedere compenso, come spesso faceva per le persone che gli stavano simpatiche.
Il ritratto è rimasto sepolto negli scatoloni maledetti delle panoplie di glorie passate, per tutto questo tempo. A lui ricordava nomi terribili che il solo pronunciare avrebbe provocato cataclismi.
Adesso, che anche quel picchatasti raffigurato è morto, posso permettermi di fare quello che mi pare, così anche il quell' antico ritratto giovanile ora può rivedere la luce e non solo dalla parete di casa mia. (bitser Scarfiotti)

lunedì 1 settembre 2008

Orgoglio stagnaro

Molti si saranno chiesti cosa si celasse dietro il movimento "Orgoglio Stagnaro", una violenta campagna per l' ecotubistica sostenibile e la rinascita termoidraulica che sta conquistando ampi spzi sul web da vari giorni. Il movimento che rivendica l' idraulica socialmente utile nasce per una reazione corporativa, ecco la sintesi delle motivazioni per il guanto di sfida che valenti giovani creativi hanno lanciato alla sardanapalica categoria degli idraulici.



Alla festa del PD a Milano verrà puntato il dito contro la categoria degli idraulici. Il primo passo verso la “deporchettizzazione” dell’ evento sarà infatti la ridefinizione della lotta di classe contro l’ idraulico capitalista. Non è però l’ operaio a vedere in quel bieco sturatore di lavandini il suo nuovo nemico, ci mancherebbe…Questo pensiero sta tormentando quei giovani di belle speranze che hanno studiato per svolgere professioni intellettualmente creative. Sono aspiranti attori, letterati, artisti e intellettuali che cominciano a sentirsi addosso i panni dei paria della società del benessere. Guardandosi intorno sono quindi restati annichiliti dall’ imponente tracotanza del potere stagnaro. Presa coscienza dell’ arroganza tubista, hanno così iniziato la pubblica denuncia dello sfruttamento fontaniere.
“Esistere! Esistere! Esistere! (ma perché non ho fatto l'idraulico?)” è il corto che sarà presentato giovedì sera alle 21 alla kermesse milanese, opera prima di Cristina Sivieri Tagliabue, commissionata da “Classe Creativa”, la branca del PD che si occupa di
produzione culturale giovanile. “Perché i mestieri più belli fanno guadagnar poco? -Si chiede l’ autrice -Non è possibile che gli idraulici, secondo una stima del Sole24 Ore, abbiano un reddito medio dichiarato annuo di soli 10.000 euro.”
Così in una serie di interviste alcuni giovani precari creativi arriverebbero a un’ amara conclusione: quello che loro riescono a racimolare in un anno il perfido idraulico è capace di metterlo in tasca in un solo giorno, magari pure al nero.
“La creatività è un muscolo…” Dice un aspirante attore nella paura di atrofizzazione per discontinuità d’ esercizio. “L’ arte si respira, ma non si vive con l’ arte…” Replica sconsolato un pittore. Come pure la ballerina del Burkina Faso che non trova chi l’ apprezzi. Solo un ragazzo di belle speranze almeno è felice perché è entrato in un giro di telepromozioni, ma è chiaro che si è venduto al nemico. Cosa c’entra in questo l’ idraulico? Semplice lui che è ignorante è ricco, loro invece, che sono tanto creativi, fanno la fame e sono costretti ad appoggiarsi ancora alla famiglia. La domanda chiave se la pone il critico d’ arte Ivan Coroni: “Un paese senza musicisti, pensatori e scrittori, artisti di livello internazionale è un paese del terzo mondo, ma visto quello che guadagnano, se rinasco faccio l’ idraulico.” Consapevole che la banca non gli avrebbe mai concesso un mutuo per la sua professione, c’è riuscito solo aggiungendo alla sua la precarietà della moglie insegnante, quindi comincia a pensare che se avesse imparato ad aggiustare tubature, invece che valutare pittori, forse per lui sarebbe stato tutto più facile.
Come tutte le crociate che i rispettino, anche quella bandita contro l’ idraulico nasce da una profezia. La visione apocalittica del futuro della classe creativa del Pd è apparsa allo scrittore Aldo Nove. Nel corso del video la ricorda sotto forma di poesia: “Ho sognato un gruppo di intellettuali disoccupati stazionare sotto la finestra di un idraulico. Aspettavano che questi gettasse loro gli avanzi del suo pasto a base di Sushi.” Nel suo sogno divinatorio Aldo Nove vede l’ idraulico vestito dei simboli del suo dispotismo, ma ricorda un po’ pure quei vecchi manifesti di propaganda, dove appariva il capitalista sgrassatore del popolo: “Con la pelliccia di visone, le unghie laccate, il Suv parcheggiato fuori casa.” Il nuovo capitalismo del tubo vedrà dunque la società dei gabinetti dorati, l’idraulico trasuderà ricchezza e i poveri creativi diseredati dovranno miseramente accontentarsi delle sue briciole.


(da LA STAMPA)

domenica 31 agosto 2008

In morte di Pasquale Africano.

