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domenica 12 ottobre 2008

LA WOLTERTV NASCE GIA' MORTA

...Ecco perchè!!!
  1. La signorina testimonial è in galera. Alle sue spalle inquietante si scorge un' inferriata su sfondo verdolino. E' il miglio verde? E' condannata a morte? Non è un buon auspicio per la sopravvivenza della nuova tv.
  2. Al collo ha una collana di palline rosse. Troppo grosse e perfette per essere coralli. Sono quindi di plastica, è la classica tristerrima collana trovata nell' uovo di pasqua.
  3. Indossa una camicetta finta "Burberry" che una donna sotto i settant' anni non metterebbe nemmeno sotto minaccia. Un capino che andava negli anni 70 tra le signorine di buona famiglia che in questa maniera attestavano alle "compagne" di essere state a Londra a esercitare la lingua.
  4. Lo slogan "La tv che sei tu" risulta quasi insultante riferito a una povera prigioniera costretta a coprirsi di ridicoli accessori e ad improvvisare un triste peep show dietro alla sagoma di un vecchio televisore.
  5. Il televisore scelto per la pantomima è coevo alla camicetta indossata. E' la carcassa di un modello vintage, probabilmente in bianco e nero e forse nemmeno con il secondo canale.
  6. Poverina sorride forzata e tesa come se fosse sotto minaccia. L' acconciatura da collegiale d' antàn la colloca in un impreciso orizzonte di innamoramenti impossibili e tormenti virtuosi.
Ecco questi sono sei punti che, secondo me, rendono inispiegabile la scelta d' immagine della nuova YoudemTv la televisone del Partito Democratico che si illuminerà tra breve.

mercoledì 1 ottobre 2008

Avatar rovinafamiglie

Io bitser Scarfiotti vi avevo messo in guardia sui cyberadulteri in Second Life. Ora anche un cardinale mi dà ragione: "La crisi e la mercificazione delle relazioni familiari sarebbero provocate principalmente,dalle esperienze in rete della cosiddetta «second life» - in cui si propone una vita virtuale in un ambiente virtuale e l'esplosione delle tv private avvenuta a partire alla metà degli anni '80 sono fatto rilevanti di un fenomeno grave,la «mercificazione delle relazioni familiari».
È forte la preoccupazione della Chiesa verso il moltiplicarsi di meccanismi negativi e nel delicato rapporto fra media e famiglia, fra Internet e educazione dei bambini e degli adolescenti.

Ad affermarlo è stato il cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio consiglio per la famiglia secondo quanto riportato dall'Osservatore romano di oggi.
Il quotidiano della Santa Sede riferisce infatti delle parole del porporato intervenuto al XIIICongresso internazionale dell'università cattolica di Ruzomberok, in
Slovacchia sul tema: «I media: un dono e una responsabilità per tutti, un impegno per le famiglie».

sabato 13 settembre 2008

Il ritratto scomparso

Questo è un inquietante ritratto realizzato da una foto del picchiatasti di almeno dieci anni fa. E' un dipinto acrilico su tavola di legno di Emanuela Biancuzzi, una sublime artista di Udine.
Fu a quel tempo spedito al soggetto che riproduce da Piermario Ciani, un suo amico mail artista che purtroppo è morto pochi anni fa. Era un segno di gratitudine per un convegno a cui partecipò senza chiedere compenso, come spesso faceva per le persone che gli stavano simpatiche.
Il ritratto è rimasto sepolto negli scatoloni maledetti delle panoplie di glorie passate, per tutto questo tempo. A lui ricordava nomi terribili che il solo pronunciare avrebbe provocato cataclismi.
Adesso, che anche quel picchatasti raffigurato è morto, posso permettermi di fare quello che mi pare, così anche il quell' antico ritratto giovanile ora può rivedere la luce e non solo dalla parete di casa mia. (bitser Scarfiotti)

lunedì 1 settembre 2008

Orgoglio stagnaro

Molti si saranno chiesti cosa si celasse dietro il movimento "Orgoglio Stagnaro", una violenta campagna per l' ecotubistica sostenibile e la rinascita termoidraulica che sta conquistando ampi spzi sul web da vari giorni. Il movimento che rivendica l' idraulica socialmente utile nasce per una reazione corporativa, ecco la sintesi delle motivazioni per il guanto di sfida che valenti giovani creativi hanno lanciato alla sardanapalica categoria degli idraulici.



Alla festa del PD a Milano verrà puntato il dito contro la categoria degli idraulici. Il primo passo verso la “deporchettizzazione” dell’ evento sarà infatti la ridefinizione della lotta di classe contro l’ idraulico capitalista. Non è però l’ operaio a vedere in quel bieco sturatore di lavandini il suo nuovo nemico, ci mancherebbe…Questo pensiero sta tormentando quei giovani di belle speranze che hanno studiato per svolgere professioni intellettualmente creative. Sono aspiranti attori, letterati, artisti e intellettuali che cominciano a sentirsi addosso i panni dei paria della società del benessere. Guardandosi intorno sono quindi restati annichiliti dall’ imponente tracotanza del potere stagnaro. Presa coscienza dell’ arroganza tubista, hanno così iniziato la pubblica denuncia dello sfruttamento fontaniere.
“Esistere! Esistere! Esistere! (ma perché non ho fatto l'idraulico?)” è il corto che sarà presentato giovedì sera alle 21 alla kermesse milanese, opera prima di Cristina Sivieri Tagliabue, commissionata da “Classe Creativa”, la branca del PD che si occupa di
produzione culturale giovanile. “Perché i mestieri più belli fanno guadagnar poco? -Si chiede l’ autrice -Non è possibile che gli idraulici, secondo una stima del Sole24 Ore, abbiano un reddito medio dichiarato annuo di soli 10.000 euro.”
Così in una serie di interviste alcuni giovani precari creativi arriverebbero a un’ amara conclusione: quello che loro riescono a racimolare in un anno il perfido idraulico è capace di metterlo in tasca in un solo giorno, magari pure al nero.
“La creatività è un muscolo…” Dice un aspirante attore nella paura di atrofizzazione per discontinuità d’ esercizio. “L’ arte si respira, ma non si vive con l’ arte…” Replica sconsolato un pittore. Come pure la ballerina del Burkina Faso che non trova chi l’ apprezzi. Solo un ragazzo di belle speranze almeno è felice perché è entrato in un giro di telepromozioni, ma è chiaro che si è venduto al nemico. Cosa c’entra in questo l’ idraulico? Semplice lui che è ignorante è ricco, loro invece, che sono tanto creativi, fanno la fame e sono costretti ad appoggiarsi ancora alla famiglia. La domanda chiave se la pone il critico d’ arte Ivan Coroni: “Un paese senza musicisti, pensatori e scrittori, artisti di livello internazionale è un paese del terzo mondo, ma visto quello che guadagnano, se rinasco faccio l’ idraulico.” Consapevole che la banca non gli avrebbe mai concesso un mutuo per la sua professione, c’è riuscito solo aggiungendo alla sua la precarietà della moglie insegnante, quindi comincia a pensare che se avesse imparato ad aggiustare tubature, invece che valutare pittori, forse per lui sarebbe stato tutto più facile.
Come tutte le crociate che i rispettino, anche quella bandita contro l’ idraulico nasce da una profezia. La visione apocalittica del futuro della classe creativa del Pd è apparsa allo scrittore Aldo Nove. Nel corso del video la ricorda sotto forma di poesia: “Ho sognato un gruppo di intellettuali disoccupati stazionare sotto la finestra di un idraulico. Aspettavano che questi gettasse loro gli avanzi del suo pasto a base di Sushi.” Nel suo sogno divinatorio Aldo Nove vede l’ idraulico vestito dei simboli del suo dispotismo, ma ricorda un po’ pure quei vecchi manifesti di propaganda, dove appariva il capitalista sgrassatore del popolo: “Con la pelliccia di visone, le unghie laccate, il Suv parcheggiato fuori casa.” Il nuovo capitalismo del tubo vedrà dunque la società dei gabinetti dorati, l’idraulico trasuderà ricchezza e i poveri creativi diseredati dovranno miseramente accontentarsi delle sue briciole.


(da LA STAMPA)

domenica 31 agosto 2008

In morte di Pasquale Africano.