Si è spento ieri sera Pasquale Africano, noto ai telespettatori per essere stato per 20 anni la guardia giurata del programma "Forum". Africano, 64 anni, morto dopo una lunga malattia all’Ini di Grottaferrata, lascia due figli. Assieme al giudice Santi Licheri, è stato uno dei personaggi più "longevi" del programma, in onda sulle reti Mediaset, al quale ha partecipato fino al 2004. Mi occupai in varie occasioni del mito Pasquale Africano, Dai miei archivi ne lascio qui un ricordo.
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Pasquale Africano merita un posto d’onore nel Pantheon televisivo dei personaggi di seconda fila. Singolare e tenace guardia giurata del “Forum” televisivo scandisce le entrate e le uscite della corte di Mangiafuoco del giudice onorario di Cassazione Sante Licheri. Ex sottufficiale di marina, passato dalla professione di idraulico, a quella di elettricista, di rappresentante e impiegato al C.N.R. di Roma. Generico al cinema e attore di fotoromanzi dal 1985 la divisa di vigilante posticcio è il suo costume di Supereroe del soffritto che si brucia nel cucinino nello spasmo di un‘ estasi mistica da federcasalinga scalza.
Pasquale è l’ordine; Pasquale è la trasgressione allo stesso tempo. Pasquale è bilocato nella ragione e nella natura trascurata di ogni mamma e moglie media italica. Pasquale ha il capello tinto la mascella intrigante, la pancia accogliente. Il cinturone senza pistola cinge gli opimi lombi che preludono a reni infaticabili. Quando Pasquale grida sicuro “In piedi entra la corte “ un brivido colitico simile a una ola serpeggia insinuantre tra le panciere elastiche i cinti erniari, i collant contenitivi che strizzano tra gli spalti dell’agone pseudo giudiziario parvenze carnali che una volta era possibile desiderare come femmine.
Il pubblico lo ama, anche i vecchietti che rivedono in lui il burbero sergente degli anni della gloria e della gavetta. Pasquale gratifica con apprezzamenti salaci doppi sensi da salumeria sottintesi da verduraio. Pasquale non conosce barriere culturali nella democraticissima arte del titillamento climaterico. Lusinga la portiera che viene a litigare (o fingere di farlo) con il pensionato apprezzandone la camicetta resa candida dagli enzimi attivi , sfida l’avvocato delle donne Tina Lagostena Bassi che, immemore delle passate battaglie, accetta gongolante la dolce violenza del vigilante, che le sfila la sedia quando sta per sedersi allo scranno di cartapesta. Pasquale sa essere anche cybernetico, ha un attivissiomo sito internet che è sua vetrina con foto di teneri quadretti familiari con moglie e figli, o con personaggi dello star system telecoatto, fino alla retrospettiva dell’ epoca in cui era marinaio.
“Sono nato a Roma il 31 maggio del 1944 è difficile elencare i miei vizi ed i miei hobby..però posso dire di essere un fumatore nottambulo a cui piacciono le belle donne e i computer , non ho un segreto particolare per il mio successo, a parte il fisico...dono di natura ;-), non pratico sport particolari e non sto quasi mai a dieta. Sono approdato a Forum partecipando ad una selezione organizzata da Canale 5, serviva un tipo che ricordasse un poliziotto all'americana ed io, inforcati i miei occhiali alla Paul Newman, sono stato scelto al primo sguardo”.
Quadro perfetto di un simulacro erotico che racchiude in sè il fascino di un’ infinità di figure simboliche che riconducono tutte all’incessante palpito dell’adulterio domenstico, dal matrinaio all’idraulico , dalla guardia all’attore americano. Anche in rete sanno raggiungerlo le sue fans: Olga, Silvana, Carmelina, Amanda, Giuliana, Elisabetta e Agata scrivono via e-mail alla Perego conduttrice di Forum:” Carissima Paola, la preghiamo di non sgridare più il nostro amato Pasquale perchè forse lei non sa che lui, con la sua voce cruda e dominante resterà sempre, nei nostri sogni l'unico e ineguagliabile amante. O Lina della Piana di Falerone. “Carissimo Pasquale, mi piaci da impazzire, sei bellissimo, simpatico, bravo, gentile, affascinante, sexy, interessante, sei come il vento, come il caldo, come il temporale, come il mare, come l'onda, come un'evento cosmico. Tu mi intrighi, mi emozioni, mi devasti.”
A tutte con dovizia e pazienza Pasquale risponde chiedendo telefoni, mandando bacioni alludendo e gongolando. In altra sezione del Pasquale multimedia sono raccolti due dei suoi esperimenti canori con file Audio corrispettivo scaricabile in più formati. In “E pure amandoci” Pasquale con voce roca alla Califano ribadisce per metafora la propria vocazione di macho : “Proprio non ci stò, proprio non ci stò, come uno yo-yo ciondolare no!!!” In “Prendere o lasciare” duetta amabilmente con unl coro che si presuppone di fanciulle perdutamente infoiate di lui.:“Pasquale dai, dai non lasciarti andare giù…” Nell’allusione velata la vigoria virile corre sempre in sottotraccia e al sospetto di defaillance Pasquale risponde rilanciando la metafora del vomere e del solco da inseminare: ”ho bisogno di tanto calore, di un campo da arare.”
La conferma del “Pasqualismo”! inteso come risposta amatriciana, e tutto sommato soft, ai miti copulatori degli infaticabili d’oltreoceano che debbono periodicamente farsi disintossicare dalla loro satiriasi cronica , è però un mistico volumetto di poche pagine stampato a Roma dall’ editore Venus Press. Il suo titolo è “I cento modi” e l’autrice , una certa Paula Hazell, si limita a chiosare con poche e poetiche righe 82 illustrazioni in bianco e nero di altrettante copule tra una assai espressiva signora con la treccia e lui, l’impassibile Pasquale!



Grazie a valenti e appassionati ne abbiamo posseduto il testo nella sua interezza iconografica. Ci dichiarammo disposti a sottoporre volentieri il materiale in nostro possesso a quanti ne volessero avere visione UNICAMENTE PER SCOPI SCIENTIFICI. Avremmo mandato il materiale "uncensored" in nostro possesso a tutti gli studiosi che ce ne avessero fatta richiesta su carta ufficiale di una facoltà universitaria di scienza delle comunicazioni, o similari, con malleveria firmata da almeno un docente ordinario, che possa dimostrare curricula attestanti l'esperienza professionale indispensabile per un sereno approccio con la documentazione fotografica in questione. Tutti gli altri si sarebbero dovuto accontentare della versione "ad usum delphini" su una pagina speciale la cui consultazione era comunque riservata a un pubblico maturo.


Tale libercolo dal blando tasso libertino rappresenta un successo unico per bancarellai e ambulanti che non lo fanno mai mancare nelle loro esposizioni. Dalle feste dell’Unità di Bologna o nelle bancarelle di Corso Umberto o piazza Garibaldi dove è un culto per gli studenti napoletani. In Sicilia ne hanno fatto una ristampa anastatica per il circuito delle sagre per santi patroni.




(immagini tratte da Il Cd-Rom di Golem allegato a Golem idoli e televisioni RaiEri 1999)

sabato 23 agosto 2008

I Fantozzi del social network

Mi sono dedicato al cazzeggio di qualche giorno sull’ ambiguità lessicale dell’ accettazione dell’amico in Facebook, ho scritto che accètto tutti illustrando il concetto con un tecno zombie armato d’ ascia.
La frase “grazie di avermi accettato” oppure ancor peggio: “è un onore per me essere stato accettato da lei ” mi dà sinceramente fastidio. Ignoro se siano formule destinate unicamente a coloro che nella vita concreta posseggano un livello di visibilità superiore alla media degli utenti del Social Network, ma immagino che sia proprio così.
Moltissimi si sorprendono che persone in odore di celebrità da old media, in varia gradualità e spesso a pieno merito, compiano anche il sorprendente gesto di mettersi a disposizione di chiunque.
E’ singolare veder risorgere sensi rimossi di antico vassallaggio nei confronti di chi possa fregiarsi di una notorietà mediatica e si offre anche qui all’ omaggio della folla, pur tenendo un algido distacco verso la massa.Potrei fare esempi in quantità di personaggi noti che non scrivono mai una nota, un pensiero, una provocazione oltre la foto ufficiale e uno scarno profilo. Altri ancor peggio è palese che paghino forzatamente la necessità di mostrasi “tecnologicamente avanzati” e abbiano affidato a sottoposti o collaboratori il compito di alimentare la community di adoranti alla loro immaginetta (è palese il caso di un noto televisivo verso cui tutti si scompisciano in lodi senza che lui mai sia si degnato di apporre una riga di “suo pugno”.
Per i noti politici poi è sin troppo chiara la distanza abissale tra l’ uomo e il suo profilo nel social network.Questo non vuole essere un commento acido da cyber fighetto, ma è solo l’ invito a una riflessione sulla fama mediatica e il suo tracimare nei territori del web 2.0.
Esiste il “Vip watching ” anche in Facebook?
Io vorrei capire o il perchè di un atteggiamento fantozziano in un luogo dove la fama oldmediatica dovrebbe essere per lo meno riconfermata. Benvenuto ogni vip, ma purchè onori il suo carisma con una concreta attività relazionale e non solo dall' apposizione di una muta erma votiva.
La coscienza avatarica è un conquista faticosa, ma anche un' ascesi (Leggi esercizio) utile al confronto attraverso protesi. Ora vedo attribuire valore a perfetti afasici, mi sorprende il monologo con il simulacro di Dei arcaici e fuori da questo ciclo cosmico, nulla avrei invece a ridire su simulacri tra loro dialoganti

mercoledì 13 agosto 2008

Signorino buonasera


Sbaglia chi immagina Massimiliano Cordeddu solo come aspirante Orsomando in pantaloni, in realtà è un combattente che agisce sotto copertura. Da un paio di mesi si parla molto del “Signorino buonasera” che vorrebbe fare l’ annunciatore maschio alla rai tivù. Tutti pensano che sia solo un simpatico presenzialista, un ragazzo in cerca di visibilità mediatica, un tizio qualunque che ha come massima aspirazione di toccare il monitor tv dall’ interno, proprio come Virginia SanJoust e le sue colleghe. Ebbene questa è solo la parte frivola della sua storia, si sappia che Massimiliano in realtà è anche un ninja a difesa dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, un filosofo zen delle pari opportunità, un cavilloso e persistente ricercatore di leggi, articoli, sentenze e quanto altro possa dare consistenza e forza d’ impatto alla sua crociata per l’ accesso dei maschi alla professione dell’ annuncio tv. E’ vecchio di quel mestiere “Max buonasera”, quando faceva l’ annunciatore nella sua “Eco tv” era capace di lavorare un giorno intero a un annuncio, studiando pause, respirazione e intonazione. Quello era d’ altronde il suo lavoro…Poi la tv sua satellitare ha avuto problemi finanziari ed è stata costretta a dei tagli sul personale, così ad aprile Massimiliano è restato a spasso, ha quindi pensato di fare un salto di qualità facendo domanda alla Rai per accedere alle selezioni per le annunciatrici. Di fronte al muro ha capito che doveva indossare il mantello di Zorro se voleva sedersi nella sala trucco che rese seducenti le Gambineri, le Cannuli, o passarsi sul viso lo stesso piumino che fece sognare i nonni sulle grazie vaporose delle Farinon delle Elmi e delle Vaudetti.

E’ ora di fare giustizia-persiste Max Buonasera- dal suo “covo” al quartiere La Garbatella a Roma- se una volta erano i mariti italiani a prendersi un ceffone dalle consorti irritate per la loro concupiscenza verso le annunciatrici, è ora che siano le signore a meritare schiaffi di gelosia per lo sguardo fatale di un bel ragazzo che fa lo stesso mestiere!” Il quartier generale della battaglia di Cordeddu contro la grande tv pubblica è il suo appartamentino di borgata con veranda. Nei vasi dei gerani coltiva erbette aromatiche, ma nulla di proibito, è solo la sua passione per l’ alimentazione naturale che lo spinge alla pratica del pollice verde: ”Sono e appassionato di slow food e da sempre seguo le battaglie ambientali ed ecologiche.Sono seguace di Al Gore, ma purtroppo da casa non posso usare la rete internet perché non c’è campo, per telefonare vado sul balcone, ma per leggere la posta e aggiornare il mio sito http://www.signorinobuonasera.it/ devo uscire fino a un internet point.” La sua vicenda assomiglia in maniera impressionante a quella del Dentone Alberto Sordi, Massimiliano, anzi il dott Cordeddu, ha un curriculum che in Rai non viene richiesto nemmeno per dirigere un Tg. Per esempio è un signore che si è laureato in Scienze Politiche in una delle più prestigiose università italiane, l “Alma Mater Studiorum” di Bologna: “ In quegli anni l’ ambiente Bolognese era quello che più mi stimolava, c’ era Umberto Eco e tutto quello che gli girava intorno!” Già, ma mentre i figli di papà si iscrivevano al Dams per ingannare il tempo, lui studiava senza nemmeno aver modo di seguire una lezione. Per mantenersi doveva lavorare al call center di un importante gruppo bancario assicurativo. Trovava anche il tempo di fare il dirigente per il sindacato di categoria e lavorare come funzionario all'Assemblea Legislativa Regionale dell'Emilia-Romagna. “Io mi sono sempre battuto per i diritti, ma credo che il cittadino debba imparare a muoversi attraverso le istituzioni, senza incatenarsi o darsi fuoco in tv, io ho mosso una campagna attraverso il web e sono arrivato a muovere il Ministero delle pari Opportunità, il Ministero del tesoro, L’ Autority per le comunicazioni, poi il Presidente della repubblica ha mosso il ministro per le attività produttive.”Anche il presidente emerito Cossiga ha sposato la sua causa, e Max è arrivato a Soru per far diventare Cagliari il luogo di un concorso aperto a uomini e donne. “ Ho studiato al mio paesello in Sardegna fino alle elementari, poi sono andato in seminario a Cagliari per tre anni. Mio padre si era nel frattempo ammalato e sono quindi tornato a casa per stare vicino ai miei, io sono l’ ultimo di nove figli, non me la sentivo di pesare economicamente su di loro, al seminario pagavamo un milione e mezzo di retta. Ho fatto le superiori nel paese vicino ma allo stesso tempo conducevo un programma nella radio del parroco.” E qui Max rivela la sua vera vocazione, la madre aveva comprato per dote a una sorella una batteria di pentole con allegato omaggio di un registratore. Il piccolo Max lo collega alla tv e si appropria dell’ audio dei servizi dei maggiori telegiornali, per poi spacciarli come suoi inviati dalla radio parrocchiale. Forte di quel training si diploma e fa il salto verso il continente. Così nasce il paladino delle pari opportunità di ogni lavoratore dello spettacolo, fosse anche un tronista che vuol fare la parte della velina.

(da LA STAMPA)






domenica 10 agosto 2008

Prove d' amore

Non ci si illuda che il suicidio della ragazza di Rovigo sia stato provocato da un comportamento singolare e isolato, per la gran parte degli adolecenti di generazione web 2.0 la nuova “prova d' amore” è la condivisione della propria intimità digitalizzata. Il tema dei brandelli digitali di amori consumati magari con gioia, ma poi diffusi per ripicca, si conquista sempre più frequentemente l' onore delle cronache. Le crudeli vendette di ex fidanzati che usano il web come gogna non avevano ancora portato la vittima a morire suicida, ma già nel 2006 una liceale di 16 anni in provincia Reggio Emilia si era tagliata le vene dei polsi perchè il suo ex ragazzo aveva diffuso via videofonino alcune sue foto hard. Le avevano scattate quando stavano ancora assieme, una sera nel bagno di una discoteca, allora sembrava un gesto di complicità tra innamorati, ma dopo che si erano lasciati la vergogna per quelle immagini, circolate per mesi tra gli amici comuni, erano diventate un incubo da far desiderare la morte. Ancor prima, nel 2003, un video amatoriale intitolato “Forza Chiara” si era improvvisamente conquistato il record di contatti nei siti peer to peer. Migliaia di persone, per il tam tam della rete, avevano visto così quella mezz' ora buona di atti sessuali tra una ragazza di Perugia, allora diciassettenne, e il suo fidanzato. Anche in quel caso lo show fu girato in piena complicità, ma la protagonista non prevedeva che il suo innamorato potesse essere così cretino da passare il file a un amico, tanto per vantarsi, e quindi condannarla alla moltiplicazione eterna di quel pomeriggio d' amore. Anche in quel caso la vittima tentò il suicidio. Ancora oggi in rete però circolano fotogrammi di quella storiaccia di provincia.