Si è spento ieri sera Pasquale Africano, noto ai telespettatori per essere stato per 20 anni la guardia giurata del programma "Forum". Africano, 64 anni, morto dopo una lunga malattia all’Ini di Grottaferrata, lascia due figli. Assieme al giudice Santi Licheri, è stato uno dei personaggi più "longevi" del programma, in onda sulle reti Mediaset, al quale ha partecipato fino al 2004. Mi occupai in varie occasioni del mito Pasquale Africano, Dai miei archivi ne lascio qui un ricordo.
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Pasquale Africano merita un posto d’onore nel Pantheon televisivo dei personaggi di seconda fila. Singolare e tenace guardia giurata del “Forum” televisivo scandisce le entrate e le uscite della corte di Mangiafuoco del giudice onorario di Cassazione Sante Licheri. Ex sottufficiale di marina, passato dalla professione di idraulico, a quella di elettricista, di rappresentante e impiegato al C.N.R. di Roma. Generico al cinema e attore di fotoromanzi dal 1985 la divisa di vigilante posticcio è il suo costume di Supereroe del soffritto che si brucia nel cucinino nello spasmo di un‘ estasi mistica da federcasalinga scalza.
Pasquale è l’ordine; Pasquale è la trasgressione allo stesso tempo. Pasquale è bilocato nella ragione e nella natura trascurata di ogni mamma e moglie media italica. Pasquale ha il capello tinto la mascella intrigante, la pancia accogliente. Il cinturone senza pistola cinge gli opimi lombi che preludono a reni infaticabili. Quando Pasquale grida sicuro “In piedi entra la corte “ un brivido colitico simile a una ola serpeggia insinuantre tra le panciere elastiche i cinti erniari, i collant contenitivi che strizzano tra gli spalti dell’agone pseudo giudiziario parvenze carnali che una volta era possibile desiderare come femmine.
Il pubblico lo ama, anche i vecchietti che rivedono in lui il burbero sergente degli anni della gloria e della gavetta. Pasquale gratifica con apprezzamenti salaci doppi sensi da salumeria sottintesi da verduraio. Pasquale non conosce barriere culturali nella democraticissima arte del titillamento climaterico. Lusinga la portiera che viene a litigare (o fingere di farlo) con il pensionato apprezzandone la camicetta resa candida dagli enzimi attivi , sfida l’avvocato delle donne Tina Lagostena Bassi che, immemore delle passate battaglie, accetta gongolante la dolce violenza del vigilante, che le sfila la sedia quando sta per sedersi allo scranno di cartapesta. Pasquale sa essere anche cybernetico, ha un attivissiomo sito internet che è sua vetrina con foto di teneri quadretti familiari con moglie e figli, o con personaggi dello star system telecoatto, fino alla retrospettiva dell’ epoca in cui era marinaio.
“Sono nato a Roma il 31 maggio del 1944 è difficile elencare i miei vizi ed i miei hobby..però posso dire di essere un fumatore nottambulo a cui piacciono le belle donne e i computer , non ho un segreto particolare per il mio successo, a parte il fisico...dono di natura ;-), non pratico sport particolari e non sto quasi mai a dieta. Sono approdato a Forum partecipando ad una selezione organizzata da Canale 5, serviva un tipo che ricordasse un poliziotto all'americana ed io, inforcati i miei occhiali alla Paul Newman, sono stato scelto al primo sguardo”.
Quadro perfetto di un simulacro erotico che racchiude in sè il fascino di un’ infinità di figure simboliche che riconducono tutte all’incessante palpito dell’adulterio domenstico, dal matrinaio all’idraulico , dalla guardia all’attore americano. Anche in rete sanno raggiungerlo le sue fans: Olga, Silvana, Carmelina, Amanda, Giuliana, Elisabetta e Agata scrivono via e-mail alla Perego conduttrice di Forum:” Carissima Paola, la preghiamo di non sgridare più il nostro amato Pasquale perchè forse lei non sa che lui, con la sua voce cruda e dominante resterà sempre, nei nostri sogni l'unico e ineguagliabile amante. O Lina della Piana di Falerone. “Carissimo Pasquale, mi piaci da impazzire, sei bellissimo, simpatico, bravo, gentile, affascinante, sexy, interessante, sei come il vento, come il caldo, come il temporale, come il mare, come l'onda, come un'evento cosmico. Tu mi intrighi, mi emozioni, mi devasti.”
A tutte con dovizia e pazienza Pasquale risponde chiedendo telefoni, mandando bacioni alludendo e gongolando. In altra sezione del Pasquale multimedia sono raccolti due dei suoi esperimenti canori con file Audio corrispettivo scaricabile in più formati. In “E pure amandoci” Pasquale con voce roca alla Califano ribadisce per metafora la propria vocazione di macho : “Proprio non ci stò, proprio non ci stò, come uno yo-yo ciondolare no!!!” In “Prendere o lasciare” duetta amabilmente con unl coro che si presuppone di fanciulle perdutamente infoiate di lui.:“Pasquale dai, dai non lasciarti andare giù…” Nell’allusione velata la vigoria virile corre sempre in sottotraccia e al sospetto di defaillance Pasquale risponde rilanciando la metafora del vomere e del solco da inseminare: ”ho bisogno di tanto calore, di un campo da arare.”
La conferma del “Pasqualismo”! inteso come risposta amatriciana, e tutto sommato soft, ai miti copulatori degli infaticabili d’oltreoceano che debbono periodicamente farsi disintossicare dalla loro satiriasi cronica , è però un mistico volumetto di poche pagine stampato a Roma dall’ editore Venus Press. Il suo titolo è “I cento modi” e l’autrice , una certa Paula Hazell, si limita a chiosare con poche e poetiche righe 82 illustrazioni in bianco e nero di altrettante copule tra una assai espressiva signora con la treccia e lui, l’impassibile Pasquale!



Grazie a valenti e appassionati ne abbiamo posseduto il testo nella sua interezza iconografica. Ci dichiarammo disposti a sottoporre volentieri il materiale in nostro possesso a quanti ne volessero avere visione UNICAMENTE PER SCOPI SCIENTIFICI. Avremmo mandato il materiale "uncensored" in nostro possesso a tutti gli studiosi che ce ne avessero fatta richiesta su carta ufficiale di una facoltà universitaria di scienza delle comunicazioni, o similari, con malleveria firmata da almeno un docente ordinario, che possa dimostrare curricula attestanti l'esperienza professionale indispensabile per un sereno approccio con la documentazione fotografica in questione. Tutti gli altri si sarebbero dovuto accontentare della versione "ad usum delphini" su una pagina speciale la cui consultazione era comunque riservata a un pubblico maturo.


Tale libercolo dal blando tasso libertino rappresenta un successo unico per bancarellai e ambulanti che non lo fanno mai mancare nelle loro esposizioni. Dalle feste dell’Unità di Bologna o nelle bancarelle di Corso Umberto o piazza Garibaldi dove è un culto per gli studenti napoletani. In Sicilia ne hanno fatto una ristampa anastatica per il circuito delle sagre per santi patroni.




(immagini tratte da Il Cd-Rom di Golem allegato a Golem idoli e televisioni RaiEri 1999)

mercoledì 13 agosto 2008

Signorino buonasera


Sbaglia chi immagina Massimiliano Cordeddu solo come aspirante Orsomando in pantaloni, in realtà è un combattente che agisce sotto copertura. Da un paio di mesi si parla molto del “Signorino buonasera” che vorrebbe fare l’ annunciatore maschio alla rai tivù. Tutti pensano che sia solo un simpatico presenzialista, un ragazzo in cerca di visibilità mediatica, un tizio qualunque che ha come massima aspirazione di toccare il monitor tv dall’ interno, proprio come Virginia SanJoust e le sue colleghe. Ebbene questa è solo la parte frivola della sua storia, si sappia che Massimiliano in realtà è anche un ninja a difesa dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, un filosofo zen delle pari opportunità, un cavilloso e persistente ricercatore di leggi, articoli, sentenze e quanto altro possa dare consistenza e forza d’ impatto alla sua crociata per l’ accesso dei maschi alla professione dell’ annuncio tv. E’ vecchio di quel mestiere “Max buonasera”, quando faceva l’ annunciatore nella sua “Eco tv” era capace di lavorare un giorno intero a un annuncio, studiando pause, respirazione e intonazione. Quello era d’ altronde il suo lavoro…Poi la tv sua satellitare ha avuto problemi finanziari ed è stata costretta a dei tagli sul personale, così ad aprile Massimiliano è restato a spasso, ha quindi pensato di fare un salto di qualità facendo domanda alla Rai per accedere alle selezioni per le annunciatrici. Di fronte al muro ha capito che doveva indossare il mantello di Zorro se voleva sedersi nella sala trucco che rese seducenti le Gambineri, le Cannuli, o passarsi sul viso lo stesso piumino che fece sognare i nonni sulle grazie vaporose delle Farinon delle Elmi e delle Vaudetti.

E’ ora di fare giustizia-persiste Max Buonasera- dal suo “covo” al quartiere La Garbatella a Roma- se una volta erano i mariti italiani a prendersi un ceffone dalle consorti irritate per la loro concupiscenza verso le annunciatrici, è ora che siano le signore a meritare schiaffi di gelosia per lo sguardo fatale di un bel ragazzo che fa lo stesso mestiere!” Il quartier generale della battaglia di Cordeddu contro la grande tv pubblica è il suo appartamentino di borgata con veranda. Nei vasi dei gerani coltiva erbette aromatiche, ma nulla di proibito, è solo la sua passione per l’ alimentazione naturale che lo spinge alla pratica del pollice verde: ”Sono e appassionato di slow food e da sempre seguo le battaglie ambientali ed ecologiche.Sono seguace di Al Gore, ma purtroppo da casa non posso usare la rete internet perché non c’è campo, per telefonare vado sul balcone, ma per leggere la posta e aggiornare il mio sito http://www.signorinobuonasera.it/ devo uscire fino a un internet point.” La sua vicenda assomiglia in maniera impressionante a quella del Dentone Alberto Sordi, Massimiliano, anzi il dott Cordeddu, ha un curriculum che in Rai non viene richiesto nemmeno per dirigere un Tg. Per esempio è un signore che si è laureato in Scienze Politiche in una delle più prestigiose università italiane, l “Alma Mater Studiorum” di Bologna: “ In quegli anni l’ ambiente Bolognese era quello che più mi stimolava, c’ era Umberto Eco e tutto quello che gli girava intorno!” Già, ma mentre i figli di papà si iscrivevano al Dams per ingannare il tempo, lui studiava senza nemmeno aver modo di seguire una lezione. Per mantenersi doveva lavorare al call center di un importante gruppo bancario assicurativo. Trovava anche il tempo di fare il dirigente per il sindacato di categoria e lavorare come funzionario all'Assemblea Legislativa Regionale dell'Emilia-Romagna. “Io mi sono sempre battuto per i diritti, ma credo che il cittadino debba imparare a muoversi attraverso le istituzioni, senza incatenarsi o darsi fuoco in tv, io ho mosso una campagna attraverso il web e sono arrivato a muovere il Ministero delle pari Opportunità, il Ministero del tesoro, L’ Autority per le comunicazioni, poi il Presidente della repubblica ha mosso il ministro per le attività produttive.”Anche il presidente emerito Cossiga ha sposato la sua causa, e Max è arrivato a Soru per far diventare Cagliari il luogo di un concorso aperto a uomini e donne. “ Ho studiato al mio paesello in Sardegna fino alle elementari, poi sono andato in seminario a Cagliari per tre anni. Mio padre si era nel frattempo ammalato e sono quindi tornato a casa per stare vicino ai miei, io sono l’ ultimo di nove figli, non me la sentivo di pesare economicamente su di loro, al seminario pagavamo un milione e mezzo di retta. Ho fatto le superiori nel paese vicino ma allo stesso tempo conducevo un programma nella radio del parroco.” E qui Max rivela la sua vera vocazione, la madre aveva comprato per dote a una sorella una batteria di pentole con allegato omaggio di un registratore. Il piccolo Max lo collega alla tv e si appropria dell’ audio dei servizi dei maggiori telegiornali, per poi spacciarli come suoi inviati dalla radio parrocchiale. Forte di quel training si diploma e fa il salto verso il continente. Così nasce il paladino delle pari opportunità di ogni lavoratore dello spettacolo, fosse anche un tronista che vuol fare la parte della velina.

(da LA STAMPA)






giovedì 31 luglio 2008

L' ultima trincea della tv morente

Non è la prima volta che un editore televisivo si arrabbia quando vede che il suo costoso prodotto viene riutilizzato attraverso YouTube senza che lui ne abbia profitto o possa controllarlo. E’ persino divertente leggere i conteggi delle oltre 315 mila giornate televisive svanite per colpa del Web, ma è anche facile prevedere che si arriverà in tempi brevi alla grande battaglia finale tra i padroni della televisione e il pubblico, che sempre meno avverte come un furto il suo copia e incolla.
in Internet di tutto ciò che la tv ha appena digerito. In questo travaso il nostro paese sembra particolarmente attivo. Pochissimo tempo fa su blog.it si osservava che, a differenza del portale di lingua inglese che aveva al top delle viste i video sportivi e sexi, su YouTube italiano le clip più visitate erano tutti ritagli della tv generalista: Uomini e Donne, Mai dire martedì, X Factor.Questo significa che YouTube è una parolina che oramai anche le nonne hanno sentito nominare in famiglia, pochi ignorano cosa sia quell’archivio immenso dove ognuno, attraverso semplici operazioni, può depositare ogni frammento di vita videoripreso, sia festa, vacanza, ricordo, come pure attimi particolari belli brutti detestabili o sublimi che siano.Ancor più però è entrata nella percezione comune la possibilità di andare a pescare su YouTube momenti epici o catastrofici rubacchiati dalla vecchia tv e messi in circolazione perché tutti possano goderne, o riderci sopra, quando vogliono e per quante volte vogliono.
Le cose stanno così, anche se la materia è oramai nelle mani degli avvocati nessuno potrà più farci retrocedere dall’idea che tra tutte le possibilità di intrattenersi davanti a uno schermo YouTube e prodotti simili sono gli espedienti che ci permettono una maggiore libertà di scelta in termini di tempi, luoghi e prodotti.
Per la stessa ragione la tv generalista non può più trattare con leggerezza il tema della rete perché la rete reagisce. Se ne accorsero nell’ ultima edizione di Porta a Porta, a marzo la sessuologia Grazziottin azzardò un parere troppo sommario sul rapporto causa effetto tra devianza giovanile e gli strumenti di condivisione in rete. La puntata incriminata fu “youtubata” e messa al centro di un’ acceso dibattito tra blogger, alla fine arrivò a Vespa
arrivò a Vespa una lettera di fuoco firmata da decine di intellettuali, investitori pubblicitari e imprenditori legati al mercato sempre crescente di internet.
A maggio del 2007 fu invece YouTube ad essere oggetto di polemiche on line. Era stato spubblicato il documentario della BBC “Sex crimes and the Vatican”, la motivazione ufficiale fu l'acquisto da parte della RAI, ma ancor prima della diretta di Santoro ci furono decine di “volontari” che riuscirono a ripubblicarlo comunque. Così moltissimi, a torto o ragione, lo videro ancor prima che lo trasmettesse "Anno Zero".

Anche la nostalgia per le proprie memorie televisive trova supporto in rete. Uno dei video più commentati su YuoTube Italia è il vecchio “Fine delle trasmissioni”, con le nuvole e le antenne. Come pure “Carosello” si merita le quattro stelle per gradimento, così sopravvive accanto alle storiche puntate di “Il pranzo è servito” che ha una community di patiti. Va forte un compendio commentato di tutte le gaffes migliori di Mike Buongiorno con vallette e concorrenti, come pure il famoso refuso “indecente” di Antonella Clerici.
Qualcuno ha compilato un’ attenta rassegna di spezzoni con soubrettes come Elisabetta Canalis, Loredana Lecciso fino alla Gregraci. Scegliendo però programmi dove le signorine ballando darebbero l’ idea di aver dimenticato capi fondamentali d’ abbigliamento. (si cerchi alla voce:“senza mutande”)
Ecco quindi che lo spettacolo della televisione comincia a sgocciolare lentamente, ma inesorabilmente dentro ai computer. Si immagini un vecchio acquedotto che sia tutto una falla a cui qualcuno si attacca abusivamente per innaffiare il suo orticello.
Perché lo si fa? Perché dalle comunità della rete nasce una nuova esigenza che è quella della condivisione. Quello che si condivide è più saporito, è immediato nella fruizione, semplice nella ricerca e arricchito dal brusio dei commenti. E’ facile prevedere che Il fantasma digitalizzato dei programmi tv troverà comunque il modo di sgusciare dalle fessure degli archivi ufficiali e apparire inaspettato ovunque ci sia qualcuno capace di evocarlo.

(da LA STAMPA del 31/07/08)

giovedì 17 luglio 2008

Oblio illusorio

Il Garante per la Privacy avverte gli Italiani sui rischi delle giocose derive sul web 2.0. ''Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di YouTube e dei nuovi Social Networks” ha detto ben chiaro Francesco Pizzetti nella sua relazione annuale fatta ieri alla Camera. I diretti bersagli di questo monito in Italia, secondo una ricerca di AssoComunicazione, sono circa un milione e mezzo. Tutti utenti abituali di strumenti di condivisione volontaria via web di dati personali, ma vale anche per quelli passivamente e involontariamente coinvolti nel mare infinito di dati che viaggiano in rete.

E’ ancora lecito invocare il diritto all’ oblio che ha ogni essere umano, anche solo sfiorato nel corso della sua vita da medium di qualsiasi tipo? Ora è una speranza vanificata con assoluta certezza, l’ archivio dei giornali consultabile on line si ingigantisce giorno dopo giorno. In più la generazione attivissima dei nativi digitali è geneticamente costituita da autofornitori di informazioni su se stessi, come utenti di social networking, o alimentatori di archivi di video. Così pure scambisti di reciproche foto di famiglia, tracce indelebili di amori, amicizie, scorribande, passioni politiche, velleità artistiche gusti e consumi.

-un addio al nubilato-

Così il Garante dice ai più giovani che dare troppo di sé a quei formidabili potenziatori dell’ ego adolescenziale potrebbe condizionare il loro futuro di adulti. E’ una riflessione che raramente sfiora quelli che con le protesi elettroniche hanno maggiore dimestichezza, ma forse è opportuno fare esempi illuminanti. Il giochetto da discoli di mettere su YouTube prodezze da ricreazione è forse il battesimo digitale del leader del gruppo, ma anche la sua punizione a orologeria.