Una “prova d' amore” pagata assai cara è stata pure quella concessa a un antico ex fidanzato da parte di Chiara Fantoni, una bella ragazza che era stata eletta Miss Modena e che per una vecchia leggerezza non potrà concorrere a Miss Italia. Sono arrivate ai giornali sue foto osè di almeno 5 anni fa, allora minorenne stava assieme a un ventunenne che, come lei stessa racconta: “ Era diventato assillante, mi chiedeva di continuo delle fotografie e io non ho pensato alle conseguenze. Così le ho scattate con il cellulare. Poi lui le ha messe in rete.”

Inutile gridare allo scandalo o fingersi sorpresi, vogliamo forse dire di non sapere che anche per gli adulti la tentazione di immortalare momenti “epici” della propria vita sessuale sia ampiamente certificata da migliaia e migliaia di siti dedicati al voyerismo coniugale, all' esibizionismo condominiale, allo scambio digitale del talamo domestico? Anche in questo caso però oltre a chi lo fa per passatempo c'è pure chi, non proprio ragazzino, usa lo stesso metodo di vendetta per amori svaniti. A maggio è stato denunciato un trentenne romano, per anni aveva condiviso la passione per la video ripresa bollente con la collega/fidanzata, ma quando lei l' aveva lasciato iniziò a tempestarla di sms minatori: “Se tra noi è finita i nostri filmati finiranno in internet.” ma i video hard già giravano tra i comuni colleghi d' ufficio. A giugno invece per reati simili un quarantenne sottufficiale dell' Esercito di Civitavecchia ha patteggiato un anno di reclusione. Si era vendicato dell' ex fidanzata mettendola in rete come se fosse una prostituta a caccia di clienti. Aveva creato un mix tra immagini reali della donna e altre decisamnente porno. Questi ed altri molti esempi rivelano a monte una diffusa e moderna lussuria per la riproduzione digitale dei propri atti amorosi.

Già un paio di settimane fa Il Garante per la Privacy Francesco Pizzetti si sentì in dovere di mettere in guardia gli adolescenti a non usare in maniera troppo disinvolta gli strumenti di Social Networking, ma il problema ha anche spinto il sito dei Papa Boys a un appello per la castità digitale:“ Ragazzi non svendete il vostro corpo dietro ad una web cam. Non mettete le fotografie con contenuti ‘intimi’ dei vostri amici nella rete internet.” E l' appello è allargato ai genitori che con troppa disinvoltura regalerebbero videocamere ai figli: “Vere e propprie armi nelle loro mani!”

Di quanto queste meraviglie per comunicare possano essere pericolose, se mal usate, se ne sono accorte le frequentatrici di “Girl Power”, un frequentatissimo sito per giovanissime. Qui il 23 luglio viene lanciato il tema: “Se il vostro fidanzato vi chiedesse di posare per lui per delle foto private vostre, vestite da cameriere sexy e indossando i guanti gialli di gomma cosa rispondereste ?? Se vi fidaste di lui lo fareste ?” Pagine e pagine di discussioni dimostrano che quella “prova d' amore” non sarebbe poi vista come qualcosa di terribile dalla maggior parte delle ragazze, fino a che ieri, alle 18, una certa Angelica ha postato la notizia della loro coetanea di Rovigo, quella per cui la “prova d' amore” è stata troppo devastante da sopportare.

(da LA STAMPA del 10/08/08)




S.Giovanni piallato


Forse la patrona dei trans? Sembrerà irriverente, ma nessuno si fece scrupolo di prendere quella statua di S. Giovanni, darci una piallata e vestirla con l' abito nero dell' Addolorata che si era rotta cadendo in processione. Il tragico ibrido è esposto in una vetrina del museo dell' arredo sacro del Romitorio della Madonna della Sbarra a Panicale.

Il risultato dell' accomodamento fu davvero tragico e il bell' abito settecentesco è esposto un pò defilato su quel manichino che una volta rappresentava le fattezze dell' Evangelista e che ora esprime imbarazzo e forse vergogna per essere condannato alla curiosità dei turisti così tristemente azzimato.

Il volto quadrato imbellettato, le manone e i piedoni che escono dalle trine che forse vorrebbero velarne la sproporzione. Il vitino di vespa irreale per quel testone di santo triste e vilipeso.

Nella locandina on line del museo si certfica il transito di genere di quel povero santo: "Nella chiesa della Sbarra è presente anche una bellissima statua lignea della Madonna, corredata di abiti nei vari colori da combinare secondo il momento liturgico."

martedì 5 agosto 2008

Salme in salamoia

La conservazione di corpi che contenerono animi eccellenti non si limita alle virtù eroiche di santi. Anche il pensiero laico conserva le sue reliquie, non sono di regola oggetto di venerazione, ma vengono quasi sempre conservate con rispetto e pudore. Ad esempio gli eredi dell’ Ufficiale d’ artiglieria Davide Francolini in famiglia oramai hanno fatto l’ abitudine a convivere con il barattolo che conterrebbe un pezzo di Italo Balbo. Così rispettano così la memoria del nonno, non si fanno troppe domande se sia stato proprio lui a raccogliere “quella cosa” del Trasvolatore abbattuto con il suo aereo per metterla in salamoia. Non ci sono riscontri certi, sono solo i ricordi della nipote Beatrice, architetto che vive a Roma, di un nonno che teneva Italo Balbo chiuso nel cassetto. Tra alcuni cimeli sopravvissuti a vari traslochi a casa sua è arrivata un giorno la famosa scatola con calligrafato sul coperchio: “Aereo di Italo Balbo abbattuto il 28/6/1940—Resti”. La scatola del nonno Davide conteneva una scheggia metallica e un flacone di vetro con un pezzetto di materiale organico in formalina, sembrerebbe un frammento di cartilagine. Assieme ai reperti un biglietto scritto a mano: “resti dell’ apparecchio dove trovò la morte Italo Balbo, a Tobruk presso il campo T.2 il 28 /6/ 40 -h 18.” Il nonno Davide Francolini era ufficiale di artiglieria, servì nel regio esercito per 5 anni in Africa. Quel fatale pomeriggio del 28 giugno 1940 era di servizio presso il campo T.2 da dove raccolse resti umani e metallici tra quello che probabilmente era rimasto di Italo Balbo e del suo aereo appena abbattuto nei cieli di Tobruk. Pochissimo tempo dopo Davide Francolini fu destinato alla sua città natale, Firenze, dove ebbe il comando della contraerea. In seguito all’esito di un procedimento lampo viene destituito, o messo in pensione anticipata, a causa di una vecchia ferita. Per il nonno Davide comunque dopo il congedo si aprirà l’ ampia parentesi del contenzioso della sua vita, una lunghissima causa contro il Ministero, che ebbe, dopo molti anni, esito infelice. Francolini, scomparso agli inizi degli anni 70, a detta della nipote era un uomo taciturno che passava molte ore nel suo studio, a leggere e studiare, era una spina nel fianco per gli editori di saggi storici cui indirizzava spesso lettere di precisazione, cui quasi sempre faceva seguito un ringraziamento per l’esattezza della correzione. La passione per le reliquie di Italo Balbo accomuna il comandante Francolini a numerosi cultori, taluni illustri e altri sconosciuti, dei resti dell’ eroe dell’ aviazione fascista. Il Generale Francesco Pricolo nel suo libro "La Regia Aeronautica 1939-1941" racconta a proposito un episodio significativo: "... Göring mi telefonò da Berlino per pregarmi vivamente di fargli avere un qualsiasi relitto dell'aereo di Balbo.” C’ è da dire che Hermann Göring, in quegli anni all’ apice della sua carriera al fianco di Hitler, era stato già "asso" dell'aviazione germanica durante la prima guerra mondiale, fu naturalmente accontentato con un cimelio particolarmente significativo, l’ ultimo oggetto che Balbo probabilmente strinse tra le mani prima dell’ impatto con il terreno: “Gli feci spedire il volante, contorto e bruciacchiato del posto di pilotaggio del nostro valoroso Maresciallo.”