Lo sfottò del secchione o la gara delle tette al vento tra le compagne più scafate, oggi potrebbero sembrare persino un trastullo innocuo, ma forse quelli che si fideotelefonano con leggerezza materiali del genere non pensano che, tra cinque, sei sette anni, una volta scavezzacolli redenti, si troveranno a dover fare i conti con la memoria indelebile del web. Un uso goliardico che in futuro, come dice il Garante ''Può determinare, specie nel momento dell'accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi.”

-Compleanno ridanciano-


Immaginiamo di essere il selezionatore del curriculum che cyberbulletti di oggi diligentemente posteranno una volta cresciuti. Magari lo troveremo in Linkedin, il social network più professional fighetto che ci sia, quello dove imprese e rampanti si scambiano domande e offerte di lavoro. Assieme ai master di altissimo livello, le specializzazioni all’ estero, le qualificanti referenze e le mirabolanti potenzialità di una risorsa umana per alcuni di loro potrebbero sbucar fuori le chiappe al vento immortalate in una gita scolastica, o la gara di rutti della festa per la maturità. Ciò non sarebbe carino

(da LA STAMPA del 17/07/08)

sabato 5 luglio 2008

Droghe auricolari

Da una vita bitser mette in guardia gli umani sulla dopamina sintetica che schizzerebbe loro tra le sinapsi quando stanno troppo tempo in immersione picchiando sulla tastiera. Ora ecco che arrivano le cyberdroghe che si comprano dal pusher via file sharing. Circola da un pò la voce che si possano scaricare da I-doser ( qui l'interfaccia italiana) dei file mp3 con suoni capaci di riprodurre gli effetti delle principali droghe di uso comune. Ogni traccia audio conterrebbe frequenze sonore che dovrebbero procurare alterazioni nervose che, a livello cerebrale, mescolate con speciali sintetizzazioni, sono capaci di indurre stati allucinogeni, euforici, equiparabili all'assunzione di spinelli o pasticche.

Con meno di 14 euro si può acquistare online una compilation di oppio, marijuana, peyote, cocaina. Tutto attraverso mp3 binaurali da ascoltare in cuffia con il volume a palla. Si farebbe il pieno frequenze sonore che agiscono sul cervello provocando gli stessi stimoli nervosi di una dose di sostanza psicotropa. Ovunque si possono scaricare i file narcoinebrianti che viaggiano su frequenze comprese tra 3 e 30 hertz, sono infrasuoni su cui lavora il cervello umano che vanno a toccare regioni profonde di quello che abbiamo nel nostro processore organico e nemmeno lo sappiamo.


lunedì 30 giugno 2008

Second Fantozzi

I flussi emotivi sulla fortuna dei mondi virtuali salgono e scendono come maree. Leggiamo su Repubblica on line che Gartner, nella sua ultima ricerca, ha previsto che tra un paio di anni addirittura il 70% delle aziende avrà un "suo mondo virtuale", per motivi di immagine, ma anche per risparmiare in trasferte dei suoi dipendenti.

Gli avatar subordinati, per insistere nella metafora cyber fantozziana, potrebbero farsi visita condividere documenti incontrarsi e magari partecipare a meeting tra aziende con l’ euforia di un role play in ambiente fantasy. Abbiamo già scritto quanto questo sia poco attuabile, almeno alla luce delle vigenti garanzie sulla privatezza del lavoratore.

Anche se il Panopticon sembra lontano, pure su ciò che si sta muovendo nel presente è facile avanzare il sospetto di fufferia cybermodaiola.
Una realtà che balza all’ occhio immediatamente quando si legge che il Project Wonderland che la Sun Microsystems Italia sta perfezionando è attualmente in sperimentazione presso una società del Gruppo Poste Italiane.

Per poter leggere una raccomandata io ancora devo fare una fila di quasi un’ ora, tutto perché la società che ha in appalto la consegna a Roma preferisce mettere l’ avviso nella cassetta piuttosto che consegnarmela a casa, spesso si perde mezza giornata per leggere un documento che potrebbe essere tranquillamente notificato per via telematica.
Difficile pensare che gli addetti responsabili del mio tempo perduto nel frattempo abbiano strumenti di lungimiranza capaci di risparmiare il loro, magari teletrasportandosi invece di fare il regolare foglio di viaggio aziendale.

sabato 28 giugno 2008

Caffeina e dopamina...

Di tutte le sostanze, droghe o spezie,
che da secoli animano gli usi e i commerci degli uomini,
la
caffeina è senz'altro la più popolare. E' l'unica sostanza stimolante che sia riuscita ad abbattere resistenza e pregiudizio, al punto da essere liberamente prodotta, venduta e consumata a ogni latitudine, senza vincoli o restrizioni alcune.
(Da Viterbocultura)

Nessun gemellaggio tra sostanze psicotrope potrebbe essere più azzeccato. La caffeina è in libera vendita e il suo sovradosaggio corrobora l' umano a perseverare nel proprio logorio professionale volontario e folle. La dopamina sintetica , ancora non avvertita come sostanza da mettere all'indice, trasuda dai nostri polpastrelli, desensibillizati dal tunnel carpale occluso, mentre picchiatastiamo frenetici per evadere dalla vita a cui, quelle stesse macchine per cui ingeriamo caffeina, ci mantengono digitosamente procurandoci stipendio ed emolumenti vari.
Due fantastiche sorelle di trance non volgarizzate dall' abuso consapevole che mi accompagneranno nell' ebrezza della riflessione il 10 luglio a Vitebo.

Viterbo è il set naturale più adatto a spiegare le possibili entrate e uscite dal mondo
attraverso lo stargate che il quotidiano talvolta ci mostra.
Viterbo è altera e nobile città d' arte,
ma per un suggestivo cortocircuito mediatico
è percepita dal sentire comune come una burinopoli occulta.

Ci si sarà chiesto come questo sia potuto accadere?
Perchè Todi è l' Atene dei radical fighetti delle terrazze romane,
Perchè Spoleto evoca fremiti all'osso sacro alle più larghe sensibilità musico teatrali del mondo? Perchè Spello fu scelta per mistico set cipressesco nella travolgente campagna elettorale di Veltroni?
Perchè Cetona? Perchè Capalbio? ....
E Viterbo nulla?
Perchè...?

Adesso ve lo spiego:

Perchè un giorno del 1973 il regista Edoardo Re(al secolo Mario Caiano, ma sotto pseudonimo, un po' per la vergogna, un po' perchè il giorno che ha firmato il contratto era "S. Edoardo Re") decise di regalare all' umanità il suo "I racconti di Viterbury" trash emulation dei "Racconti di Canterbury" di Pasolini e caposcuola lessicale di tutto il genere decamerotico che seguirà il filone in quegli anni. Chi volesse più personali riferimenti circa la protagonista Orchidea de Santis guardi qui>>>>>
L' ambientazione trecentesca degli sboccacciati boccacceschi di quel fantastico filone bmovie sarà sempre contagiata dall' idea che il dialetto viterbese fosse la convenzione cinematografica per antonomasia che più si avvicinasse all' idioma volgare del Boccaccio.
Anche la fortunata saga di Brancaleone di Mario Monicelli fu ugualmente girata nel Viterbese, consacrando quella terra di Papi e peccatrici da bulicame all' ignobile pregiudizio. Per questo il mondo volle nell' immaginario collettivo Viterbo fosse rappresentata come terra di cafoni.
Ebbene proprio per questa ragione sarò più che fiero di proclamare l' iniziativa del "Viterbo pride", giornata dell' orgoglio viterbese, con madrina d' eccezione Orchidea de Santis, che dell' indimenticabile pellicola fu fulgida protagonista.


Sarà un' occasione unica per trasformare in gloria l' onta del pregiudizio sui viterbesi. Vi aspetto!!!
Musica e canti a cura del gruppo folk melodico familiare "CASA ALEMANNO"

giovedì 26 giugno 2008

L' ombra digitale

Non la vediamo e ancora non ci pesa sulle spalle, ma la nostra «ombra digitale» cresce a dismisura e forse dovremo cominciare a preoccuparci. L'ultimo numero di «Focus» lancia questa inquietante ipotesi sui dati digitali che ognuno di noi produce attivamente e passivamente ogni giorno. Quello dell'«ombra digitale», che si allunga sempre più al nostro passaggio, naturalmente, è un peso non esprimibile in termini di materia solida, ma potrebbe diventare faticosissimo da sopportare ugualmente. L'ombra in questione si alimenta dei dati digitali che vengono registrati su di noi quando telefoniamo, mandiamo una mail, compiamo una transazione economica.

Non solo, ma ogni frammento di nostra vita reale che viene digitalizzato da una telecamera, telefonino, videocamera di sorveglianza è un ulteriore alimento per l'ombra, che cresce, cresce e diventa sempre meno controllabile con le nostre sole forze. In media, ogni essere umano deve sopportare 45 gigabyte di dati.Ma in Occidente è anche peggio. Quando da noi nasce un bambino, solo i filmetti che si girano in famiglia appoggiano su quelle tenere spallucce di neonato i primi 250 gigabyte di «ombra digitale». La ricerca non ne fa cenno, ma per molti la storia inizia ancora prima con i video delle ecografie che girano tra amici, magari via You-Tube, per stabilire somiglianze e impronte genetiche.