giovedì 31 luglio 2008

L' ultima trincea della tv morente

Non è la prima volta che un editore televisivo si arrabbia quando vede che il suo costoso prodotto viene riutilizzato attraverso YouTube senza che lui ne abbia profitto o possa controllarlo. E’ persino divertente leggere i conteggi delle oltre 315 mila giornate televisive svanite per colpa del Web, ma è anche facile prevedere che si arriverà in tempi brevi alla grande battaglia finale tra i padroni della televisione e il pubblico, che sempre meno avverte come un furto il suo copia e incolla.
in Internet di tutto ciò che la tv ha appena digerito. In questo travaso il nostro paese sembra particolarmente attivo. Pochissimo tempo fa su blog.it si osservava che, a differenza del portale di lingua inglese che aveva al top delle viste i video sportivi e sexi, su YouTube italiano le clip più visitate erano tutti ritagli della tv generalista: Uomini e Donne, Mai dire martedì, X Factor.Questo significa che YouTube è una parolina che oramai anche le nonne hanno sentito nominare in famiglia, pochi ignorano cosa sia quell’archivio immenso dove ognuno, attraverso semplici operazioni, può depositare ogni frammento di vita videoripreso, sia festa, vacanza, ricordo, come pure attimi particolari belli brutti detestabili o sublimi che siano.Ancor più però è entrata nella percezione comune la possibilità di andare a pescare su YouTube momenti epici o catastrofici rubacchiati dalla vecchia tv e messi in circolazione perché tutti possano goderne, o riderci sopra, quando vogliono e per quante volte vogliono.
Le cose stanno così, anche se la materia è oramai nelle mani degli avvocati nessuno potrà più farci retrocedere dall’idea che tra tutte le possibilità di intrattenersi davanti a uno schermo YouTube e prodotti simili sono gli espedienti che ci permettono una maggiore libertà di scelta in termini di tempi, luoghi e prodotti.
Per la stessa ragione la tv generalista non può più trattare con leggerezza il tema della rete perché la rete reagisce. Se ne accorsero nell’ ultima edizione di Porta a Porta, a marzo la sessuologia Grazziottin azzardò un parere troppo sommario sul rapporto causa effetto tra devianza giovanile e gli strumenti di condivisione in rete. La puntata incriminata fu “youtubata” e messa al centro di un’ acceso dibattito tra blogger, alla fine arrivò a Vespa
arrivò a Vespa una lettera di fuoco firmata da decine di intellettuali, investitori pubblicitari e imprenditori legati al mercato sempre crescente di internet.
A maggio del 2007 fu invece YouTube ad essere oggetto di polemiche on line. Era stato spubblicato il documentario della BBC “Sex crimes and the Vatican”, la motivazione ufficiale fu l'acquisto da parte della RAI, ma ancor prima della diretta di Santoro ci furono decine di “volontari” che riuscirono a ripubblicarlo comunque. Così moltissimi, a torto o ragione, lo videro ancor prima che lo trasmettesse "Anno Zero".

Anche la nostalgia per le proprie memorie televisive trova supporto in rete. Uno dei video più commentati su YuoTube Italia è il vecchio “Fine delle trasmissioni”, con le nuvole e le antenne. Come pure “Carosello” si merita le quattro stelle per gradimento, così sopravvive accanto alle storiche puntate di “Il pranzo è servito” che ha una community di patiti. Va forte un compendio commentato di tutte le gaffes migliori di Mike Buongiorno con vallette e concorrenti, come pure il famoso refuso “indecente” di Antonella Clerici.
Qualcuno ha compilato un’ attenta rassegna di spezzoni con soubrettes come Elisabetta Canalis, Loredana Lecciso fino alla Gregraci. Scegliendo però programmi dove le signorine ballando darebbero l’ idea di aver dimenticato capi fondamentali d’ abbigliamento. (si cerchi alla voce:“senza mutande”)
Ecco quindi che lo spettacolo della televisione comincia a sgocciolare lentamente, ma inesorabilmente dentro ai computer. Si immagini un vecchio acquedotto che sia tutto una falla a cui qualcuno si attacca abusivamente per innaffiare il suo orticello.
Perché lo si fa? Perché dalle comunità della rete nasce una nuova esigenza che è quella della condivisione. Quello che si condivide è più saporito, è immediato nella fruizione, semplice nella ricerca e arricchito dal brusio dei commenti. E’ facile prevedere che Il fantasma digitalizzato dei programmi tv troverà comunque il modo di sgusciare dalle fessure degli archivi ufficiali e apparire inaspettato ovunque ci sia qualcuno capace di evocarlo.

(da LA STAMPA del 31/07/08)

giovedì 17 luglio 2008

Oblio illusorio

Il Garante per la Privacy avverte gli Italiani sui rischi delle giocose derive sul web 2.0. ''Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di YouTube e dei nuovi Social Networks” ha detto ben chiaro Francesco Pizzetti nella sua relazione annuale fatta ieri alla Camera. I diretti bersagli di questo monito in Italia, secondo una ricerca di AssoComunicazione, sono circa un milione e mezzo. Tutti utenti abituali di strumenti di condivisione volontaria via web di dati personali, ma vale anche per quelli passivamente e involontariamente coinvolti nel mare infinito di dati che viaggiano in rete.

E’ ancora lecito invocare il diritto all’ oblio che ha ogni essere umano, anche solo sfiorato nel corso della sua vita da medium di qualsiasi tipo? Ora è una speranza vanificata con assoluta certezza, l’ archivio dei giornali consultabile on line si ingigantisce giorno dopo giorno. In più la generazione attivissima dei nativi digitali è geneticamente costituita da autofornitori di informazioni su se stessi, come utenti di social networking, o alimentatori di archivi di video. Così pure scambisti di reciproche foto di famiglia, tracce indelebili di amori, amicizie, scorribande, passioni politiche, velleità artistiche gusti e consumi.

-un addio al nubilato-

Così il Garante dice ai più giovani che dare troppo di sé a quei formidabili potenziatori dell’ ego adolescenziale potrebbe condizionare il loro futuro di adulti. E’ una riflessione che raramente sfiora quelli che con le protesi elettroniche hanno maggiore dimestichezza, ma forse è opportuno fare esempi illuminanti. Il giochetto da discoli di mettere su YouTube prodezze da ricreazione è forse il battesimo digitale del leader del gruppo, ma anche la sua punizione a orologeria.