Per dare una rappresentazione ai dati digitali prodotti ora nel mondo si immagini che riempirebbero 12 pile di libri alte quanto la distanza tra la Terra e il Sole, (o una pila di libri alta come due volte la lunghezza dell'orbita terrestre) e si prevede che a questi ritmi di crescita, per il 2011, la pila coprirà due volte la distanza tra il Sole e Plutone, una cosa come 6 miliardi di km.Non esiste una Babele burocratica immaginabile dalla mente umana paragonabile al mostro impalpabile «universo digitale», miliardi di informazioni di cui la gran parte noi nemmeno si immagina di generare. Prendiamo un'azione banale come l'invio di un'email, che pesa 1 megabyte, se è priva di grossi allegati: è un peso digitale che sale immediatamente a 51 Megabyte, se è inviata a 4 persone.

L'aumento immediato di «ombra digitale» è, infatti, provocato dalle copie che, automaticamente, fanno del documento inviato sia i singoli pc degli utenti sia i server che gestiscono la posta. A loro volta i destinatari, poi, quando scaricano l'allegato, creano altri duplicati. ingigantendo così le «ombre digitali» dei loro ignari utenti.L'«ombra digitale», poi, non è detto che appesantisca unicamente la lecita aspirazione alla privatezza di ogni essere umano. Il suo impatto è reale anche nel mondo concreto: anche il consumo di energia cresce assieme al fantasma dei dati digitali. Mediamente un server rack, nel 2000, si limitava ad assorbire la potenza di 1 kW. Oggi ne consuma 10 e si lavora alla nuova generazione da 20 kW. Si stima che Google abbia un potere di fuoco di circa 450 mila server, macchine generatrici di «ombra digitale» che hanno bisogno di una potenza totale di 90 MW, equivalente a quella prodotta da una centrale termoelettrica.

Per paradosso la mole maggiore di questi dati, che poi formano l'«ombra digitale», è sempre meno gestita dall’individuo, ma dalle aziende: molte forniscono gratuitamente servizi allettanti come caselle di posta illimitate, spazi server per pubblicare e scambiare foto, filmati e meravigliosi gadget che ci tengono incollati come bambini alla stressa macchina che usiamo per lavorare.

Sarebbe giusto che cominciassimo a renderci conto che questo gioco ci fa sentire smisurati nelle nostre relazioni, ma presto ci impedirà di operare ogni forma di controllo su ciascun byte della nostra vita che affidiamo alla Rete, ma che ci ritroviamo automaticamente dietro alla schiena trasformato in inquieto spettro digitale. E’ una parte della nostra vita privata, che abbiamo fatto serenamente trapassare nell'aldilà digitale, ma forse senza la piena consapevolezza che qualcuno potrebbe, in ogni istante, metterci il naso senza chiederci il permesso.



sabato 21 giugno 2008

Informazione interstiziale


Ecco non poteva mancare oggi la notizia sull' Emergenza caldo, arriverà presto quella sulle vacanze degli italiani, le citta vuote, gli anziani strangozzati...Sono le notizie interstiziali, un genere giornalistico di cui nessuno ha mai avuto il coraggio di fare un' analisi approfondita. Prima che Link me ne desse l' opportunità...