Lo sfottò del secchione o la gara delle tette al vento tra le compagne più scafate, oggi potrebbero sembrare persino un trastullo innocuo, ma forse quelli che si fideotelefonano con leggerezza materiali del genere non pensano che, tra cinque, sei sette anni, una volta scavezzacolli redenti, si troveranno a dover fare i conti con la memoria indelebile del web. Un uso goliardico che in futuro, come dice il Garante ''Può determinare, specie nel momento dell'accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi.”

-Compleanno ridanciano-


Immaginiamo di essere il selezionatore del curriculum che cyberbulletti di oggi diligentemente posteranno una volta cresciuti. Magari lo troveremo in Linkedin, il social network più professional fighetto che ci sia, quello dove imprese e rampanti si scambiano domande e offerte di lavoro. Assieme ai master di altissimo livello, le specializzazioni all’ estero, le qualificanti referenze e le mirabolanti potenzialità di una risorsa umana per alcuni di loro potrebbero sbucar fuori le chiappe al vento immortalate in una gita scolastica, o la gara di rutti della festa per la maturità. Ciò non sarebbe carino

(da LA STAMPA del 17/07/08)

sabato 12 luglio 2008

Gli dei elettrici falsi e bugiardi

Il bimestrale dell’ Università Cattolica “Vita e pensiero” pubblica l’ intervento di Eric McLuhan Il figlio del grande massmediologo. Per McLuhan Junior Il cyberspazio sembra attirare anime come una nuova e prepotente divinità.
Tutto avviene negli ultimi dieci anni con il prevalere di un nuovo tipo di cultura, quella degli incorporei cacciatori di informazione. Come gli antenati del Paleolitico nomadi e cacciatori, i neonomadi si spostano in forma "elettrica" (electric), dove possono trovare la selvaggina.
Il figliuolo osserva che almeno un terzo dell’ umanità non si pone più il problema della salvezza individuale, perché gia si sentirebbe parte di un’ enorme massa metafisica. I media elettrici insomma quando ci prendono per la gola e si fanno inseguire come selvaggina ci rubano anche l’ individualità: “La persona comune utilizza quotidianamente i media interattivi, dal telefono a internet, e viene trasformata in particelle di informazione elettrica. Questa incororporeità riproduce la condizione degli angeli e contribuisce al disorientamento che la gente prova nei confronti del mondo materiale.”
Privato del proprio corpo quindi il cybernomade diventa “Massa elettrica” che “vive come se fosse già morta” che è quasi una tecnica zen o in generale un esercizio ascetico per chi cerchi la perfezione assoluta. “La morte come stile di vita suona familiare a coloro che seguono le notizie. Il terreno, l'ambiente favorevole per la massa elettrica è la totalità dei media elettrici presenti e operanti, teletrasmessi, in rete o satellitari ecc. Quindi, esiste la massa della radio, la massa della televisione... ed è come se fossero tutte forme dialettali diverse utilizzate dal pubblico di massa."
I neonomadi privati dei corpi fisici naturalmente si emozionano non certo grazie agli antichi e superati sensi, ma usano “l’ immaginario partecipativo” che restituisce loro la sensazione dell’ esistenza (Sembra proprio Matrix!!!) “ On line o in onda, se privati del corpo fisico, si indossa il fisico collettivo: si indossa tutta l'umanità come fosse la propria pelle”. Naturalmente il signor McLuan scrive su una rivista dell’ Univ Cattolica per annunciare che Dio potrebbe essere soppiantato dalla Rete e di conseguenza mette in guardia la Chiesa che ancora cerca i valori dell’ individuo all’ interno del suo corpus: “La nostra rete mondiale ha il suo centro dovunque e il suo confine in nessun posto (si tratta di un'altra similitudine che richiama la nozione medievale del Dio onnipresente e non círcoscrivíbile”. Per di più i media elettrici svolgerebbero una forma diffusa di drammatizzazione della morte che renderebbe forse difficile la proposizione di post mortem consolatori ottenibili con la pratica religiosa: “…disturbano l'unione naturale tra mente e corpo nel livello più profondo. Sottraggono l'utente alla natura, in una pantomima di morte. La nuova sensibilità porta un nuovo fascino suscitato dalla morte e dall'aldilà (visto sempre di più come "aldiquà"), e incoraggia la crescita del nichilismo e dell'amoralità.(…) Notiamo con quale facilità i ragazzi cambiano le identità, nei videogiochi come su YouTube, Myspace, Msn e altri. Si possono rivelare nel role play poíché il loro senso di identità è molto fluido e duttile. Il role play è la loro prima natura ed è una costante di preferenza propria dell'emisfero cerebrale destro.”
L’ esorcista ancora una volta farebbe bene a riprendere in mano la sua valigetta e correre al capezzale dei giovani posseduti dal grande mentitore dalla molteplice identità.

Parliamo di: "Dal villaggio al cyberspazio: una sfida per la fede" pubblicato in VITA E PENSIERO, bimestrale di cultura e dibattito dell’ Università Cattolica, N.3 maggio-giugno 2008.

Eric McLuhan, figlio di Marshall da sempre ha collaborato alle sue ricerche, scrivendo con lui alcuni importanti studi, fra cui Lows of Media.The New Science (1992). Il testo citato riprende una relazione pronunciata al convegno L'Europa e le Americhe organizzato a Roma il 28 febbraio 2008, in occasione dellaVl Giorna ta Europea degli Universitari.

sabato 5 luglio 2008

Droghe auricolari

Da una vita bitser mette in guardia gli umani sulla dopamina sintetica che schizzerebbe loro tra le sinapsi quando stanno troppo tempo in immersione picchiando sulla tastiera. Ora ecco che arrivano le cyberdroghe che si comprano dal pusher via file sharing. Circola da un pò la voce che si possano scaricare da I-doser ( qui l'interfaccia italiana) dei file mp3 con suoni capaci di riprodurre gli effetti delle principali droghe di uso comune. Ogni traccia audio conterrebbe frequenze sonore che dovrebbero procurare alterazioni nervose che, a livello cerebrale, mescolate con speciali sintetizzazioni, sono capaci di indurre stati allucinogeni, euforici, equiparabili all'assunzione di spinelli o pasticche.

Con meno di 14 euro si può acquistare online una compilation di oppio, marijuana, peyote, cocaina. Tutto attraverso mp3 binaurali da ascoltare in cuffia con il volume a palla. Si farebbe il pieno frequenze sonore che agiscono sul cervello provocando gli stessi stimoli nervosi di una dose di sostanza psicotropa. Ovunque si possono scaricare i file narcoinebrianti che viaggiano su frequenze comprese tra 3 e 30 hertz, sono infrasuoni su cui lavora il cervello umano che vanno a toccare regioni profonde di quello che abbiamo nel nostro processore organico e nemmeno lo sappiamo.


L' arte nelle terre inconcrete

Non ci sarà arte nel mondo metaforico se non si estenderà il diritto alla dignità dell’ umano anche allo stato di avatar. Ogni produzione di oggetti sembrerà sempre l’ arredo di una casa per bambole, a meno che il mondo delle nostre protesi antropomorfe cesserà di essere considerato come una sorta di immateriale giocattolo. In tale equivoco, fatalmente, ogni atto artistico sarà comunque visto come semplice texture in un videogame di rozza fattura.