***

Il calendario ha la sua scansione stagionale nell’ alternarsi di equinozi e solstizi, il tempo dell’ informazione televisiva scandisce il suo ritmo attraverso gli interstizi. A differenza della simmetrica regolarità che propone l’ anno solare solare, la cosmologia dell’ informazione interstiziale frammenta l’ anno televisivo in porzioni irregolari, imprevedibili ed indeterminabili.
A stabilire l’ entrata e l’ uscita dalle fasi dell’ infostitial sono circostanze che non hanno una spiegazione raffigurabile in modelli matematici, esse si determinano attraverso l’ irrazionale proporsi del ciclico attingere da una partitura comune, vale a dire quell’area dell’ archivio delle proposte di servizio che ogni editore chiama “Levitatis area”. In questa parte giace archiviato il codice che genera il così detto tempo dell’ “alleggerimento”.
E’ noto che il pianeta terra per mantenere il proprio ciclo vitale ha bisogno dell’ alternarsi di caldo-freddo, notte-giorno, sole-acqua intese come circostanze dosate dalle diverse posizioni che il globo terracqueo assume in occasione di equinozi e solstizi. Alla stessa maniera il globo simbolico che campeggia nella sigla di ogni telegiornale può mantenere il suo asse d’ equilibrio, nell’ angolazione definita dall’ editore-demiurgo, apponendo continue correzioni alla crudezza del flusso del racconto quotidiano con l’ additivo di notizie del genere interstiziale.
Il ritmo degli interstizi corrobora gli umani sul fatto che l’ universo della riproduzione fittizia del reale si mantenga in vita, ma pure che continui così a certificare la realtà del loro mondo.
Nella ricorrenza degli interstizi l’ umano avverte un profondo e diffuso senso di “pietas” nei confronti delle fragilità della propria natura, inoltre è un’ azione necessaria per rivestire gli dei che abitano i telegiornali di una dimensione familiare all’ esperienza degli uomini, quasi una loro discesa tra le miserie del mondo camuffati da esseri umani piuttosto che nel loro aspetto ufficiale di divinità che assicurano il transito del mondo visibile: dallo stato concreto a quello pixellico, attraverso la porta del monitor.
Il giornalista si traveste da uomo per confortare il suo pubblico, ciò rappresenta l’atto di generosità compassionevole propria degli esseri superiori, quelli che, per la natura del loro ufficio, preferiscono tenere la loro identità di solito celata dietro alla luminosa immagine che loro conferisce il set della lettura del telegiornale. Dai loro templi comunque passa la decodifica di ogni complessità dell’ universo e la sua ricomposizione in forme comprensibili all’ angustia della mente umana, a conferma del dogma: “Fino a che esisteranno i telegiornali esisterà il mondo!” A seguito di quest’atto di fede da ogni casa si celebra la ricorrente liturgia del mantenimento del tempo quotidiano seguendo religiosamente il sermone del telegiornale.
Le macchine che riproducono il mondo non fanno distinzione di genere, guardano scopiazzano frullano e risputano. Chissà perché ancora ci si intestardisce a cercare la tracce di quello che fu il reale nel fantasmagorico universo sbullonato che, giorno dopo giorno, mette assieme la televisione facendosi supportare dai suoi più giovani derivati. In ogni caso per pura necessità espositiva azzardiamo una sommaria classificazione delle più note categorie dell’ infostitial.
MEDIUM INFOSTITIAL
Nella scelta delle news interstiziali è di recente consuetudine attingere alla celebrazione dei nuovi media. La ripresa della videata web è un bell’ esercizio di stile quando un telegiornale vuol sembrare moderno e non ha immagini per provare un evento. Ecco quindi la formula: “Rivendicato in un sito Internet!” Che in realtà non è una notizia, ma riesce a far mettere in fila le poche righe d’ agenzia a margine di un attentato di matrice islamica. Naturalmente il filone “Cyberterrorista” ha varie sfumature e sottogeneri; il più abusato è quello che sottotitola la pagina web scritta in arabo, basta una a caso tanto chi capisce…
Segue con successo il sottofilone “Youtubista” che prevede un lancio rigorosamente legato alla formula inprescindibile: “nuovo episodio di violenza (ma anche: bullismo-intolleranza-discriminazione-omofobia- pedo pornografia ecc) Qui la pappa è già quasi pronta, basta far sguarducchiare il web video fatto con il cellulare che praticamente è una macchia di colore sfocata a cui si sovrappone il salutare pixellaggio per mascherare soggetti deboli, minori, privacy ecc ecc. Lo scenario più fosco è quello legato alla pedopornografia e turismo sessuale, qui per ovvi motivi si vede solo una mano che scrive sulla tastiera e al massimo la parte alta del browser dove si sta componendo l’ indirizzo scellerato. Per una fugace stagione il mondo tridimensionale interattivo ha costituito materia di cyber-non-notizia, comprensiva di tutte le macrocategorie gia consumate per internet come: sesso, violenza, truffe, terrorismo, ma aggiungendone una legata alla novità dell’ argomento, vedi ad esempio ente pubblico, personaggio, marchio commerciale ecc…unito al titolo, il risultato è spesso un ossimoro: “Sbarca per la prima volta su Second Life”
HABITUS INFOSTITIAL
Un’ appuntamento ricorrente legato ai cambi di stagione: si articola in due generi totalmente antitetici e inconciliabili. Il primo è quello dei desideri impossibili, quindi cronaca delle sfilate di moda. Abiti che mai nessuna tele spettatrice mai indosserà e di cui forse qualche scampoletto sarà elargito come omaggio alla impavida cronista che lo ha gentilmente presentato. Il secondo è il via libera che si dà ai disgraziati per lanciarsi alla rincorsa dei saldi stagionali. Entrambi i filoni permettono ardite derive in vari sottogeneri, potremo sintetizzarli in due fondamentali “dietro le quinte”. Riguardo al pret a porter l’ approfondimento al servizio selle sfilate è l’ intervista stesa sul tappeto di preghiera allo stilista nella sua “maison”. Per il genere “vorrei, ma non posso” invece l’ intervista è al solito rappresentante dei consumatori che mette in guardia sulle bidonatore che nasconde il prezzo troppo basso. Costui indossa sempre la solita giacchetta marrone di velluto che ogni anno riappare tra i saldi in ogni vetrina d’ Italia.
TEMPUS INFOSTITIAL
L’ alternarsi climatico nelle sue ricorrenti irregolarità continua a fare notizia. Piogge torrenziali, nevicate sull’ autostrada. grandine (con chicconi giganti tenuti in mano e riprese delle auto ammaccate) si alternano a torrenti prosciugati, zoom lento su arboscelli rinsecchiti, canicola metropolitana. I frutti della terra sono, a seconda dei casi mostrati fradici e devastati o asfittici e atrofizzati. Naturalmente la fase successiva è quella degli ecodisastri naturali (il racconto di quelli per responsabilità umana richiedono maggiori cautele….).
Via libera dunque alle inondazioni, con riprese di signori e signore con gli stinchi a mollo, meglio ancora se si ruba qualche immagine struggente come bambola che galleggia macabra o gattino arrampicato sull’ albero. Funzionale anche il cittadino che svuota la cantina a secchiate, rende il senso del disagio.
Al contrario, la particolare mania criminal incendiaria di vaste popolazioni italiane fornisce notevoli spunti per approfondimenti estivi. Non serve anche qui sforzarsi, le coordinate sono i chilometri di bosco bruciati, tristemente spesso anche il ricordo attraverso i parenti stretti delle vittime di questi atti delinquenziali, l’ intervista allo psicologo che definisce il quadro patologico del piromane (forse da piccolo non lo facevano giocare con i fiammiferi) come se realmente chi brucia boschi per estorsione o speculazione fosse curabile con un po’ di psicoterapia.
SALUS INFOSTITIAL
Il filone interstiziale del cosiddetto “memento mori” è sicuramente il più profondamente spirituale. L’ uomo deve ricordarsi che è fatto di carne deteriorabile e quindi ogni possibile mutazione di quella carne va puntigliosamente certificata nell’ interstizio medico sciamanico. Molto attuale il filone “priapico” che descrive patologie erettili, ma ne fornisce immediata farmacopea o soluzione tecno idraulica. Anche l’ estro femminile viene rappresentato statisticamente attraverso sondaggi e rilevamenti d’ opinione. Le mappe del desiderio si sviluppano in accurati data base che ne mostrano le flessioni attraverso il territorio, le classi sociali, le fasce d’ età. Si propongono posizioni, creme cataplasmi supposte. Si suggeriscono viaggi, massaggi, estasi e penitenze. Testimonial classiche sono presenzialiste da talk show, sempre spendibili in eterno come sacerdotesse del piacere avendo loro superato, di ampia misura, la percentuale media di carne. Il trionfo del parere erotico di un composto di materia organica in gran parte sostituita con immortale e lussurioso polimero.
OTIUM et CIBUS INFOSTITIAL
Una lettura gergale di questo genere di news condensa il settore ricco e variegato nella frase: “per quelli che non hanno da fare un cazzo.” In realtà in forma mascherata questo infostitial nasconde un vasto mercato sotterraneo di piccole promozioni, segnalazioni camuffate, pubblicità sotto forma di consigli. Le parole chiave sono benessere, relax, sogno, giovinezza, bellezza, almeno nel genere “visita alla beauty farm” (ma anche centro termale, agriturismo, scuola di pensiero, atelier di maestro/di vita) E’ poco utile a chi guarda, ma indispensabile per passare a scrocco qualche settimana in ammollo balsamico per redattori di fascia alta e direttori. La parte culinaria è annessa e comprende l’ esaltazione di specialità regionali, agiografie di personaggi famosi ai fornelli o a tavola. Segue naturalmente l’ esercito dei dietologi e suggeritori alimentari, questi appaiono in catartici sermoni dopo le feste comandate connotate da particolari abitudini alla crapula e prima delle vacanze, tanto per far vendere qualche pillolina drenante o costume da bagno.
ABSURDA sed SCIENTIA INFOSTITIAL
Difficile distinguere la separazione tra leggendario e scientifico, ma è un genere infostiziale che giganteggia sempre sulla realtà di ogni fatto, sia esso tratto dalla cronaca nera che dalla divulgazione scientifica. Si va da particolari sul dna di un assassino trovato nelle parti intime della sua vittima a rivelazioni catastrofistiche su clonazioni chimeriche. L’ evoluzione della specie, il futuro del pianeta si alternano al super ratto alla zanzara indistruttibile alle minacce chimico batteriologiche ai disastri ecologici. Passando per persone mummificate trovate in casa davanti alla tv accesa a mummie ancora intatte dopo lunghi periodi di sepoltura. Divertenti e innocue le invenzioni bizzarre, quando non sconfinano nella tecnologia consumer…In questo caso l’ infostitial diventa marchetta, rischio che si corre nelle interviste a medici primari, scienziati, chimici farmaceutici ecc ecc
FRAGMENTA INFOSTITIAL
Qui velocemente si addensano le appendici “leggere” a notizie che hanno particolare riverbero in un determinato periodo. E’ il secondo pezzo per eccellenza, quello che segue la parte hard del giornale. Per esempio in occasione di voto c’è immancabile l’apertura dei seggi, l’ affluenza e la chiusura con passaggi su cabine, mano che infilano la scheda nell’ urna, personaggi noti e istituzionali al voto. Intervista a ritardatari, impossibilitati ecc.
Giganteggiano poi le appendici e le premesse al capodanno: Attenzione ai botti, cosa mangeranno gli italiani, dove andranno gli italiani, i poveri barboni che stanno per strada. Segue il capodanno anticipato per il fuso orario, il discorso del presidente, la conta delle mani mozzate ecc
Vale lo stesso più o meno per il Natale: panettoni, capponi, arredi, accessori. Poveri, benefattori, storie edificanti, la guerra nel mondo, dove non si festeggia il Natale sotto alle bombe (pestilenze, malvagità, tristezze, inondazioni ecc)
Ultimamente vanno molto le vicende private dei capi di stato (solo stranieri naturalmente. Anche il Papa dei cattolici è un genere infostiziale molto ricorrente. Non nelle dichiarazioni ufficiali e liturgiche, ma nell’ aneddotica delle sue vacanze, hobby, letture, incontri ufficiali, vestiti, dichiarazioni su vicende relative alla politica, il costume, le abitudini sessuali, gastronomiche ludiche. Particolare attenzione a giudizi che attengono alla pagina cultura e spettacoli.

mercoledì 18 giugno 2008

Amputazione epocale alla maturità

«Comunicare le emozioni: un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o un'e-mail. Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni e acronimi in maniera veloce e funzionale»

Questa è la traccia del tema di maturità di tipologia d, cultura generale. Parla chiaramente di protesi emozionali, anche se ancora la lettura ufficiale più condivisa sarà quella, pur interessante, di Armando Torno

Non sono solo le abbreviazioni, gli acronimi, la sintesi cyberpoetica, il linguaggio mutato rispetto alla scrittura tradizionale che fanno la novità. Piuttosto è l' amplificatore sintetico dell' emozione a segnare la differenza. E' un problema molto più legato alla percezione di un arto fantasma, qualcosa che sembra esserci stato strappato. Sentiamo un vuoto nel territorio organico che dovrebbe farci percepire profondamente il nostro interlocutore delocalizzato.

La scuola italiana avverte il peso di un' amputazione epocale tra gli adolescenti che ha sotto osservazione, ma ancora immagina che l'uso di apparati di riproduzione del reale integrati alla telefonia e connessi al web sia una sorta di perversa mania, sintomo di un disagio capace unicamente ad esprimersi con fenomeni di devianza come il cyberbullismo, ma ancora non ammette sinceramente che l' uso delle nuove tecnologie individuali interattive non rappresenta un' eccezione, ma è la prassi più diffusa per allacciare e mantenere connessioni che ricordino le vecchie relazioni.

Il nuovo utensile di cui ci siamo dotati collettivamente rimedia a una menomazione a cui semplicemente si supplisce con agili e funzionali protesi emozionali. L' esoscheletro sensoriale ancora dovrà faticare per essere omologato tra le possibilità socialmente accettate di sentirsi vicino un altro essere umano.




giovedì 12 giugno 2008

Una pattumiera di simboli

Un sacchetto di pattume bello colmo su ogni sedile del treno come fosse un gadget di benvenuto...Chi su quel sedile aveva pagato per sedersi avrà forse immaginato uno scherzo pessimo, ma si trattava invece di una dimostrazione dei lavoratori di alcune ditte di pulizie che da un mese non erano stati pagati. Così con una vera botta di fantasia gli spazzini dei treni hanno trasformato la loro stessa spazzatura in uno slogan politico.