Io, in quanto avatar, difendo la dimensione originale del mio "Mundo". La sua autonomia nel generare modelli estetici originali, non solamente grottesche realizzazioni semplificate di oggetti usati nel mondo concreto. Per arrivare a questo pensiero mi sono scisso in modo notevole dalla mia natura d’ origine, cercando per vari mesi di vedere l' umanità con lo sguardo mobile di un avatar senza peso nè tempo.

Le dimensioni metaforiche interattive on line sono un grande diversivo al tedio esistenziale, ma chi frequenta assiduamente quei mondi, mentre si corrobora l' autostima, spesso lascia tracce orribili del suo passaggio. Molto controversa è oggi la valutazione della reale entità di frequentatori di quelle isole felici generate dai server della Linden, ma è comunque un’ esperienza molto significativa per coloro, pochi o molti che siano, che dedicano una parte rilevante del loro tempo reale ad allacciare rapporti sotto la forma di avatar.

Troppo poco però si riflette sull' estetica di Second Life, tale come potrebbero elaborarla i suoi più assidui abitanti stanziali. Gli appuntamenti dedicati all’ arte sono senz’ altro un lodevole aggregatore d’ interessi nella seconda vita, ma ancora la colonizzazione delle terre “inconcrete” non si discosta da ogni precedente conquista territoriale avvenuta sotto il pretesto della civilizzazione.

L’uomo si traveste da avatar, ma spesso resta prigioniero della pesantezza della sua umanità, anche quando edifica le sue città e allaccia nuove relazioni. Immagino che sia impossibile prevedere una sorta di principio regolatore nell' immaterialità prodotta da codice informatico, tuttavia non sarebbe inutile tendere a un' ecologia dell' immaginare, fare uno sforzo notevole, ma suggestivo, per iniziare a pensare una definizione del bello che abbia un suo senso assoluto per i mondi paralleli.

Ogni riproduzione in scala di oggetti di valore storico e artistico, quando passa per le coordinate che definiscono l' esistere in Second Life, assume la grottesca caratteristica di un set per marionette che rappresentano umani. Non è la ricerca del realismo quindi che attribuisce la caratteristica di opera d' arte nel mondo parallelo, anzi direi più drasticamente che l' essenza dell' opera d' arte non è un' informazione che il teletrasporto in prim mantiene dalla memoria molecolare. L' arte deve essere quindi giudicata tale non dal punto di vista dell' occhio umano, ma dalla soggettiva del “camera control” che definisce l' angolo visuale dell' avatar.

Per iniziare a concepire in una dimensione graduale l’ esperienza dell’ immaterialità, ho pensato a un meccanismo che fosse capace a trasformare una piéce teatrale in una pratica visionaria. Il progetto si ispira alle ingegnose macchine del teatro greco, quelle usate per creare l’ illusione della discesa degli dei dal cielo.

La mia "macchina per entrare e uscire dal mondo" è un trasformatore di umani in avatar e viceversa, un meccanismo semplicissimo da potere usare in teatro, ma con dovuti adattamenti anche in qualsiasi architettura frequentata da persone. Per il prototipo ho scelto come scenografia una piazza metafisica di Giorgio de Chirico, ma si potrebbe anche raffigurare una stanza o una specie di corte, o via chiusa o angolo di città paese ecc.. L’ importante è che ai due rispettivi estremi della parete della scena siano create due porte che si possano realmente aprire e chiudere. La scenografia in sintesi è un unico pannello diviso in tre aree. Le due laterali, dove aprono le porte, rappresentano la facciata esterna dell’ edificio foto riprodotta sul legno della scena. La parte centrale invece è bianca come uno schermo cinematografico. La sezione mancante della scena viene integrata video proiettando un ambiente virtuale tridimensionale interattivo che completi in maniera indistinguibile il quadro dell’ edificio con altre due porte virtuali apribili.

Ogni attore o persona del pubblico può entrare dalla porticina di legno, come essere in carne e ossa, e riuscire da quella proiettata sotto forma di avatar, ma sempre continuando a dare la voce alla sua rappresentazione virtuale. Naturalmente può essere fatto anche il percorso inverso facendo diventare un avatar umano. E’ stato così possibile realizzare dal vivo una performance molto coinvolgente. L’ arcana semplicità della macchina rende l’ esperimento comprensibile a chiunque, oltre il pregiudizio che ogni tentativo di uscita dal mondo con mezzi telematici sia elitario, detestabile e sospetto di derive patologiche. Il teatro riporta a considerare come possibile esperienza individuale, e fonte provata di ispirazione artistica, lo sperimentare esistenze parallele alla propria.

Così ho guidato “dentro” esseri umani sfidandoli ad essere “altro” rispetto al corpo materiale. Una forma di autoletteratura immersiva in cui il supporto coincide con l’ autore. Il simulacro di temporanea immaterialità a cui le mie cavie davano voce, diventava così la più potente raffigurazione della loro coscienza.


lunedì 30 giugno 2008

Second Fantozzi

I flussi emotivi sulla fortuna dei mondi virtuali salgono e scendono come maree. Leggiamo su Repubblica on line che Gartner, nella sua ultima ricerca, ha previsto che tra un paio di anni addirittura il 70% delle aziende avrà un "suo mondo virtuale", per motivi di immagine, ma anche per risparmiare in trasferte dei suoi dipendenti.

Gli avatar subordinati, per insistere nella metafora cyber fantozziana, potrebbero farsi visita condividere documenti incontrarsi e magari partecipare a meeting tra aziende con l’ euforia di un role play in ambiente fantasy. Abbiamo già scritto quanto questo sia poco attuabile, almeno alla luce delle vigenti garanzie sulla privatezza del lavoratore.

Anche se il Panopticon sembra lontano, pure su ciò che si sta muovendo nel presente è facile avanzare il sospetto di fufferia cybermodaiola.
Una realtà che balza all’ occhio immediatamente quando si legge che il Project Wonderland che la Sun Microsystems Italia sta perfezionando è attualmente in sperimentazione presso una società del Gruppo Poste Italiane.

Per poter leggere una raccomandata io ancora devo fare una fila di quasi un’ ora, tutto perché la società che ha in appalto la consegna a Roma preferisce mettere l’ avviso nella cassetta piuttosto che consegnarmela a casa, spesso si perde mezza giornata per leggere un documento che potrebbe essere tranquillamente notificato per via telematica.
Difficile pensare che gli addetti responsabili del mio tempo perduto nel frattempo abbiano strumenti di lungimiranza capaci di risparmiare il loro, magari teletrasportandosi invece di fare il regolare foglio di viaggio aziendale.

sabato 28 giugno 2008

Caffeina e dopamina...

Di tutte le sostanze, droghe o spezie,
che da secoli animano gli usi e i commerci degli uomini,
la
caffeina è senz'altro la più popolare. E' l'unica sostanza stimolante che sia riuscita ad abbattere resistenza e pregiudizio, al punto da essere liberamente prodotta, venduta e consumata a ogni latitudine, senza vincoli o restrizioni alcune.
(Da Viterbocultura)

Nessun gemellaggio tra sostanze psicotrope potrebbe essere più azzeccato. La caffeina è in libera vendita e il suo sovradosaggio corrobora l' umano a perseverare nel proprio logorio professionale volontario e folle. La dopamina sintetica , ancora non avvertita come sostanza da mettere all'indice, trasuda dai nostri polpastrelli, desensibillizati dal tunnel carpale occluso, mentre picchiatastiamo frenetici per evadere dalla vita a cui, quelle stesse macchine per cui ingeriamo caffeina, ci mantengono digitosamente procurandoci stipendio ed emolumenti vari.
Due fantastiche sorelle di trance non volgarizzate dall' abuso consapevole che mi accompagneranno nell' ebrezza della riflessione il 10 luglio a Vitebo.

Viterbo è il set naturale più adatto a spiegare le possibili entrate e uscite dal mondo
attraverso lo stargate che il quotidiano talvolta ci mostra.
Viterbo è altera e nobile città d' arte,
ma per un suggestivo cortocircuito mediatico
è percepita dal sentire comune come una burinopoli occulta.

Ci si sarà chiesto come questo sia potuto accadere?
Perchè Todi è l' Atene dei radical fighetti delle terrazze romane,
Perchè Spoleto evoca fremiti all'osso sacro alle più larghe sensibilità musico teatrali del mondo? Perchè Spello fu scelta per mistico set cipressesco nella travolgente campagna elettorale di Veltroni?
Perchè Cetona? Perchè Capalbio? ....
E Viterbo nulla?
Perchè...?

Adesso ve lo spiego:

Perchè un giorno del 1973 il regista Edoardo Re(al secolo Mario Caiano, ma sotto pseudonimo, un po' per la vergogna, un po' perchè il giorno che ha firmato il contratto era "S. Edoardo Re") decise di regalare all' umanità il suo "I racconti di Viterbury" trash emulation dei "Racconti di Canterbury" di Pasolini e caposcuola lessicale di tutto il genere decamerotico che seguirà il filone in quegli anni. Chi volesse più personali riferimenti circa la protagonista Orchidea de Santis guardi qui>>>>>
L' ambientazione trecentesca degli sboccacciati boccacceschi di quel fantastico filone bmovie sarà sempre contagiata dall' idea che il dialetto viterbese fosse la convenzione cinematografica per antonomasia che più si avvicinasse all' idioma volgare del Boccaccio.
Anche la fortunata saga di Brancaleone di Mario Monicelli fu ugualmente girata nel Viterbese, consacrando quella terra di Papi e peccatrici da bulicame all' ignobile pregiudizio. Per questo il mondo volle nell' immaginario collettivo Viterbo fosse rappresentata come terra di cafoni.
Ebbene proprio per questa ragione sarò più che fiero di proclamare l' iniziativa del "Viterbo pride", giornata dell' orgoglio viterbese, con madrina d' eccezione Orchidea de Santis, che dell' indimenticabile pellicola fu fulgida protagonista.


Sarà un' occasione unica per trasformare in gloria l' onta del pregiudizio sui viterbesi. Vi aspetto!!!
Musica e canti a cura del gruppo folk melodico familiare "CASA ALEMANNO"

giovedì 26 giugno 2008

L' ombra digitale

Non la vediamo e ancora non ci pesa sulle spalle, ma la nostra «ombra digitale» cresce a dismisura e forse dovremo cominciare a preoccuparci. L'ultimo numero di «Focus» lancia questa inquietante ipotesi sui dati digitali che ognuno di noi produce attivamente e passivamente ogni giorno. Quello dell'«ombra digitale», che si allunga sempre più al nostro passaggio, naturalmente, è un peso non esprimibile in termini di materia solida, ma potrebbe diventare faticosissimo da sopportare ugualmente. L'ombra in questione si alimenta dei dati digitali che vengono registrati su di noi quando telefoniamo, mandiamo una mail, compiamo una transazione economica.

Non solo, ma ogni frammento di nostra vita reale che viene digitalizzato da una telecamera, telefonino, videocamera di sorveglianza è un ulteriore alimento per l'ombra, che cresce, cresce e diventa sempre meno controllabile con le nostre sole forze. In media, ogni essere umano deve sopportare 45 gigabyte di dati.Ma in Occidente è anche peggio. Quando da noi nasce un bambino, solo i filmetti che si girano in famiglia appoggiano su quelle tenere spallucce di neonato i primi 250 gigabyte di «ombra digitale». La ricerca non ne fa cenno, ma per molti la storia inizia ancora prima con i video delle ecografie che girano tra amici, magari via You-Tube, per stabilire somiglianze e impronte genetiche.

Per dare una rappresentazione ai dati digitali prodotti ora nel mondo si immagini che riempirebbero 12 pile di libri alte quanto la distanza tra la Terra e il Sole, (o una pila di libri alta come due volte la lunghezza dell'orbita terrestre) e si prevede che a questi ritmi di crescita, per il 2011, la pila coprirà due volte la distanza tra il Sole e Plutone, una cosa come 6 miliardi di km.Non esiste una Babele burocratica immaginabile dalla mente umana paragonabile al mostro impalpabile «universo digitale», miliardi di informazioni di cui la gran parte noi nemmeno si immagina di generare. Prendiamo un'azione banale come l'invio di un'email, che pesa 1 megabyte, se è priva di grossi allegati: è un peso digitale che sale immediatamente a 51 Megabyte, se è inviata a 4 persone.

L'aumento immediato di «ombra digitale» è, infatti, provocato dalle copie che, automaticamente, fanno del documento inviato sia i singoli pc degli utenti sia i server che gestiscono la posta. A loro volta i destinatari, poi, quando scaricano l'allegato, creano altri duplicati. ingigantendo così le «ombre digitali» dei loro ignari utenti.L'«ombra digitale», poi, non è detto che appesantisca unicamente la lecita aspirazione alla privatezza di ogni essere umano. Il suo impatto è reale anche nel mondo concreto: anche il consumo di energia cresce assieme al fantasma dei dati digitali. Mediamente un server rack, nel 2000, si limitava ad assorbire la potenza di 1 kW. Oggi ne consuma 10 e si lavora alla nuova generazione da 20 kW. Si stima che Google abbia un potere di fuoco di circa 450 mila server, macchine generatrici di «ombra digitale» che hanno bisogno di una potenza totale di 90 MW, equivalente a quella prodotta da una centrale termoelettrica.

Per paradosso la mole maggiore di questi dati, che poi formano l'«ombra digitale», è sempre meno gestita dall’individuo, ma dalle aziende: molte forniscono gratuitamente servizi allettanti come caselle di posta illimitate, spazi server per pubblicare e scambiare foto, filmati e meravigliosi gadget che ci tengono incollati come bambini alla stressa macchina che usiamo per lavorare.

Sarebbe giusto che cominciassimo a renderci conto che questo gioco ci fa sentire smisurati nelle nostre relazioni, ma presto ci impedirà di operare ogni forma di controllo su ciascun byte della nostra vita che affidiamo alla Rete, ma che ci ritroviamo automaticamente dietro alla schiena trasformato in inquieto spettro digitale. E’ una parte della nostra vita privata, che abbiamo fatto serenamente trapassare nell'aldilà digitale, ma forse senza la piena consapevolezza che qualcuno potrebbe, in ogni istante, metterci il naso senza chiederci il permesso.