La lotta sindacale sulla buccia del melone fradicio e della lisca di pesce marcio non ha trovato solidarietà nei passeggeri dell'Intercity 582 delle 6:25, in viaggio da Napoli a Milano, quando questa mattina sul treno hanno trovato realizzato il peggior incubo di ogni viaggiatore ferroviario, ma allo stesso tempo la rappresentazione concreta della più logorata delle metafore: il treno si era trasformato in un immondezzaio. Qualcuno aveva convertito il più puzzolente simbolo della vergogna nazionale in un messaggio minatorio al proprio datore di lavoro, disponendo sulle poltrone prenotate sacchetti di pattume come liquamoso "segnaposto".

Il viaggio dei passeggeri ignari della protesta sindacale in corso, è andato avanti in fetida immersione fino a Bologna dove solo sul far delle 12.50 gli angeli delle idropulitrici hanno restituito dignità umana ai disgraziati.

Resta però evidente il tracimare del pattume a elemento simbolico, in totale controtendenza rispetto al tabù che fin’ora pare aver rappresentato per i napoletani in genere. Al tempo del colera ci fu chi compose canzoni sul vibrione e comunque su quel flagello si riuscì anche a ironizzare, ma sul pattume no.

Il blob della spazzatura è una piaga talmente concreta e percepibile nella sua sgradevolezza con tutti i sensi all’ unisono, che la voglia di scherzarci sopra sembra soffocata in partenza dai miasmi che questa sembra esalare anche dalle foto sui giornali.

Questa invasione di ultracorpi però è quanto mai suggestiva fino a rischiare di diventare un brand, sembra quasi che il sacchetto grigio si stia avviando ad essere un contrassegno potente della contemporaneità. Assoluto non oggetto nella sua indifferente pellicola eterna.

Grigia uguale ovunque la si veda, allo stesso tempo grigia membrana di un essere alieno al cui interno potrebbe pullulare qualunque cosa. L’ umido pattume che indica il residuo quotidiano del processo vitale di una società è fonte di impensabili rapporti tra chi lo produce, il suo potere d’ acquisto, le sue passioni le sue abiezioni.



lunedì 19 maggio 2008

Macchine edili per ristrutturazioni carnali

In esposizione a Roma il più vasto concentrato di macchine edili per ristrutturazione corporea, quasi sembra che lo spirito inquieto del dottor Faust si aggiri felpato nel suo laboratorio per ritrovare la giovinezza. Il pretesto è stato il congresso nazionale della società italiana di medicina estetica, ma in realtà sono state presentate tutte le più mirabolanti promesse di avvicinamento all’eternità che la scienza di Mefistofele abbia al momento messo a punto.
Nei saloni dell’ Hilton sono state creati centinaia di isolotti dove sono esposte le più incredibili macchine di ringiovanimento e modifica della carne umana che si possa immaginare, nemmeno la fantasia del più estremo romanziere cyberpunk avrebbe potuto concepire un così vasto campionario di robot che vellicano, scartavetrano, succhiano, infiltrano, liposuggono i corpi degli esseri umani che si abbandonano al loro freddo abbraccio.
Un’officina straordinaria il cui scopo è la manutenzione dei nostri tessuti e epidermide, il visitatore l’attraversa sentendosi in colpa per non aver pensato prima a godere di quei miracoli di metallo e microchip. La piattaforma a sette teste (che possono diventare nove) sembra un’ Idra mitologica. Combina sinergicamente la radiofrequenza bipolare con il laser, la luce pulsata e gli infrarossi, naturalmente a seconda del caso da trattare. Le foto esposte fanno capire che è capace di trasformare in pelle di pesca il più deturpato rugoso e brufoloso dei soggetti. Anche però capace di sbarbare, smacchiare, tonificare ecc ecc. Il suo rappresentante è un robusto cinquantenne siciliano che vanta di essersi sottoposto come cavia a tutti i trattamenti che può somministrare quella meraviglia tentacolare che si agita al suo fianco: “Guardi qui vede macchie?” e mi mostra il dorso della manona abbronzata, confrontandolo con una foto della medesima in precedenza maculata. Vorrebbe che io provassi su di me la luce pulsata, ma se voglio posso anche ridurre le maniglie dell’ amore, mi mostra anche in questo caso la foto del suo peloso giro vita prima della cura: “Preferisce l’epilazione? Se Vuole una prova facciamo qui subito…” Una volta convinto che mi terrò addosso tutta la mia decadenza il tipo apre una valigetta e mi mostra i trattamenti “particolari”.
Non avrei veramente immaginato che fosse così diffuso il Radiofrequency Vaginal Rejuvenation. Per convincermi dell’ efficacia tira fuori anche lì le foto del prima e dopo la cura, nella galleria di pudenda c’è la prova della magico potere dell’ applicatore ST, che assicura un deciso miglioramento dell’ aspetto delle grandi labbra vaginali in temini di texture e lassità: “ Un centro qui di Roma lo usa costantemente su 18 pazienti- mi assicura il venditore- veramente 12 sono pornostar, ma le altre avevano avuto dei parti particolarmente traumatici.”
Passo allo stand della stiratrice automatica liscia chiappe, almeno questo a me sembra, ma chi la rappresenta non è d’ accordo: “Se scrive così la vengo ad aspettare sotto casa!” Mi appoggia su un braccio una specie di bocca robotica che vedevo muoversi da sola avanti e indietro sulla natica di una volontaria stesa sull’ asse da stiro, mi sento risucchiare come da una super ventosa : “Sente che roba? 1180 microaspirazioni al decimetro quadrato, tutto grazie al vacuum con rulli microforati…” Fuggo seguendo la folla delle dottoresse e estetiste. Sono tutte tiratissime e su tacchi trampoleschi. Chi ha scelto la missione del rifacimento corporeo dei propri pazienti deve chiaramente dimostrare su di sè la propria perizia clinica.
Chiedo al rappresentante di simil tette quanto possa resistere l’ elastomero di silicone dell’ involucro, una volta defunto l’umano in cui l’ avevano innestato: “Un materiale praticamente eterno -risponde senza scomporsi- non si deteriora per agenti atmosferici o processi di degenerazione organica.” Insomma mi fa capire che le riesumazioni cimiteriali, tra qualche decennio, richiederanno raccolta differenziata tra ossa e palloncini di silicone.Una luce azzurrina avvolge una bella ragazza che sottopone il pancino arrotondato allo sgretolatore di lipociti. Un moschettiere dai lunghi capelli grigi impugna una pistola da guerre stellari e comincia la lezione sulle microbolle cavitazionali che, una volta dentro quel guanciale di venere, implodono e schizzano gas organico: “ E’ un bombardamento ad altissima atmosfera contro le pareti degli adipociti.
Mi giro e sto per urlare verso quell’ alieno dalla faccia blu che mi guarda, ma è solo una signora di Pescara che ha indossato per prova la “beauty mask for hot and cold therapy” Una maschera di speciale lamina trasparente ripiena di gel bluastro che permette applicazioni calde o fredde per prevenire le rughe e ridurre il gonfiore degli occhi, ma per fortuna hanno fatto la bocca che sorride, si spera che almeno questo faciliti la socializzazione durante la terapia.

(da La Stampa 18 MAGGIO 2008)
vedi anche: PROGETTI IN CARNE

mercoledì 14 maggio 2008

Passatempi condominial spionistici

Quattro click sono sufficienti per avere tutte le informazioni di base su uno sconosciuto, questo è esattamente quello che occorre a un comune mortale per avere in mano la vita di un suo simile. Abbiamo tutti ben presente il passatempo condominial spionistico che ha appassionato gli italiani al tempo delle dichiarazioni dei redditi on line. La corsa al 730 dei propri conoscenti, vip o semplici mortali, ha improvvisamente fatto superare il digital divide a un numero impressionante di persone. Erano quelli che non sapevano nemmeno accendere un computer, ma improvvisamente si sono trasformati in consumati frequentatori del peer to peer, anche solo per riuscire ad ottenere il file con la prova che i parenti antipatici piangono miseria e sguazzano nei soldi. E se tutti questi ci avessero preso gusto? Se avessero ancora voglia di usare la rete come mirabolante rivelatore dei fatti altrui? Bene, prima che ci arrivino da soli ipotizziamo quali danni potrebbero fare, almeno saremo preparati.
A chiunque può capitare di incrociare per strada l’ automobile dei propri sogni, purtroppo guidata da un altro essere umano, un personaggio sconosciuto che all’ istante potrebbe diventare il potenziale bersaglio della nostra invidia. Ebbene il primo dato che il rosicone cyber convertito dovrà procurarsi è l’ identità della sua vittima. Non è assolutamente difficile, basta segnarsi il numero di targa, anzi se si vuol essere sicuri sarà meglio fare una foto al volo con il videofonino, magari con calma si potrebbero scoprire particolari utili per farsi i fatti suoi.
Primo click sul sito http://www.aci.it/. Qui ci viene spiegato che il Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.) contiene tutte le informazioni relative alle vicende giuridico patrimoniali dei veicoli soggetti ad iscrizione. Si ricorda che chiunque può conoscere la situazione giuridico-amministrativa attuale di un veicolo (compreso l'intestatario), sulla base del numero di targa, chiedendo una "visura" per targa, informazione che può essere ottenuta anche da casa con il servizio VisureNet. Comporta un costo pari a: Euro 5,62 pagabili con carta di credito. Naturalmente il richiedente lascia una sua traccia nel sistema, ma se è un’ operazione legale perché preoccuparsi? Ora lo sconosciuto ha un nome un cognome, un indirizzo, data e luogo di nascita. Per semplicità lo chiameremo M.R, ma non vogliamo il suo numero di telefono fisso? Oggi conta poco, ma fare un tentativo su non costa nulla.
Secondo click su http://www.paginebianche.it/. Guarda guarda, oltre al telefono di M.R.c’è la mappa interattiva che ci porta dritti a casa sua, ma non ci basta l’indirizzo, a questo punto di M.R. vogliamo vedere anche la casa. Sappiamo tutto sulla sua automobile, perché non vedere come si tratta anche nel patrimonio immobiliare? Ci servono immagini satellitari dettagliate di casa sua.
Terzo click doveroso quindi su http://earth.google.com/. Occorre scaricare la nuova versione 4.3 del software che promette, tra l’ atro, viste dall'alba al tramonto con la funzione “Sunlight”, immagini satellitari, mappe, terreni, edifici 3D che è possibile salvare e condividerle con altri utenti. Potrebbe anche costare un po’, ma lo spione dilettante non bada a spese per il suo passatempo preferito. Ora in teoria possibile scaricarsi foto molto dettagliate della casa della nostra vittima e fargli finalmente i conti in tasca.
La dichiarazione dei redditi del misero M.R., nonostante i veti, è ormai cosa pubblica. Non è più un problema trovare in rete il mitologico file compresso
“Redditi_2005_Rev.004_OuTLaW.zip”.
Facciamo il download della “full version” e stiamo a posto. Ora ci si può sbizzarrire a fare ipotesi e congetture se con il reddito che ha dichiarato M.R. potrebbe veramente permettersi quella casa e quell’ auto.Per malignare si trovano sempre spunti, ma non basta ancora, vogliamo fare anche un’incursione nel suo privato: cominciamo scandagliare i social network…Eccolo trovato, è fatta. Ora chiediamo la friendship e lo freghiamo.
Quarto click finale su http://www.facebook.com/. Siamo diventati suoi amici, e possiamo scartabellare tra le sue foto, i suoi video, alimentare discussioni sulla sua bacheca, incrociare dati sui i suoi amici. Il sistema allerta il gruppo sui reciproci compleanni e ci permette di fare statistiche sulle “tracce” che ognuno lascia ogni giorno nel network. Forse ci perderemo un po’ di tempo, ma se abbiamo pazienza è facile tracciare le sue abitudini quotidiane, sbirciare nella parte del suo privato che avrà voluto rendere pubblica per i suoi amici, Spesso non è poca cosa: vacanze, feste in famiglia, rimpatriate tra ex compagni di scuola. Più dati abbiamo sui suoi frequentatori virtuali più ci avviciniamo a quelli che per lui contano nella vita concreta. Ci siamo…MR fa gli auguri di compleanno a una sua amica molto fascinosa. E’ A.N. che si dice sigle specializzata in architettura d'interni, musica, amicizia, relazioni. “M'interessa interagire e vedere cosa ne esce fuori.” La passiamo ai quattro click, M.R. e A.N. non abitano distante, e quando possono chattano volentieri assieme, nulla di male certamente, ma sono assidui. Ci prendiamo un ultimo sfizio, ingrandiamo la foto di M.R. alla guida fatta con il cellulare all’ inizio dell’ avventura, ha una donna accanto, confrontiamo la foto con quella di A.N.. E’ lei ? Volendo possiamo anche telefonare…La caccia continua.

martedì 22 aprile 2008

AVATAR MAL RIUSCITO

Sono stati denunciati centri di somministrazione di sostanze deformanti per umani, anche se è difficile pensare che qualcuno paghi per ottenere risultati del genere. E' difficile prevedere quale possa essere la prossima deriva dell' estetica corporea. Cosa è accaduto all' umano civilizzato perchè tornasse a così cruente pratiche di modificazione corporea. Scarnificazioni rituali, innesti sottocutanei, tatuaggi, labbra a piattello, deformazione ossea...Per lo meno illudevano di essere prove necessarie per un passaggio di stato, ma l' esplosione della mina botulinica in faccia a tante signore...e signori non porta da nessuna parte...eppur lo fanno


martedì 25 marzo 2008

Tv a pedali

Forse la tv continuerà ad atrofizzarvi il cervello, ma se per guardare un’ ora di tv dovrete pedalare per altrettanto tempo almeno se ne gioverà il fisico. Nasce così la tv a pedali, qualcuno ha veramente valutato che potreste avere una televisione migliore se l’ apparecchio sarà alimentato pedalando.
Forse sarà stato bello illudersi sul meraviglioso futuro della tv digitale polimediale e interattiva, ma senza prenderci in giro alla fine abbiamo abbastanza capito che, in attesa di nuovi format, dentro quei mostri ipertecnologici, i cervelli creativi faranno ancora girare le vecchie puntate di Studio1 e il Dada Umpa delle Gemelle Kessler.
Tanto vale quindi affidare la speranza di nuove suggestioni per il tempo libero all’ arcaico potere muscolare. Questa parrebbe essere la filosofia che ha dato vita all’ invenzione degli studenti della 4f del liceo scientifico tecnologico Vallauri di Roma. Guidati dal loro professore hanno progettato una “rivoluzionaria” tv a pedali; per il loro progetto già in questi giorni sono stati premiati a un concorso sulla mobilità sostenibile, organizzato dall’ H2Roma, ora aspettano solo di chiudere con uno sponsor per realizzare il prototipo fisico e metterlo in produzione.
La tv a pedali di avveniristico design potrebbe apparire a un primo colpo d’ occhio come l’ evoluzione di una cyclette, ma in realtà il progetto non si limita semplicmente a un televisiore alimentato da una dinamo a pedali, interessante è il nuovo punto di vista che acquisterebbe il telepedalante.
In sintesi il training sulla tv a pedali indurrebbe l’ abbonato in prima fila al seguente ragionamento: “Se per far funzionare la tv devo faticare così tanto, quando la guardo pretendo programmi che mi diano soddisfazione!” Questa “rieducazione” passerebbe attraverso un procedimento di trasformazione dell’ energia dei polpacci in energia elettrica e quindi in una maggiore responsabilità critica verso il prodotto televisivo.
“Abbiamo tenuto conto sia dell’aspetto energetico quanto di quello culturale comportamentale- dice l’ architetto Oscar Santilli, il docente che ha seguito il progetto- abbiamo visto che i giovani abusano sia della tv che delle loro energie fisiche quindi abbiamo pensato di armonizzre questi due eccessi.“
Il principio della telecyclette un po’ ricorda quelle vecchie biciclette a dinamo che, in tempo di guerre passate, venivano usate per alimentare la lampadina dei rifugi antiaerei, ma il prof Santilli spiega che la vera innovazione sta nell’ utilizzo non sincronico dell’ energia prodotta pedalando. La vera svolta nel progetto è stata quando hanno pensato che fosse più utile che l’ energia elettrica, sudata pigiando sui pedali, fosse ceduta alla rete: “ Era inutile pensare ad utilizzare accumulatori o pile che danno problemi nel tempo, meglio costruire un sistema per cui chi usa la tv a pedali accumula un credito energetico, poi tramite un contatore che memorizza la quantità di energia prodotta può ricaricare ogni volta il credito accumulato su una scheda sim personale.”
Naturalmente perché il sistema funzioni occorre uno scenario normativo, o per lo meno un accordo condiviso, che prescriva di guardare la TV utilizzando esclusivamente l’energia elettrica prodotta dalla trasformazione dell’energia meccanica delle pedalate. Solo pedalando il telespettatore potrà vedere la televisione, grazie all’energia che potrà spendere a suo piacimento inserendo la memory card nel televisore, solo così sarà possibile tenerlo acceso per la durata del programma che si sarà guadagnato con il sudore della frontre.”
Insomma se l’ uso della tv a pedali verrà inteso come un esercizio, oltre che del fisico, anche della capacità di condizionare attivamente i palinsesti televisivi i vantaggi potrebbero essere sia individuali che collettivi. “L’energia fotovoltaica ceduta viene pagata circa 2,5 volte il prezzo di quella consumata-conclude Santilli-sono stati finanziati i decoder digitali perché non si può finanziare la tv a pedali?” Sulle utopie è progredita l’ umanità, ma su quest’ ultimo punto però l’ ottimismo degli inventori sembra veramente rischiare la crudezza della delusione.